Viterbo – “Nessun problema a cedere il logo di San Pellegrino in fiore. La manifestazione è un’occasione che la città non può perdere”. Armando Malé è il patron e il detentore del logo San Pellegrino in fiore. Un evento nato a Viterbo nel 1987 e, con il nome ideato da Malé, chiuso nel 2020. Con l’inizio della pandemia. Malé è stato infermiere professionale all’ospedale vecchio per 43 anni. Adesso è in pensione. “Sono cresciuto a San Pellegrino – ha detto – e sognavo la manifestazione già da piccolo, quando vedevo le persone che addobbavano il quartiere con i fiori. Un sogno che sono riuscito a realizzare. Ma adesso non ce la faccio più”.
Nei giorni scorsi l’assessore comunale allo sviluppo economico Silvio Franco ha annunciato che la manifestazione Viterbo in fiore non si sarebbe più fatta per mancanza di tempo e soldi. Subito dopo oltre 20 organizzazioni, più ristoratori e B&b, hanno a loro messo in campo un nuovo evento, sempre dedicato ai fiori e sempre nel centro storico: San Pellegrino in F…a.
Armando Malé
Che ne pensa delle dichiarazioni dell’assessore allo sviluppo economico del comune di Viterbo, Silvio Franco, che Viterbo in fiore non si farà, almeno per quest’anno?
“Io sono fuori dall’inizio del Covid. Abbiamo chiuso l’ente. Attualmente non ho più nulla a che fare con niente. Penso comunque che la manifestazione, San Pellegrino in fiore, che io ho creato e ideato nel 1987, portandola avanti per oltre 30 anni, sia un’occasione che non va persa, perché porta tanto turismo e ha potenzialità enormi. Per il resto, è fondamentale che tutti si diano da fare. Se poi, personalmente, posso essere utile a qualcosa, mi chiamassero e mi facessero sapere”.
In che modo può tornare utile alla manifestazione?
“Per dare consigli, spiegare come ho lavorato, come sono riuscito a creare l’evento, come organizzarsi con i vivaisti. Posso tornare utile per mille cose. Io a San Pellegrino in fiore ci lavoravo tutto l’anno. Non è una manifestazione che si può inventare in un mese”.
Resta comunque la questione della proprietà del logo San Pellegrino in fiore…
“Sì, quello è ancora mio. Ma se me lo chiedono non ho problemi a concederglielo. Anche perché se la manifestazione continua fa piacere a tutta la città. Dopodiché continuerebbe un evento che io stesso ho creato”.
Non avrebbe problemi a cederlo al comune?
“Anche, non c’è problema. L’importante è che la manifestazione vada avanti”.
Anche a San Pellegrino in F…a, cioè all’insieme di organizzazioni, ristoranti e B&b che hanno da poco proposto un nuovo evento dedicato ai fiori sempre nel centro storico di Viterbo?
“Sono disponibile affinché il logo possa proseguire nel tempo per il semplice fatto che porta avanti la storia della manifestazione”.
San Pellegrino in fiore – 2019
Quali sono stati i problemi che nel 2020 l’hanno spinta a ritirarsi dalla scena?
“Innanzitutto la difficoltà di reperire denaro. Negli anni i prezzi sono aumentati, mentre i finanziamenti stanziati erano sempre gli stessi. Poi è intervenuto il piano di sicurezza che negli anni precedenti non c’era. E anche questo aveva un costo. Insomma, non riuscivamo più a rientrare bene con le spese. Dopodiché è arrivato il Covid e con l’occasione abbiamo chiuso. Spero comunque che qualcuno in futuro possa continuare questa storia”.
Cosa significherebbe per Viterbo fare San Pellegrino in fiore?
“Significa dare qualità alla città, abbellendo la zona medievale. Poi attira centinaia di migliaia di turisti perché ormai era diventata una manifestazione conosciuta in tutto il mondo”.
Non farla invece?
“Significa perdere tutto questo che ho appena detto. Poi, col tempo, la gente si dimentica. Anche di una città dove c’era una bella manifestazione di livello internazionale. Questo comporterebbe pure una diminuzione del turismo. Sarebbe come ritornare agli anni ’80 quando a San Pellegrino non c’era nessuno, neanche bar e ristoranti che prima non c’erano”.
Daniele Camilli
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