Viterbo – (sil.co.) È morto all’età di 100 anni, compiuti lo scorso 30 ottobre, Sergio D’Angelo, l’uomo che ha salvato Il dottor Zivago. Non ci saranno cerimonie religiose, ha fatto sapere all’Ansa la figlia Francesca.
Sergio D’Angelo, l’uomo che salvò Il dottor Zivago
Si è spento nella sua casa di San Martino al Cimino l’uomo che ha fatto conoscere al mondo il capolavoro di Boris Pasternak, Il dottor Zivago. Censurato in Unione Sovietica perché contrario ai diktat del regime, il libro uscì per Feltrinelli nel 1957.
Sergio D’Angelo, nato a Roma nel 1922, è il giornalista cui affidò il suo romanzo Pasternak che, fortemente pressato dal regime sovietico, provò a fare un passo indietro, con Feltrinelli che ignorò i suoi ripensamenti.
Il romanzo fu pubblicato nella traduzione italiana nel 1957.
Nel novembre dell’anno prima proprio D’Angelo lo aveva portato fuori dall’Unione Sovietica. Di nascosto, per permettere allo scrittore di superare la censura che gli aveva visto rifiutare il libro che non nascondeva le critiche verso il comunismo.
Giangiacomo Feltrinelli per questo fu radiato dal Pci. Pasternak fu espulso dall’unione degli scrittori
Ma il libro iniziò la strada di un successo straordinario consacrato poi anche dai cinque Oscar vinti dal film che ne fu tratto nel 1965.
D’Angelo negli anni Cinquanta andò a lavorare come giornalista a Radio Mosca e lì portò tutta la sua famiglia, la moglie Giulietta e i due figli.
Uomo molto brillante, spiritoso, considerava l’avventura di Pasternak e Feltrinelli “l’avventura della sua vita e ne aveva sempre parlato tutta la vita”, aveva spiegato la figlia Francesca in occasione del centenario.
Dopo i fatti in Ungheria si era allontanato dal Partito comunista. Con Pasternak era nato un vero rapporto d’amicizia, in nome del quale lo scrittore decise di affidargli il manoscritto raccomandandogli di farlo conoscere al mondo.
“Questo è Il Dottor Živago – disse Pasternak a Sergio D’Angelo – che faccia il giro del mondo”. Per poi aggiungere, dopo avergli consegnato il dattiloscritto: “Fin d’ora, siete tutti invitati alla mia fucilazione”.
Era il 20 maggio 1956. Quel pomeriggio fu accesa la scintilla che divampò in un caso letterario internazionale, destinato a coinvolgere il Pcus e i partiti comunisti di mezza Europa.
Sergio d’Angelo ha passato tre anni sotto le armi (anche unendosi volontario al Corpo italiano di liberazione) e, poiché dopo il congedo non gli sono arrivate promozioni, presumeva di essere uno dei sottotenenti con maggiore anzianità d’Italia.
Direttore editoriale e giornalista, in quest’ultima veste ha girato (talvolta avventurosamente) buona parte del mondo, fermandosi circa due anni in Unione Sovietica. Molto più a lungo ha soggiornato negli Stati Uniti.
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