Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Mi piace ricordare Enrico Picchiarelli per quello che è stato, tra la fine degli anni Novanta ed i primi anni Duemila, anche per la federazione viterbese di Rifondazione.
Enrico era l’avvocato, quello a cui rivolgersi per ogni problema, piccolo o grande che fosse, per ogni vertenza, collettiva o individuale.
Sempre disponibile a fornire la sua professionalità e competenza, in modo gratuito e senza chiedere mai nulla, al servizio di cause che non portavano particolari onori.
La lotta per scongiurare la chiusura e i licenziamenti all’Iperprimo di Viterbo, le tante iniziative per chiedere che i lavoratori socialmente utili della Provincia venissero stabilizzati, gli incontri nel carcere di Mammagialla, la causa contro la ministra Moratti, accanto al Comune di Bassano Romano, per restituire dignità e diritti a diverse famiglie di studenti disabili, abituate a subire con rassegnazione i tagli del Ministero alle ore di sostegno.
Enrico ci stava sempre, con il suo vocione inconfondibile, la sua passione ed il suo tratto unico: sempre dalla parte degli ultimi, dei senza voce, più per istinto che per ideologia.
Enrico era, soprattutto, un avvocato capace, competente, generoso, buono, che, per indole e per natura, aveva scelto una parte, quella di quanti faticano a difendersi in una società fondata sulla competizione e sulle disuguaglianze.
Alla moglie, ad Alessandra, a Caterina e a Peppe le condoglianze più sincere da parte di chi ha avuto la fortuna di conoscere questo straordinario avvocato.
Giancarlo Torricelli
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