Soriano nel Cimino – (sil.co.) “Non è l’arena” in trasferta tra gli anarchici di Soriano nel Cimino sulle tracce della sorella oggi 54enne di Alfredo Cospito. La trasmissione di Massimo Giletti ha tentato invano di intervistare Claudia Cospito nella puntata andata in onda domenica sera.
La donna, che si è sottratta alle telecamere della 7, vive da anni col compagno Stefano del Moro nel centro dei Cimini, dove nel settembre 2016 fu arrestata anche Anna Beniamino, la compagna di Alfredo Cospito, nell’ambito di un blitz contro l’attività eversiva degli anarcoinsurrezionalisti le cui radici affondano da decenni nella Tuscia.
La Baniamino, oggi 54enne, tatuatrice, tra i sette arrestati con l’accusa di associazione eversiva e terroristica, era ospite della cognata e di Stefano del Moro, loro invece tra gli otto indagati a piede libero dell’operazione Scripta Manent, ma arrestati nel 2005 nell’ambito degli attentati di matrice anarchica che scossero quasi venti anni fa Viterbo.
A Soriano nel Cimino vivono ancora la Cospito e del Moro. “Non vogliamo ulteriori polveroni, viviamo in una città piccola – ha detto l’uomo – già è pesantissima la situazione che sta passando Claudia, non vogliamo rotture di scatole. Alfredo comunque non smetterà mai di fare lo sciopero della fame”. La coppia fu arrestata nel 2005 nell’operazione Cervantes relativa all’attentato esplosivo al tribunale penale di Viterbo del gennaio 2004.
In un casolare di Soriano nel Cimino, il 7 ottobre 2007, venne trovato morto per overdose uno dei principali esponenti locali dell’area politica anarcoinsurrezionalista, Marco Ferruzzi, 30 anni. Detto Tombolino, Ferruzzi era stato arrestato tre anni prima, nel luglio 2004, per associazione sovversiva con finalità di terrorismo e attentati dalla Digos di Viterbo.
Con lui finirono in manette Simone Del Moro, David Santini, Sergio Maria Stefani, Danilo Cremonese, i fratelli Simone e Stefano del Moro, Valentina Speziale, Claudia Cospito e Massimo Leonardi, detto Massimo il Sardo, anche lui tatuatore come la Beniamino.
Tale gruppo anarcoinsurrezionalista era stato accusato di essere responsabile di almeno una serie attentati, tra cui quello con il pacco bomba recapitato alla stazione dei carabinieri di Viale Libia a Roma il 4 novembre 2003, in cui rimase gravemente ferito ad una mano il maresciallo Stefano Sindona.
Furono accusati anche di aver piazzato gli ordigni piazzati davanti alla questura e al tribunale di Viterbo nel gennaio 2004.
Santini, Stefani, Cremonese, Stefano del Moro, Speziale e Cospito furono poi assolti dalla corte d’assise di Roma nel 2006, mentre Ferruzzi, Simone del Moro e Leonardi vennero condannati rispettivamente a 9, 3 e 6 anni di reclusione.
In appello, nel febbraio 2007, Ferruzzi e Simone Del Moro furono assolti. Nel 2007, però, proprio pochi giorni prima della morte di Ferruzzi, la prima sezione penale della cassazione accolse il ricorso del procuratore generale stabilendo che la corte d’assise d’appello dovesse rivedere la sentenza di assoluzione per tutti gli imputati.
Santini, del Moro e Leonardi erano anche tra i 19 anarchici condannati nel 2008 a otto mesi di reclusione per i reati di invasione di edificio, danneggiamento e furto aggravato. Tra il 28 aprile e il 22 maggio del 2001 avevano occupato illegalmente uno stabile a Bagnaia, il Serpentone, per protestare contro il caro affitti e la politica speculativa ai danni degli studenti universitari.
Il 10 novembre 2003, invece, un pacco bomba era stato disinnescato nella redazione del Corriere di Viterbo, la cui sede era all’epoca nei pressi dello stadio. L’ordigno, fortunatamente rimasto inesploso, era stato recapitato per posta, indirizzato a un giornalista che si era occupato delle vicende degli anarchici.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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