Viterbo – Sono svenuta all’uscita di un locale e, mentre venivo soccorsa, sono stata derisa e dileggiata perché trans.
Nella notte tra venerdì e sabato, avendo avuto uno svenimento all’uscita di un locale, di cui non citerò né il tipo di esercizio né il nome, sono stata soccorsa da un’ambulanza e portata tempestivamente al pronto soccorso del Belcolle.
Oltre il fatto oggettivo della mia caduta e dell’aiuto umano dei sanitari che mi hanno soccorso, debbo dire, con un’amarezza che rasenta la rassegnazione, che alcuni (e non pochi) avventori nel piazzale dove sono stata raccolta sono scoppiati in una sonora risata quando sono stata portata nell’ambulanza.
Non sono mancate le solite battutine da parte di ignoti a cui noi “povere trans” siamo purtroppo abituate in questo caso, aimè, crudelmente fuori luogo.
Ancora una volta voglio spingere a una riflessione su quanto i nuovi giovani spesso siano insensibili a situazioni umane davanti le quali bisognerebbe avere ben altra sensibilità. Vorrei anche ritornare sull’interrogativo ormai retorico su quanto noi trans siamo integrati in questa società.
E con l’ironia tragica che è propria di noi trans si può amaramente dire che suscitiamo riso e ilarità anche nelle situazioni più serie e a volte più tragiche.
Continuando a non fare nomi, per preservare sempre il bene di tutti e ricordando che la mia lettera è una riflessione su integrazione e società giovanile e non sulla vita notturna della città, con il sorriso sulle labbra e la faccia sporca ancora di fango del piazzale mando il mio augurio che tale società possa cambiare in meglio… per una volta.
Ringrazio comunque le persone che mi hanno soccorso come essere umano.
Emanuel Alison Flamini
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