Viterbo – Quando la neo-iscritta al Pd, Elly Schlein, è stata proclamata segretario del partito che le aveva preferito un altro, qualcuno pensò di intonarle il rituale Bella Ciao, ma come preannuncio di addio. Risuonò, invece, l’eco degli inni coloriti ex Pci ed ex Dc, con la nostalgia di Bandiera Rossa da un lato e, dall’altro, la messa in sicurezza del democristiano Bianco Fiore, quando Giuseppe Fioroni trovò “sopportata e non gradita” la presenza di quelli come lui. Tanti ex dc che, però, come nelle migliori tradizioni italiche, lì restarono ottimamente attendati.
Peppino per i viterbesi, Beppe per la nazione, lo aveva già fatto intendere al direttore Galeotti ai tempi delle elezioni comunali: “Non posso più fare politica, mi occupo ormai di altre cose”. L’ex ministro italiano guida, infatti, l’istituto Toniolo, dal quale dipende tanta sanità cattolica, insieme all’arcivescovo di Milano e al rappresentante dell’estero Stato della Città del Vaticano. Perciò, il suo era quasi atto dovuto.
Il modo, poi, in cui la Schlein sembra affrontare certe questioni che per i cattolici, ma non solo, appaiono eticamente sensibili, qualche problema lo pone. Il tema dei diritti civili, che è ampio, tuttora in Italia in gran parte irrisolto ma non tale da dividere il paese, richiederebbe saggia maturità in chi guida un’organizzazione che è un partito e non semplicemente un “movimento”, il quale, come quelli in cui la neo iscritta al Pd si è formata, mira al raggiungimento di obiettivi specifici e parziali. Meglio sarebbe stato, quindi, parlarne pacatamente insistendo più che su soluzioni preconfezionate, sull’impegno a promuovere libero e laico dibattito per giungere, dopo, a sintesi politiche e legislative condivise.
Quanto ai diritti sociali, poi, non sarà male ricordare anche a chi è giovane l’invito di un grande uomo della Resistenza di sinistra e delle istituzioni, Lelio Basso, il quale, addirittura durante il Ventennio, metteva in guardia dal preferire i discorsi in difesa delle libertà democratiche a scapito di quelli sui problemi che angustiano ogni giorno. E in politica estera, compresi Nato e Ucraina, mai dimenticare la tradizione italiana che è sì di fedeltà all’Occidente ma, diceva Indro Montanelli, “generica e costante”, capace, cioè, di saper dire no agli americani. Come fecero pure Craxi e Andreotti a Sigonella. Ben ripagati, peraltro, si dice.
Giorni non facili attendono dunque per Schlein. Questa novità apparentemente dirompente nel panorama politico italiano, come poco tempo fa i seguaci dell’attore comico Beppe Grillo. Cittadina italiana ma anche svizzera ed Usa, figlia di un politologo americano i cui studi non saranno certo passati inosservati a Washington.
Speriamo che oltre a Bandiera Rossa, Bianco Fiore e pure Bella Ciao, dalle parti del Nazareno qualcuno non intoni la canzone di Stefano Rosso: “E allora, senti cosa fo. Soddisfazione non ti do… Divento qualunquista, anarchico, radicale, liberale…”. E il coro: “Non pago più le tasse e, giuro mi cascasse, se dopo non lo fo oh oh, oh oh”.
Renzo Trappolini
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