“Donna viva” – Il servizio delle Iene
Viterbo – Disconosce lo stato e non vuole avvocati, ma per sottrarsi alla giornalista chiama in soccorso a sorpresa i carabinieri. Finisce su Le Iene “donna viva”. È la madre 51enne residente in un centro dell’Alta Tuscia giunta lo scorso 8 marzo in tribunale accompagnata da “22 giurati popolari” del movimento di uomini e donne vivi e liberi cui appartiene e di cui è la portavoce.
Accusata di avere violato un provvedimento del tribunale dei minori, impedendo al padre di avere i previsti incontri protetti col figlioletto, B.B. al processo si è proclamata “donna viva”, dicendo di volersi difendersi da sola. Ma il giudice Alessandra Aiello le ha spiegato che qui siamo in Italia e non si può fare.
Le sarà nominato un difensore d’ufficio. Intanto, se da una parte dice “anche se mi fermano i carabinieri, non mi fermano”, dall’altra chiama in soccorso i militari della stazione del piccolo centro dove vive per sottrarsi alle domande scomode di una giornalista.
– Nega figlio al padre, al processo si proclama “donna viva” e vuole difendersi da sola
Per loro Trump è morto nel 2020 e Putin nel 2009. Adesso sono finiti nel mirino delle Iene, sulla cui pagina Facebook il 25 aprile è stato pubblicato un video allegato a un post che spiega:”‘Noi è, io sono’ è un’organizzazione con circa 10mila adepti riuniti da un principio: il rifiuto di ogni autorità statale e nazione (leggi e tasse comprese). Partecipiamo a un loro incontro organizzato dalla portavoce Barbara e sentiamo idee tipo ‘Trump è morto nel 2020, Putin nel 2009’”.
Tocca alla giornalista Veronica Ruggeri mostrare in cosa credono e come provano a vivere, in maniera molto rischiosa.
“Donna viva” – Il servizio delle Iene
Al processo di Viterbo è parte civile, con l’avvocato Domenico Gorziglia, l’ex compagno della donna, un 58enne d’origine siciliana cui è stata sospesa la potestà genitoriale.
Arrestato il 3 maggio 2016 dalla squadra mobile della questura di Viterbo per maltrattamenti in famiglia, in seguito alla denuncia della donna, il 58enne ha scontato in passato una condanna per un omicidio commesso in gioventù e finito di scontare l’anno scorso quella per maltrattamenti.
Una curiosità, la portavoce, rifiutandosi di aprire la porta di casa alla Ruggeri, per difendersi da microfoni e telecamere, nonostante le sue credenze, ha chiamato in soccorso i carabinieri.
“Donna viva” – Il servizio delle Iene, con qualche incertezza nei rapporti da intrattenere coi carabinieri
L’imputata e la ventina di persone che erano con lei in tribunale l’8 marzo sarebbero “adepti” della “setta”, “Noi è, io sono, la nazione”, una sorta di autoproclamato “popolo sovrano” che disconosce lo stato e chiama i tribunali “aziende private”.
Lo scorso 20 gennaio, la “santona” 51enne e altri cinque uomini e donne “vivi e liberi”, negli uffici della procura di Viterbo, hanno sporto querela, in 34 fogli dattiloscritti, “nei confronti dei responsabili di tutti gli uffici in seno a tutta la pubblica amministrazione in ogni ordine e grado, dell’amministratore delegato di poste italiane, di lutti gli amministratori delegati e presidenti di Ania, Pra, Aci, banche, assicurazioni, Catasto, Agenzia delle entrate, autostrade, Asl, comuni”.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY