Viterbo – (p. c.) – Si è tenuta ieri alle ore 17, presso l’auditorium “Aldo Perugi” in Via Faul, di fronte ad una moltitudine di persone, la presentazione del nuovo libro di Silvio Cappelli intitolato “Il centro culturale Valle Faul a Viterbo. Da impianto di mattazione ottocentesco a simbolo dell’archeologia industriale viterbese”. Libro della Fondazione Carivit.
Dopo la proiezione di un video iniziale sono intervenuti per i saluti istituzionali Luigi Pasqualetti presidente della Fondazione Carivit, Chiara Frontini sindaca di Viterbo e Marco Lazzari già presidente della Fondazione Carivit. A seguire c’è stata la presentazione dell’autore. Moderatore Emanuel Fulvi Segretario generale della Fondazione Carivit.
“L’ex Mattatoio di Valle Faul della Città di Viterbo ha cominciato il suo rinnovamento grazie alla Fondazione Carivit, – ha affermato tra l’altro il presidente della Fondazione Carivit Luigi Pasqualetti – che nella quotidianità consolidava le proprie radici sul Territorio, con il primo presidente Aldo Perugi e il Consiglio di Amministrazione, tra il finire del secolo precedente e gli inizi degli anni duemila, e sotto la guida del prof. Francesco Maria Cordelli, seguìto a Perugi, diventava di proprietà dell’Ente nel 2009. Concorsi, idee, atti, collaborazioni, scelteun enorme lavoro, costante e silenzioso, che ha dato respiro nuovo alla Città di Viterbo, oggi visibile e godibile da tutti. Un lavoro guidato dalle compagini amministrative della Fondazione Carivit che ha avuto accanto, come spalla sicura, il dott. Marco Crocicchia Segretario generale dell’Ente».
“Una bella storia – ha affermato tra l’altro la sindaca di Viterbo Chiara Frontini – grazie alla Fondazione Carivit e questo libro scritto da Silvio Cappelli è un regalo fatto alla città di Viterbo”.
L’ex presidente Marco Lazzari, che in Fondazione Carivit ha ricoperto quasi tutti i ruoli, ha sottolineato il forte impegno dell’avvocato Aldo Perugi al quale lui stesso, nel mese di maggio 2022, ha avuto l’onore di intitolargli l’Auditorium.
Molto interessante, la cronostoria raccontata da Cappelli, con la descrizione della copertura dell’ultimo tratto del fosso Urcionio all’interno della cinta muraria negli anni 2003 e 2004: “La sezione del fosso già intubato, fino a pochi metri a monte dell’edificio, era grande circa 30 metri quadrati e invece la galleria che faceva defluire le acque sotto l’ex-Mattatoio era di appena 3 metri quadrati. Troppo piccola. Per questo motivo erano frequenti le esondazioni e c’era anche un impatto meccanico ed erosivo verso le fondazioni dell’edificio che stante la situazione era in grave pericolo. Per la copertura del fosso bisognava fare una deviazione sotto la Via Faul. E così fu fatto, svuotando interamente la via fino ad una profondità di circa 6 metri e costruendo un canale gigantesco della sezione di 6 metri x 5 circa per ricostruire poi il solaio e l’infrastruttura stradale sopra la quale sarebbero tornati a circolare i veicoli.
Il Fosso Urcionio, poi, dopo essere passato nel nuovo canale sotto Via Faul, proprio di fronte all’ex-Mattatoio e all’ex officina del gas, doveva proseguire la sua corsa rientrando sotto le mura civiche per tornare a cielo aperto qualche centinaia di metri fuori dalla Porta. Fu un lavoro difficilissimo e pericoloso. Specialmente quando le piogge torrenziali riempirono lo scavo vergine su Via Faul davanti all’edificio dell’ex-Mattatoio e la sua fondazione scoperta era impietosamente a bagno. Si temeva il peggio e cioè il crollo della parete frontale chissà con quali conseguenze per l’intero edificio. Intervennero anche i Vigili del Fuoco ma, alla fine, tutto andò bene e l’ex mattatoio non crollò. Le foto non raccontano mai abbastanza la bellezza e la difficoltà ingegneristica di quell’opera perfettamente funzionante ed irrinunciabile. Il Fosso Urcionio in quel tratto avrebbe dovuto portare via durante una piena ben 90.000 litri al secondo di acqua in piena sicurezza e senza andare in pressione e tracimare”.
All’interno del libro, di circa 150 pagine con oltre 100 note a piè di pagina e arricchito da numerose fotografie a prevalentemente colori, tutta la storia della ristrutturazione dell’ex mattatoio dal 1985 ad oggi, un po’ di storia della Valle di Faul e quella dell’importante edificio dal 1843 al 1985.
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