Viterbo – “Telefonate di persone importanti per non mettere insieme associazioni di destra con altre Lgbt”. Viterbo in festa si è chiusa con un bilancio molto positivo, ma a Irene Temperini (Pro loco) in queste settimane in cui si è dedicata con gli altri organizzatori all’iniziativa, di cose ne sono capitate. Non tutte positive. Una particolarmente spiacevole, come racconta via social.
“Quando con Francesco abbiamo ideato questo evento – racconta Temperini – e deciso che il simbolo più rappresentativo fosse l’arcobaleno, simbolo colorato ed inclusivo, di pace e di rinascita, abbiamo immaginato una città in festa, viva e libera. Senza distinzioni. Di nessun genere”.
Irene Temperini
Eppure qualcosa è capitato. “Una settimana fa ho ricevuto telefonate – continua Temperini – anche da parte di persone ‘importanti’ che mi invitavano a ‘non mischiare l’acqua con l’olio’.
Ossia associazioni di estrema destra (che così non si erano palesate e mi chiedo come mai), con associazioni Lgbt. Che non potevano stare sulla stessa piazza, piazza delle Erbe”.
Richieste, a quanto spiega la presidente della pro loco, piuttosto insistenti: “Ho personalmente detto, all’ennesima telefonata aggressiva dalle parole impronunciabili e irripetibili, di cui conserviamo memoria registrata, che se avessi dovuto scegliere chi tenere sulla piazza, la scelta sarebbe ricaduta sull’associazione Lgbt.
Non perché io sia lesbica. Non si abbracciano solo le cause che ci appartengono. Si abbracciano le cause degli esseri umani, in quanto tali. Mi hanno insegnato così. Mi sono convinta così. Mi piace così. Perché sono un essere umano. Io non ho amici gay. Ho amici. Non mi interessa con chi vanno a letto, che dio pregano, se mangiano carne o verdura”.
Con un tono ancora più diretto, solo poco prima sul profilo Facebook della pro loco era apparso un altro post, con allegato un contenuto poi rimosso, in cui si denunciava la situazione.
“Questa feccia di post – si spiega nel post pro loco allegando l’altro poi cancellato – arriva da chi ha cercato fin dall’inizio di rovinare questa manifestazione dicendo che i gay dovevamo metterli da un’altra parte, non nella sua piazza, facendoci chiamare da politici e affini di estrema destra e creando in noi, in piena organizzazione, tanta di quell’amarezza e di quel nervosismo difficili da raccontare.
Abbiamo tanti minuti di vocali registrati che se pubblicati vi fanno fare una figura di merda che la metà basta”.
A Viterbo non è stata solo festa.
Giuseppe Ferlicca
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