Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

L’Irriverente

E ora ci prova anche Giorgia… a far cambiare la costituzione

di Renzo Trappolini
Condividi la notizia:

Giorgia Meloni

Giorgia Meloni

Viterbo – Da questa settimana ci prova anche Giorgia Meloni a far cambiare la costituzione che i soliti politicamente corretti definiscono la più bella del mondo e che invece da decenni gli intellettualmente onesti vorrebbero almeno adeguare per difendere una democrazia che qualche falla la mostra. 

Prima di lei in tanti ma invano. Da Craxi a Cossiga, da Berlusconi – quando dicevano che lo spartito era stato scritto dalla massoneria P2 di Licio Gelli – a D’Alema e Jotti che presiedettero una apposita commissione parlamentare, fino a Renzi che riuscì a far bocciare dal popolo anche certe innovazioni su cui il consenso pareva quasi unanime.

Il problema resta lo stesso e il costituzionalista Alessandro Diotallevi sembra racchiuderlo in una parola “sovrappiù”. Sovrappiù, in particolare, di poteri del governo sul parlamento a scapito del diritto dovere di questo di rappresentare, decidendo davvero, la volontà popolare.

Sovrappiù, però, anche in un altro palazzo, quello del Quirinale dove si vanno concentrando, per prassi più che per diritto, poteri non previsti dai padri costituenti, i quali disegnarono un presidente che parla solo nella forma del messaggio rivolto ai rappresentanti del popolo, le camere, e comunque sottoposto alla preventiva controfirma del governo. Invece, a partire da Cossiga fino a Mattarella, il Colle si è sentito in diritto e dovere di parlare estemporaneamente e, in particolare da Scalfaro, di  decidere là dove spettava al parlamento farlo ma non lo faceva. Addirittura per quanto riguarda i governi che sono del popolo attraverso le camere e non “governi del presidente”, come furono invece quelli del governatore della Banca d’Italia Ciampi, del professore della Bocconi, Mario Monti, di Mario Draghi, pure lui banchiere centrale. Nomine di fatto del capo dello stato e non solo di diritto come costituzionalmente previsto, con il parlamento ridotto a ratificatore, attraverso i paladini del governo, delle decretazioni di questo e per contro di oppositore da parte di quelli che ne reclamano il posto.

Presidenzialismo strisciante, si dice, che mal si concilia con l’architettura della costituzione in vigore sia nei rapporti del parlamento eletto a suffragio universale col governo il quale a partire appunto da Ciampi è stato spesso governo del presidente della Repubblica, peraltro investito, questo, di un potere di durata pressoché a vita. Quattordici anni attribuiti a Napolitano ed altrettanti per l’ottantunenne Sergio Mattarella. Un tempo che molti re di sangue non raggiungono. Bastasse questo ma, purtroppo, non basta perché ci pensano poi i “ben informati” e non di rado corifei a far balenare il pensiero, la preoccupazione, il rincrescimento – e chi più ne sa più ne dica di ipocrisie comunicative del genere – che “trapelerebbero” dagli ambienti quirinalizi su provvedimenti che sono di competenza del governo e del parlamento.

Insomma, di qua e di là e perfino nell’ordine giudiziario troppi “sovrappiù” di poteri impropri. Al punto che la gente si trova ormai “a proprio agio – scrive ancora Diotallevi – ad identificare in un unico soggetto il trinomio potere-persona-funzione”. Chi ha fatto cosa diventa cioè non il governo e/o il parlamento ma una persona, sia essa Draghi o Monti o anche Berlusconi, Prodi o Meloni. Le leggi però non sono del presidente o della maggioranza, bensì dello stato tutto.

Necessario perciò ritentare la via delle riforme – e non tutte debbono essere costituzionali – riportando a chiarezza ed efficienza l’equilibrio dei poteri e i meccanismi di mediazione degli interessi nel parlamento eletto per “rappresentare” il popolo. Solida casa di vetro in cui le opzioni siano visibili e le soluzioni controllabili. Senza più sovrappiù.

Ci si riuscirà stavolta o dovremo chiederci come più di quarant’anni fà Eugenio Scalfari a Biagi: “Ma tu a questa nostra Repubblica ci credi ancora, oppure hai perso le speranze?”.

Renzo Trappolini


Condividi la notizia:
8 maggio, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/le-strane-pose-di-milo/