Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Tuscania - La mediatrice e performer della lingua dei segni di Happy free hands in un incontro a palazzo Fani ha raccontato le sue esperienze con il mondo sordo e ha insegnato come "cantare" un brano in una lingua visivo-gestuale

“L’interprete lis può essere d’aiuto a un sordo per comunicare o essere capito meglio”

di Federica Focaracci
Condividi la notizia:

Tuscania - L’interprete e performer della lingua dei segni Giulia Clementi si racconta

Tuscania – L’interprete e performer della lingua dei segni Giulia Clementi si racconta


Tuscania – “L’interprete lis può essere d’aiuto a un sordo per comunicare o essere capito meglio”. Giulia Clementi, interprete e performer della lingua dei segni italiana e noto volto di Happy free hands, ha raccontato le sue esperienze con la comunità sorda nella sala di palazzo Fani a Tuscania sabato pomeriggio davanti a un pubblico in presenza e il collegamento da remoto. L’incontro è stato seguito da diversi interpreti e follower sparsi per l’Italia: dalla Liguria alle Marche e tante altre regioni. Un evento organizzato dall’associazione Perché io segno di Viterbo in programma nel 2020 ma che a causa della pandemia è stato posticipato.

Giulia Clementi di Happy free hands sulle note di "Baila Morena" di Zucchero in lingua dei segni

Giulia Clementi di Happy free hands sulle note di “Baila Morena” di Zucchero in lingua dei segni


Palazzo Fani ha ospitato Giulia Clementi, interprete e performer della lingua dei segni italiana. Un pomeriggio all’insegna della condivisione e della riflessione sul mondo sordo. Una comunità che apparentemente non sembrerebbe avere deficit, ma in realtà ha forti disagi in un unico aspetto: comunicare. 

“Ho deciso di diventare interprete perché sono balbuziente e fin da piccola ho sempre adottato la strategia dei gesti per parlare – ha iniziato così Giulia -. Mi sono espressa attraverso le mani perché in questo modo riuscivo a comunicare meglio rispetto alla voce sia con la mia famiglia che con gli amici. Per questo ho scelto di specializzarmi in questo ambiente lavorativo. Pensare che ci fosse un mondo nel quale essere me stessa senza mostrare le mie problematiche è stato veramente rassicurante”, ha raccontato Giulia ai presenti e ai collegati in diretta su zoom.

“Essere interprete della lingua dei segni consiste nel mediare e tradurre il messaggio dalla lingua vocale, esempio dall’italiano, a una lingua segnata visivo-gestuale – ha sottolineato -. Figure come le nostre possono essere chiamate in qualsiasi ambito. Dalla sanità, alla scuola, a momenti della vita quotidiana. Attraverso le nostre conoscenze permettiamo a un mondo come quello sordo di accedere ai servizi della società senza avere problemi, a godere dei diritti che tutti noi possediamo. Siamo figure che possono aiutare chi ha più bisogno”.

Giulia Clementi di Happy free hands sulle note di "Baila Morena" di Zucchero in lingua dei segni

Giulia Clementi di Happy free hands sulle note di “Baila Morena” di Zucchero in lingua dei segni


I punti salienti da seguire se si vuole intraprendere questo tipo di carriera. “Quando si inizia questo tipo di lavoro, va instaurato un rapporto di fiducia con il sordo con cui comunichiamo – ha spiegato Giulia di Happy free hands -. Svolgiamo un ruolo fondamentale per loro nella comunicazione, diamo la possibilità di potersi esprimere”. Non è stato un incontro solo per insegnare l’arte della canzone segnata, ma è stato un vero e proprio confronto con l’obiettivo di riflettere sui disagi e le barriere che vivono ogni giorno i sordi nella società e sulla missione da intraprendere a chi si avvicina a questo mondo. 

“Per essere performer in lis bisogna essere interpreti – ha spiegato Clementi -. Non è facile come sembra, anzi. C’è bisogno di concentrazione e di una grande capacità interpretativa. Tradurre una canzone in lingua dei segni significa ascoltarla più volte, leggere il testo fino alla comprensione del suo contenuto e del messaggio insito tra le righe, studiare l’armonia tra il ritmo della musica e i movimenti del corpo e del viso e tener conto delle espressioni facciali che devono seguire l’intonazione della voce del cantante. Questo è essere performer. un buon performer deve mettere in condizione il sorso e l’udente che guardano uno spettacolo musicale di poter commentare insieme. Se si riesce in questo, l’obiettivo è raggiunto”.

“Possiamo farlo tutti… Non devi essere per forza portato per la lis. Quello che conta è l’intento per cui si fa”, ha sottolineato la performer ai presenti.

Tuscania - L’interprete e performer della lingua dei segni Giulia Clementi si racconta

Tuscania – L’interprete e performer della lingua dei segni Giulia Clementi si racconta


Giulia Clementi ha partecipato alla prima edizione del festival di Sanremo accessibile in lingua dei segni nel 2020 e ha interpretato il brano dei Maneskin “Zitti e Buoni”. Un mix di grinta e carattere. Le canzoni che l’hanno emozionata particolarmente sono tante.

“Ognuna – riferendosi ai brani segnati – mi ha lasciato un ricordo e un’emozione forte, inspiegabile. Di solito mi occupo del rap. È difficile mettersi nei panni di un rapper maschio come Salmo o Vasco Rossi… Sono canzoni che hanno un tono incalzante, ma quando la segno in lis è come se mi sfogassi. Esce fuori un’energia esplosiva. Per la festa della donna, quest’anno ad esempio, mi sono ritrovata a segnare Nessuna conseguenza di Fiorella Mannoia. Da Fiorello a Viva Rai 2 lo scorso lunedì ho interpretato Una poesia anche per te di Elisa, più melodica”.

Ma l’esperienza che l’ha segnata di più, racconta Giulia di Happy free hands, è stato lo spettacolo di Notre Dame di Paris nelle vesti di Esmeralda.

Giulia Clementi di Happy free hands sulle note di "Baila Morena" di Zucchero in lingua dei segni

Giulia Clementi di Happy free hands sulle note di “Baila Morena” di Zucchero in lingua dei segni


A fine incontro, il consiglio di Giulia Clementi: “Se amate questa lingua, studiatela. Qualsiasi corso di formazione o di aggiornamento ci sia, fatelo. Approfondite, conoscete. In questa società c’è tanto bisogno di assistenti alla comunicazione e di interpreti in lingua dei segni per non far sentire diversi o fuori dal mondo chi ha una disabilità invisibile come la sordità”.

Federica Focaracci


Condividi la notizia:
14 maggio, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/grazie-al-dottor-chegai-e-al-suo-reparto-di-radiologia-diagnostica/