Civita Castellana – Un inseguimento che sembrava non finire mai. Quattro anni d’inferno tra pandemia, sconfitte all’ultimo punto e la scomparsa di un giocatore ucciso da un male incurabile a soli 30 anni. Ed è proprio a lui, Federico Fabbio, che Francesco Santini, team manager dell’Ecosantagata Civita Castellana, rivolge il primo pensiero dopo la sospiratissima promozione in serie A3.
Cosa ha provato quando è caduto a terra il punto della vittoria?
“Un senso di liberazione. Mi sono messo le mani sul viso e ho detto ‘ce l’abbiamo fatta’. Erano anni che ci girava intorno qualcosa di terribile, centrare questa promozione era diventato quasi un obbligo. Mi sono passate in mente tante cose, per primo Federico Fabbio”.
Un ragazzo che avete sempre ricordato e non poteva mancare un momento per lui anche in queste giornate di festa.
“Io sarò per sempre in debito con Federico. Un giorno, quando la malattia l’aveva già colpito, mi disse ‘promettimi che prima di morire mi farai fare una partita in serie A’. Glielo promisi, ma poi quell’anno perdemmo la finale al golden set (Santini si ferma a piangere, ndr). E adesso che ce l’abbiamo fatta, lui non è più con noi. Non sono riuscito a fargli questo regalo, non ho fatto in tempo. Non dimenticherò mai lo sguardo che aveva quando mi disse quella cosa”.
Anche quest’anno a un certo punto le cose si erano messe male, con l’infortunio di Buzzelli. Ha temuto di perdere nuovamente tutto?
“Sì. Quando Buzzelli si è rotto il tendine d’Achille a Santa Croce, mi sono sentito scivolare via la stagione. All’improvviso perdevamo il capitano, il giocatore simbolo della squadra. Durante il viaggio di ritorno da quella trasferta, ho visto tutti con le facce scariche e ho pensato che non saremmo riusciti ad arrivare nemmeno ai playoff”.
In effetti la squadra ha faticato a reagire.
“La settimana dopo il campionato si fermava per dare spazio alle final four di coppa Italia, a cui noi ci eravamo qualificati. Per ricaricare l’ambiente, avevamo detto ai ragazzi di non pensare al risultato e provare delle soluzioni di gioco senza Buzzelli. Ma qualcosa non ha funzionato e ne è venuta fuori una prestazione bruttissima”.
E subito dopo avete deciso di esonerare mister Beltrame. Cos’è successo in quei giorni?
“Dopo la gara di coppa, i giocatori più rappresentativi mi hanno chiesto un incontro per dirmi che la squadra aveva perso fiducia nell’allenatore. Io ero sorpreso, in fin dei conti eravamo ancora primi in classifica, però loro mi hanno ribadito che non c’erano più le condizioni per andare avanti. Allora ho preteso un accordo: io mi sarei preso la responsabilità di questa scelta con Beltrame e con gli altri dirigenti, ma i giocatori si sarebbero presi la responsabilità in campo. Nella partita successiva, contro il Prato, ho visto una squadra indemoniata e ho capito che avevamo fatto la cosa giusta”.
E Beltrame come l’ha presa?
“Ovviamente era deluso, ma ha capito la situazione e mi ha detto ‘se devo farmi da parte per il bene della squadra, me ne vado’. Purtroppo eravamo davanti a un bivio e dovevamo scegliere se mandare via 14 giocatori o l’allenatore”.
Com’è nata la scelta di affidare la squadra a Cristina Gargagli?
“Eravamo all’improvviso senza allenatore e la società non aveva la voglia né la forza economica di trovare un’altra persona. Così ho chiamato Cristina, anche se sapevo che non aveva mai allenato nel maschile. Le ho garantito che i ragazzi erano pronti ad aiutarla al 100% e che sarebbe bastato indirizzare il lavoro, poi sarebbero andati da soli. Lei mi ha risposto ‘sei un pazzo, ma facciamolo’. In poco tempo si è creato un mix bellissimo, uno spirito di collaborazione incredibile e siamo diventati sempre più forti, partita dopo partita”.
Prima della gara decisiva col Turi, capitan Genna aveva detto che bisognava vincere a tutti i costi perché fare un altro playoff con Massanzago e Arno sarebbe stato difficilissimo. Era vero?
“Sì. Noi sapevamo dall’inizio che la partita in casa la potevamo vincere, l’importante era fare punti a Massanzago. Essendo riusciti a vincere in Veneto, si era creata un’occasione irripetibile. Contro il Turi eravamo al top della forma, da lì in poi ci sarebbe stata sicuramente una flessione, forse anche a livello fisico, e affrontare di nuovo Arno e Massanzago in calo di condizione sarebbe stato quasi impossibile”.
Siete arrivati alla serie A3 dopo quattro anni di tentativi sfumati nei modi più incredibili. Qual è stato il momento più brutto?
“La sconfitta al golden set nella finalissima di due anni fa in casa contro il Marigliano. Avevamo perso all’andata 3-0, poi al ritorno l’avevamo ribaltata e al palazzetto c’era un’euforia incredibile, eravamo tutti pronti a festeggiare. Perdere quel golden set è stata una mazzata tremenda, siamo stati giorni interi a chiederci dove avevamo sbagliato e come si poteva ripartire dopo quella botta. Anche l’anno prima fu dura, quando il campionato fu cancellato per il Covid mentre eravamo primi in classifica, ma la sconfitta sul campo ci fece ancora più male”.
Sarebbe disposto a rivivere quattro anni così per festeggiare una promozione?
“Il tempo passa e la fatica comincia a farsi sentire. Ormai ci vogliono tre giorni per riprendersi da una partita e subito c’è da pensare a quella dopo, tenere questi ritmi non è più così facile. Rifarei tutto, ma vorrei non dover soffrire tutto questo tempo”.
Parliamo di futuro. Come sta andando avanti la situazione col Palasmargiassi?
“Stiamo aspettando che il comune ci dia qualche indicazione sui lavori al palazzetto, perché entro il 13 giugno bisogna presentare le iscrizioni per la serie A3. Ci siamo già passati con le precedenti amministrazioni: tante promesse e poi abbiamo fatto tre anni di serie A lontano da Civita Castellana. Ora non vogliamo che questa cosa si ripeta, perché noi da casa nostra non ci muoviamo. Faremo la serie A solo se la potremo fare a Civita”.
Nel caso in cui andasse tutto a posto col palazzetto, avete già un’idea di come impostare il roster?
“L’intenzione è confermare il blocco di quest’anno, prendendo un sostituto di Buzzelli, che ne avrà ancora per diversi mesi. Rispetto alle squadre di serie A siamo svantaggiati, perché per loro il campionato si è già chiuso e hanno già fatto mercato, mentre noi partiremo in netto ritardo e dovremo cercare tra chi non si è già accasato”.
In panchina resterà Gargagli?
“No. Cristina è stata straordinaria e non finiremo mai di ringraziarla, ma l’anno prossimo tornerà a concentrarsi sul settore femminile. Penseremo al mercato, e quindi anche al nuovo allenatore, quando avremo la certezza di poter giocare la serie A”.
Alessandro Castellani
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