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Sport - Leonardo Mastronicola racconta la sua straordinaria esperienza di oltre 10 ore di corsa

Cento chilometri si fanno con testa, gambe e cuore

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Leonardo Mastronicola alla maratona di Boston

Leonardo Mastronicola alla maratona di Boston

– Cento chilometri si fanno con testa, gambe e cuore.

Parola di Leonardo Mastronicola che, in poco più di dieci estenuanti ore di corsa, li ha completati.

Un’impresa che ha dell’incredibile e alla quale in tanti stenteranno a credere. Eppure succede.

Succede che un nutrito gruppo di persone che amano lo sport e si allenano quotidianamente, alla fine riescano anche a completare cento chilometri senza mai fermarsi.

Leonardo Mastronicola è uno dei runners più agguerriti della Tuscia. Ha alle spalle ore e ore di allenamento e di gare in ogni parte del mondo.

Come non ricordare la sua esperienza alla tragica maratona di Boston del 15 aprile scorso quando terminò la sua gara un’ora prima delle terribili esplosioni sulla linea del traguardo.

A Leonardo Mastronicola, considerata la straordinaria avventura dei cento chilometri del Passatore, da Faenza a Firenze,, Tusciaweb ha chiesto di scrivere qualche riga per raccontare la sua esperienza e far vivere ai lettori le sue impressioni.


Riceviamo e pubblichiamo – Questa volta faccio parlare di me per una lieta notizia.

Le sensazioni sono quelle di un qualcosa di inarrivabile che solo alcuni fisici e persone riescono a chiudere. Per me è stata una cosa che sa “d’impresa”, tanto è vero che appena raggiunta la linea del traguardo abbracciando l’amico Enrico, che mi ha dato assistenza per tutto il tragitto, mi sono commosso.

Mi sono reso conto di quanto l’evento fosse affascinante quando una volta che mi ero cambiato e stavo andando incontro agli altri amici partiti con me, ho visto questa lunga coda di lucine che pur di terminare il loro sforzo, anche quando erano ormai privi di forze, continuavano a camminare affinché ognuno potesse raggiungere il sogno della meta.

Per mia fortuna, come mi era già capitato per la maratona di Boston quando sono arrivato un’ora e un quarto prima del famoso attentato, nonostante spesso la gara mi riservasse varie difficoltà, il pensiero è andato proprio verso quel Dio buono che mi ha omaggiato di velocità e resistenza.

Oltre ad essere molto fortunato per tutto ciò che è accaduto sono anche molto fiero di me stesso, in quanto pochi sono riusciti a superare il battesimo della 100 chilometri del Passatore e terminarla.

Io l’ho chiusa in 10 ore e 13 minuti posizionandomi 160esimo su 2000 partenti. Ognuno di loro, secondo me, è partito per una sorta di scommessa verso qualcuno o qualcosa. Io, ad esempio, dovrò tagliare la mia folta chioma di capelli ora che tutto questo è successo.

Al rientro a casa succede spesso quando si finisce una maratona che ci si lecca le ferite, ma nello stesso tempo si pensa già alla prossima. Per questa ultramaratona, invece, è stato diverso probabilmente perché è talmente devastante che neanche al peggior nemico direi di farla… a meno che non si è più che convinti e preparati.

Proprio come mi era stato detto lo slogan per affrontare una gara così è soltanto questo: testa, gambe e cuore! Tutto vero, ancora non mi rendo conto dell’ardua prova e di conseguenza ringrazio tutti gli amici che mi sono stati vicino o che hanno semplicemente fatto il tifo da casa.

Leonardo Mastronicola


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3 giugno, 2013

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