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L'Irriverente - È tempo di decidere a chi affidare i soldi della ricostruzione

Passata è la tempesta…

di Renzo Trappolini
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L'alluvione in Emilia Romagna

L’alluvione in Emilia Romagna


Viterbo – Passata (o quasi) è la tempesta. Infatti, non diluvia più e, anche se l’estate del calendario eccola, piove ancora un po’, ma il patriarca Noè, quello del diluvio universale, non se ne sarebbe preoccupato. Lui di acqua se ne intendeva e pure di vino, dato che, passato alla storia come ubriacone, visse novecentocinquanta anni, prova provata che l’acqua fa bene alla vigna e che il vino si può fare con l’acqua.

Per la quale, fino a pochi giorni fa, si sognavano rabdomanti o uno sciamano qualsiasi contro la siccità, il patrio governo s’ inventava un altro Commissario e, allora, come per incanto è iniziato a diluviare.

A pensarci bene, il mondo è sempre andato così. Lo dice pure lo scienziato Franco Prodi, uno degli otto fratelli del professor Romano:” Situazioni estreme, quelle che stiamo vivendo, ma metereologiche. E non è che tutto debba essere messo nel calderone dei cambiamenti climatici”. 

Con buona pace, dunque, degli scienziati un tanto al chilo, dei profetastri a gettone di vecchia e ultima generazione e, incredibile a dirsi, pure dell’ex segretario PCI, Achille Occhetto che, in vecchiaia, sembra scoprirsi cultore della Bibbia se, a proposito dell’alluvione in Romagna, ha ieraticamente ammonito: “Il Signore guardava questi ragazzi che verniciavano i muri. Nessuno li ascoltava e così ha detto: ci penso io e ha fatto come quando mandò l’invasione delle cavallette (ma quella volta era in Egitto dove fa tanto caldo). In tre giorni ha mandato la pioggia di tre mesi”. Meglio tornare alla poesia. Passata la tempesta, ecco “gli augelli far festa”.

Le scuole chiudono, gli stanchi conduttori tv vanno in vacanze anticipate quadrimestrali e arrivano i gay pride che, con o senza patrocini, in allegria ricordano quanto complicata e poco irregimentabile, anche dal punto di vista sessuale, sia la natura e, se vanno rispettati animali e alberi, figuriamoci le diversità umane.

Allora, quiete dopo la tempesta? Speriamo ma Giacomo Leopardi, ha scritto che c’è sempre in agguato una “gallina che, tornata in su la via, ripete il suo verso” e con essa il problema di chi ha fatto per primo l’uovo. Per esempio, se a non volere la pace è Zelensky con il mantra delle sue irrinunciabili condizioni o Putin per la risposta a chi nel suo paese gli chiederà se ne valeva la pena.

Tutt’intorno, come l’artigiano che si sporge “a mirar l’umido cielo”, si affacciano, intanto, mediatori, facilitatori predicatori di professione a parlare di pace e il vecchio “erbaiuol rinnova di sentiero in sentiero il grido giornaliero”. Armi, armi, armi, ma sia ben chiaro e da precisare in fattura: solo per difesa.  

Passata, dunque, parrebbe tempesta almeno delle nostre parti e, secondo le buone usanze della casta, è tempo di decidere a chi affidare i soldi della ricostruzione per risentire “il tintinnio di sonagli, il carro che stride del passegger che il suo cammin ripiglia” e un commissario, si sa, sta bene su tutto.

Nell’attesa, in questo giugno particolare paghiamo intanto le tasse, Imu, Irpef, Irpeg, Iva…. Meglio non dire altro perché il rischio del “pizzo” è stato già accertato in alto loco: “quando lo Stato, invece di fare la lotta all’evasione, fa caccia al gettito”.  E allora, riconsoliamoci col poeta. “Passata è la tempesta… e uscir di pena è diletto tra noi”. Insomma, chi si contenta, gode.

Renzo Trappolini


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12 giugno, 2023

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