Viterbo – Quando Berlusconi se n’è andato, vignettisti, comici, satirici di professione avevano appena elaborato il lutto di un personaggio come Andreotti che dieci anni fa, morendo, li aveva privati di un’ispirazione di successo, peraltro godendone pure lui.
Daniele Luttazzi – il comico che con Enzo Biagi e Michele Santoro, nel 2002, Berlusconi dalla Bulgaria condannò a lasciare gli schermi patri per “uso criminoso” della televisione pubblica – a chi s’interroga su cosa faranno i satirici ora che Berlusconi non c’è più, annota: “Come se prima di lui non ci fosse stata satira e durante Berlusconi non facessimo satira anche su altro”.
Certo c’è satira e satira e il “Cavaliere mascariato” ai graffi a sangue di Luttazzi è naturale che preferisse gli sfottò dei comici di casa.
Enzo Biagi reagì al diktat invitando il “presidente a dare disposizioni di procedere”, ma Michele Santoro, martedì scorso su La 7 – dove nel 2013 andò in onda il famoso scontro con Berlusconi che, prima di occuparla, spolvera la sedia da cui Marco Travaglio gli aveva appena portato un assalto all’arma bianca – ha rivendicato “da avversario leale” il diritto alla tristezza per la sua morte e raccontato che quella sera Berlusconi all’improvviso durante la pubblicità gli si avvicino dicendo: “Michele, ma come ci stiamo divertendo!!!”.
Si sa, la politica prima di essere guerra nella sostanza o sangue e m….. come sostiene Rino Formica, nella forma è spettacolo dove nani, ballerine e commedianti sono necessari e chi la sceglie deve esser capace di performances convincenti per essere visto, capito, amato, odiato, insomma per diventare uno che con me e mai senza di me.
Perciò, pure battute e aneddoti son parte del repertorio irrinunciabile per l’empatia indispensabile a far crescere i voti.
Quando Berlusconi per l’Italia da amare o per sè stesso la scelse, cambiò scene e sceneggiature. Dalle tribune politiche inamidate e grigie, dalle convergenze parallele di Moro, dal sangue del terrorismo e dalla melma di Tangentopoli irruppe a suon musica, l’inno sportiveggiante di forza Italia, con gli happening colorati, le crociere azzurre, le battute e le barzellette anche pesanti a favor di massa, l’approccio amicale e spavaldo dell’uomo d’affari che vuol concludere e del piacione che non teme di definire abbronzato Obama e riservare a Putin addirittura un “lettone”.
Un politico, comunque, altro che un prestato alla politica che però rese diversa e che ad un “politico” spiritoso pure lui ma curiale, com’era Andreotti, doveva apparire, nota Giulio Tremonti, “l’usurpatore che ha preso il potere senza seguire le regole”.
Diceva Churchill che la gente perdona tutto a un uomo, tranne un discorso noioso.
Questa colpa Silvio non l’aveva perché, come l’ha commemorato al funerale l’arcivescovo di Milano, era contento, “desideroso che siano contenti anche gli altri e stupito che non lo fossero”.
Ei fu, ma ammiratori e detrattori continueranno a vederlo in scena.
Renzo Trappolini
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