Tuscania – (sil.co.) – Oltre tre ettari di terreno agricolo coltivato a pomodori, insorgono una trentina di residenti che hanno sporto una denuncia querela con richiesta di sequestro preventivo presso la procura della repubblica del tribunale di Viterbo.
Succede a Tuscania, dove gli “inquilini” di 14 villette a schiera di via Cesare Lombardi confinanti con la coltivazione intensiva di “pomodori non da mensa”, finita nel mirino del vicinato per una serie di motivi spiegati uno a uno nella denuncia, si sono rivolti a un avvocato e hanno deciso di passare alla carte bollate.
Nel frattempo hanno anche dato vita anche a un “Comitato per la tutela del territorio contro pesticidi e diserbanti” e chiesto l’intervento delle forze dell’ordine.
“Per cominciare – spiega l’avvocato Emilio Lopoi – i residenti lamentano come da mesi sia impossibile praticare qualsiasi attività all’aperto o anche semplicemente aprire le finestre a causa delle esalazioni e degli odori nauseanti provenienti dal terreno in questione. Lamentano inoltre, sempre più frequentemente, mal di testa e tosse persistente”.
“La causa di tale situazione – si legge nella querela – è da ricollegare ai trattamenti fitosanitari che vengono somministrati agli ortaggi senza che venga rispettata alcuna cautela e senza alcuna osservanza delle prescrizioni normative vigenti in materia. Il terreno coltivato si trova, peraltro, a ridosso di un giardinetto pubblico spesso frequentato da bambini e di un parcheggio pubblico”.
“Temendo per la propria salute e per quella delle loro famiglie – prosegue il legale – prima di sporgere denuncia hanno più volte tentato di avere un pacifico colloquio con il coltivatore del terreno esortandolo ad attuare le prescrizioni di legge stante la nocività dei prodotti usati”.
I trattamenti, secondo la querela dei confinanti, sarebbero irrogati “senza che venga dato alcun avviso circa la data, la tipologia di prodotto usato, il divieto di accesso e la sua durata”. Il coltivatore non avrebbe “mai apposto cartelli, né confinato la zona con la conseguenza che i querelanti non conoscono le sostanze con le quali vengono contatto, né possono sapere quando i trattamenti vengono effettuati”.
Segnalato in querela anche il “mancato rispetto di distanze minime quando i trattamenti vengono effettuati in aree urbane o comunque quando la popolazione, gruppi vulnerabili e persone che frequentano risiedono, sono domiciliate o esplicano la loro attivita in luoghi prossimi alle coltivazioni in cui vengono somministrati i prodotti fitosanitarı”.
Le piante sarebbero trattate a una distanza di circa due metri dalle abitazioni, dal parcheggio e dal parchetto pubblico “anche in giomi particolarmente ventosi causando immissioni a più lungo raggio”.
Da qui la richiesta di sequestro preventivo del terreno: “Quanto meno – sottolinea l’avvocato – con riferimento alla fascia di rispetto di 20 metri, e dell’atomizzatore utilizzato per effettuare i trattamenti qualora dovesse risultare non a norma o non provvisto dei collaudi periodici”.
“Quanto alle esigenze cautelari – viene sottolineato in querela – è evidente il rischio di reiterazione del reato da parte del coltivatore del terreno il quale, seppur invitato dai querelanti a cessare la condotta contra legem ed attenersi alle prescrizioni normative, ha palesato in più occasioni la volontà di continuare ad effettuare i trattamenti senza adottare le misure previste”.
I confinanti chiedono infine “di sequestrare o, comunque, di ottenere copia forense del quaderno di campagna e del patentino per i trattamenti fitosanitari (…) in modo tale da individuare le sostanze che vengono irrorate sul campo, la periodicità di somministrazione e la quantità impiegata”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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