Viterbo – Non si paga proprio niente a vedere, commentare e vederseli commentati i fatti della vita sui social. Facebook, twitter, tik tok, linkedin, instagram, chat varie in whatsapp.
Lì dove si sta insieme senza essere davvero soci, quelli che s’impegnano, secondo la Treccani, ad instaurare forme di cooperazione, collaborazione, insomma, aiutarsi o almeno sopportarsi. Invece, voyerismo da cellulare ed esibizionismo non di rado con vigliacca supponenza.
Teatro, allora? No, perché teatro, diceva Eduardo De Filippo, “significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male”. Piuttosto, circo. Di quelli raccontati da Stefano Rosso, cantautore romano che fin da giovane, garzone di fornaio, ebbe sullo spettacolo della gente l’osservatorio privilegiato e da sempre social che è una panetteria. Attori e guitti da cui apprese la lezione dell’”Allora senti cosa fò, soddisfazione non ti do” e…giù ritorsioni e improperi come nei post della rete. Alla sua donna, la quale son due mesi che ha detto “compro il pane e torno su, ma non è tornata più, al vicinato che quando passa ride e fa: c’ha le corna quello là, alla madre che nega dopo averlo inseguito con sposete, sposete che quella te fa da magnà, te lava i panni e invece non se lava manco li piedi, lei”.
Tutti al circo dunque, dove non si paga proprio niente, con tanta gente che ci lavora e “tra l’altro non lo sa”. L’equilibrista ”tutto il giorno sulla corda”, i diavoli inebriati, il conte il cui forte è la magia ” tutto il giorno sulla via. Come campa nessuno lo sa”, il pagliaccio che fa ridere la gente per un bicchier di vino e “non gliene frega niente”, il “cantautore ciarlatano che contesta e che schiamazza mentre il babbo lavora e s’ammazza”.
Vita e rappresentazione più e meno deformata e deformante della vita, varia umanità sui social (ma anche in tv) a fare il verso a quella della realtà scoperta e coperta.
Foto, emoticon, icone, perfino gli esclamativi sembrerebbero da recitazioni a soggetto, ma il soggetto è soggetto a influencer, spesso inconsapevolmente pure copiato. Altri, infatti, manovrano. Sempre di meno, sempre più ricchi e dominanti perché lo spettacolo gratis va comunque pagato. “Pensa a tutto certa gente”, ma come nessun lo sa.
Nella dissolvenza della canzone, l’imbonitore invita “Venghino, venghino signori! I figli di m…. non pagano!” Un bambino gli fa eco: “A mà, mme ce porti?”.
Renzo Trappolini
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