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Bagnoregio - Lesioni, maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale - Applicato il divieto di avvicinamento anche alle figlie

Aggredisce moglie e carabinieri, 50enne allontanato da casa

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Il tribunale di Viterbo

Il tribunale di Viterbo

Divieto di avvicinamento a moglie e figlie per l’uomo arrestato a Bagnoregio. 

L. R., impiegato di 53 anni, si è presentato sabato mattina in tribunale accompagnato dai carabinieri.

Oltre che di resistenza a pubblico ufficiale, il pm Fabrizio Tucci lo accusa di lesioni e maltrattamenti in famiglia.

I carabinieri erano intervenuti giovedì sera per cercare di calmarlo. La moglie aveva chiesto aiuto dalla finestra alla vigilanza privata che, a sua volta, aveva contattato i militari. 

Succedeva verso le 22,45. Due ore dopo, L. R. era ancora nervoso e cercava di aggredire la moglie. A quel punto, sono arrivati gli uomini del Nucleo operativo radiomobile (Norm) di Montefiascone e il maresciallo capo di Bagnoregio Calisto Panico.

La moglie dell’impiegato voleva sporgere denuncia. Ai militari ha mostrato un livido sotto il ginocchio e ha raccontato di essere stata presa per il collo e sbattuta addosso al muro.

Lui, invitato a venire in caserma, si è rifiutato e ha cominciato a inveire contro i militari. Prima li avrebbe colpiti al petto, poi ha iniziato a sgomitare e scalciare. Da qui, l’arresto per resistenza a pubblico ufficiale, lesioni e maltrattamenti in famiglia. 

Davanti al giudice di Viterbo Italo Ernesto Centaro, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il suo avvocato Giovanni Labate ha chiarito, per lui, che si era trattato di un semplice litigio occasionale, dovuto a un ammanco di 10mila euro dal suo conto. Soldi che avrebbe preso la moglie, senza spiegare perché, scatenando la rabbia del marito. Ingiustificato, per il legale, il divieto di avvicinamento anche alle figlie: l’uomo è incensurato e non è mai stato violento con loro. Solo con la moglie – dalla quale è comunque intenzionato a separarsi – e solo a parole. 

Diversa la visione dell’accusa, che ha definito R. L. “incapace di trattenere i suoi istinti”, mantenendo la moglie in uno stato di “sottomissione psicologica”, con “pericolo anche per l’incolumità delle figlie”. Il giudice ha convalidato l’arresto e accolto la richiesta: l’impiegato dovrà lasciare la casa in cui vive con la moglie e non potrà vedere le figlie. L’udienza è aggiornata a fine giugno. 


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10 giugno, 2013

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