Viterbo – È irriverente considerare che negli incontri dei grandi del paese con gli altri grandi – e anche più grandi – del mondo, un po’ di umanità all’italiana ha spesso fatto bene ai colloqui e agevolato i risultati almeno quanto la diplomazia? Per conferma, riguardare la foto della presidente Meloni fianco a fianco e mano nella mano con Henry Kissinger, un grande nella storia recente per ruolo, età ed esperienza – è ultracentenario – e perfino per stazza, rispetto giovane Giorgia.
Chi accompagna chi, verrebbe da chiedere e stessa cosa per l’analoga passeggiata, sempre mano nella mano, al G7 di Hiroshima, della presidente italiana col presidente Biden il quale, ricevendola nei giorni scorsi nella sala ovale, la rimproverava amabilmente per non avergli detto che in un’altra parte della città c’era la figlia Ginevra e le chiedeva di farla venire subito lì a salutare quel vecchio nonno, a cui, peraltro, quasi nelle stesse ore, era toccato conoscere una settima nipotina della quale suo figlio aveva scoperto di essere padre dopo l’esame del Dna.
D’altronde, non sarebbe stata la prima volta di una “figlia di presidente” alla Casa bianca. A parte, infatti, le figlie accompagnatrici ufficiali di due presidenti della repubblica vedovi, Saragat e Mattarella, la prima fu Francesca Romana De Gasperi che, nel 1947, faceva da segretaria tuttofare al padre Alcide andato negli Usa a chiedere aiuti economici che risultarono poi determinanti per ricostruire l’Italia dopo la guerra ed anche per metterla stabilmente al riparo dall’influenza della Russia che con la Jugoslavia premeva al confine.
Giorgia Meloni e Joe Biden
Un giornale, Il fatto Quotidiano, sulla visita di Meloni a Biden, ha titolato con un ironico “”A Joe che te serve?”, forse con riferimento alle iniziative per la guerra in Ucraina. A De Gasperi, invece, furono gli americani a concedere un credito di cento milioni di dollari ed a consegnargli subito un assegno di cinquanta a titolo, ricorda Francesca Romana, di rimborso spese per i militari (bombardamenti inclusi) americani in Italia e – oh quanto son cambiati i tempi! – racconta Guido Carli, uno dei più grandi banchieri d’Italia che faceva parte della delegazione, “il presidente del consiglio, non sapendo che fare dell’assegno, lo passava nelle mani dell’ambasciatore Tarchiani che, in tutta naturalezza, lo riponeva nel portafogli, accanto alle banconote di sua proprietà”.
Nelle visite di stato, aspetti umani e certi gustosi siparietti contano e portano conseguenze buone ed anche meno. Notando la reciproca simpatia Meloni Kissinger mostrata nelle foto, la memoria va, infatti, ad altre istantanee meno amabili. Quelle che ritraevano l’allora segretario americano dopo i colloqui con Aldo Moro andato a convincerlo che due convogli paralleli, quello democristiano e quello comunista, avrebbero potuto convergere senza scontrarsi.
O lo sgarbo che gli argentini negli anni ’80 non perdonarono facilmente a Sandro Pertini che pure amavano, essendo in gran numero di origine italiana, quando il presidente lasciò in fretta Buenos Aires dov’era in visita ufficiale, preferendo correre a Mosca al funerale del capo del Pcus. Quella sera avrebbe dovuto partecipare ad un evento al teatro Colon e, stante la sua proverbiale imprevedibilità, ci facemmo carico, con la cantante lirica Cecilia Gasdia, di averne diretta conferma all’hotel Plaza dove alloggiava. Ma preferì dirigersi all’aeroporto dove, però, la partenza gli fu ritardata di qualche ora perché… in uno dei motori del jet era stranamente entrato un oggetto sconosciuto.
Renzo Trappolini con Cecilia Gasdia e Sandro Pertini
Di figli più o meno consapevolmente influenti sui rapporti ed avvenimenti pubblici son ricche la cronaca e la storia, come quando in Vaticano Giovanni XXIII volle mandare un messaggio trasversale a Nikita Krusciov, capo dell’Urss, pregando la figlia di questi di dare un saluto particolare a quello dei figli, e nipoti del leader comunista, che portava il suo stesso nome.
O l’influenza sui rapporti tra Italia e Libia dell’amicizia di Andreotti con l’allora presidente del Perugia Calcio che accoglieva nella squadra il figlio di Muammar Gheddafi.
E tanto altro ancora, sempre sul filo dei rapporti umani, anche quando, per esempio, i fotografi colsero una espressione particolarmente interessata di Berlusconi verso la first lady americana Michelle Obama, forse un complimento per l’“abbronzatura” già apprezzata nell’illustre consorte. Il quale, però, era d’origine africana e presidente degli Stati Uniti.
Renzo Trappolini
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