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Cultura - Domenica alle 19,30 lo spettacolo che ricostruisce la storia della rivalità tra le due città

La guerra tra Ferento e Viterbo nel racconto di Giuseppe Rescifina e Francesco Mattioli

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Viterbo - Ferento

Viterbo – Ferento

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Da dove nasce l’odio profondo tra Viterbo e Ferento? E cosa c’entra la bellissima Galiana con la guerra tra le due città? Quale misteriosa entità si cela tra i boschi e i rivi di Acquarossa? E perché Viterbo distrugge Ferento ma ne accoglie parte degli abitanti fra le proprie mura?

Il giornalista e saggista Giuseppe Rescifina e il sociologo e scrittore Francesco Mattioli, con la collaborazione del gruppo La contesa, cercheranno, a 850 anni di distanza dall’evento, di dare una risposta a tali quesiti domenica 6 agosto (alle 19,30) nell’area antiche terme di Ferento, nel contesto di Ferento teatro festival.

La distruzione della città ad opera della vicina Viterbo è oggetto di diverse leggende e ipotesi. Sembra essere scaturita da un episodio del 1169 che alcune cronache riportano con una certa confusione.

Sembrerebbe infatti che i ferentesi avessero chiesto a Viterbo un aiuto per la lotta contro la città di Nepi (ma si parla anche del contrario). Tuttavia, mentre l’esercito viterbese attendeva gli alleati sui monti Cimini, i ferentesi, arrivati davanti alle mura di Viterbo, si fecero aprire la porta Sonsa e misero la città a sacco. La popolazione impaurita si rifugiò nella chiesa di santa Cristina e l’arciprete, venuto a conoscenza dell’accaduto, partì subito a cavallo verso i soldati viterbesi i quali, appresa la notizia, presero subito a rincorrere gli assalitori già sulla via del ritorno.

Arrivati addosso al nemico, i viterbesi scatenarono una feroce carneficina che non risparmiò nessuno e tanti furono i morti sparsi in quel luogo, che prese il nome di Carnajola o Carnaio.

Questa versione dei fatti, è quella chi viene tramandata dai viterbesi, senza nessuna documentazione che possa darci una controversione, certo è che i viterbesi erano determinati ad avere il totale controllo del territorio e dovevano a tutti i costi togliersi di mezzo la città di Ferento, che posta in quella zona così strategica, non poteva che essere sottomessa.

Dopo questo assalto Ferento, fortemente indebolita, fu costretta a giurare sottomissione a Viterbo nel 1171. Alla fine dello stesso anno la popolazione tuttavia si rivoltò e Viterbo, con l’aiuto della vicina Celleno, reagì duramente: la notte dell’1 gennaio 1172, con il favore del buio e con il pretesto di eresia, l’esercito viterbese attaccò a sorpresa la città addormentata, uccise uomini, donne, vecchi e bambini e finito il massacro, appiccò il fuoco distruggendo tutto.

Alcuni ferentesi di nobili famiglie furono ospitati a Viterbo presso la zona di San Faustino, mentre altri che si salvarono dalla strage si allontanarono dirigendosi verso la valle del Tevere. Lungo il percorso, trovarono riparo in alcune grotte di origine etrusca, presso le quali si stabilirono definitivamente, usandole come abitazioni, dando così origine a Grotte Santo Stefano.

Lo spettacolo sarà preceduto alle 18,30 dalla visita al sito archeologico, a cura dei volontari di Archeotuscia. 

Amministrazione comunale di Viterbo


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5 agosto, 2023

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