– “Sono stati cinque anni che mi hanno scosso, sa cosa è successo lunedì pomeriggio? I miei figli, mia moglie, la fidanzata di mio figlio mi hanno preparato una torta e hanno voluto fare festa.
Perché loro hanno compreso la mia situazione d’angoscia, a volte di disperazione negli anni”.
Il giorno dopo la tempesta elettorale che ha spazzato il centrodestra a Viterbo, rimane poco. Il più è da ricostruire e l’ormai ex sindaco Giulio Marini riparte dagli affetti.
Per ora si dedica alla famiglia, poi rientrerà al lavoro in Camera di Commercio. Sul fronte politico, è tutto da vedere.
Se l’aspettava una sconfitta in questa misura?
“Spesso voi giornalisti vi siete chiesti come stavo, se avessi gli stimoli. Io non è che non sapessi o non sentissi l’umore della città, ma non avevo altre strade.
Potevo scappare, potevo affidare ad altri le redini, un altro candidato. Ma il risultato non sarebbe cambiato. Ho scelto di rimanere, ho rinunciato al Parlamento per rimanere a Viterbo. Un gesto apprezzato da nessuno. Un uomo, un politico, i segnali li manda, ma se non sono recepiti e tantomeno apprezzati, c’è poco da fare. Mi sono beccato gli insulti facendo il sindaco, mi hanno detto di tutto, ma l’ho fatto. Ci ho messo la faccia”.
Insomma, alla fine le hanno presentato il conto.
“Direi che ho pagato tutto. Non c’è altro. All’inizio le perdite del Cev, subito alla partenza del mandato, a causa di una gestione fallimentare. Anziché creare entusiasmo attorno a me, ho dovuto parare il primo colpo. La fatica s’è fatta sentire, perché poi è arrivata la crisi e i tagli dal Governo ci hanno tolto pure il sangue.
Quindi l’arsenico, la crisi edilizia, le vicende della regione Lazio. Che altro avrei dovuto pagare? Fino a quando il Comune per me è diventato un’angoscia continua, per cinque anni”.
I problemi della città non può non averli visti.
“Pensa che se avessi potuto, non avrei fatto lastricare le strade? Da presidente della Provincia ne ho rifatte per cinquecento chilometri, che ci voleva a sistemare quelle del capoluogo? Non ci voleva niente. Bastavano i soldi. In Provincia li avevo, qui no. Elargire fondi alle frazioni. Che ci vuole? Niente. Solo averceli.
Quando ho potuto, li dati. Per il resto sono sempre stato costretto a scegliere, una cosa o l’altra”.
La classica coperta troppo corta.
“Poi che ci sono bilanci delle partecipati portati in positivo, a chi interessa? Che il Comune ha un bilancio virtuoso non interessa a nessuno. A tutti giustamente importa il marciapiede.
A chi interessa un amministratore che guarda al futuro con un progetto? A nessuno, ma io questo ho fatto. Non avendo possibilità di dare tutte le risposte sul quotidiano, almeno ho pensato al futuro.
In cinque anni abbiamo lavorato 47 milioni di euro in progetti, di cui 14 portati a compimento e 33 da portare in porto. Sono gran parte soldi che siamo riusciti a trovare da fuori e 14 dal bilancio proprio. Pochi per una città come questa.
Senza soldi come si fa a soddisfare tutte le esigenze? Con quei cinque euro che volgarmente un elettore ha messo dentro una scheda?”.
Avrà avuto le sue gatte da pelare, ma politicamente la sua maggioranza non l’ha certo aiutata, anzi. Occasioni per discutere, crisi e rimpasti non sono mancati.
“Quando tutto va a gonfie vele, se non avessi avuto il problema delle partecipate, l’edilizia non fosse andata in crisi e dava occupazione e reddito, non avrei avuto fatica a mantenere i miei. Ma pure la maggioranza con qualcuno se la doveva prendere. Pure loro se la sono presa con il sindaco, capro espiatorio di tutto.
Anche se il 17 dicembre 2011 tutti mi hanno detto di rimanere a fare il sindaco. Poi il 2012 è stato l’anno più difficile di tutti, un taglio da quattro milioni e mezzo dal Governo. La somma di tutte queste situazioni ha provocato l’esplosione finale”.
Adesso Marini che farà?
“Stamani ho girato tra vari uffici a Viterbo, cercando di sistemare tutto. Mi prendo un periodo di riflessione familiare. Voglio mettere insieme i cocci di una vita spesa per la politica, minimo riflessione su quello che mi piace o non piace fare. Mi dedico famiglia. Per il resto non lo so, non è facile.
Sul fronte lavoro, non sono ancora andato alla Camera di commercio, lo farò nei prossimi giorni, per organizzare il mio rientro. Per ora ho bisogno di un po’ di tranquillità, questi cinque anni mi hanno scosso”.
Comunque un posto in consiglio comunale ce l’ha, non è che sta pensando a dimettersi?
“Ci sarò, vedremo con gli altri la formula più idonea. Verificheremo cosa la maggioranza metterà in atto. Quei 33 milioni di euro in opere dobbiamo impegnarci per mandarle a compimento. Faremo un’opposizione attenta.
Serve qualcuno che sappia cosa si va a portare a compimento. Io un minimo di conoscenza l’ho acquisita.
C’è poi da supportare qualcuno per la rinascita di un gruppo di persone, elementi non ne mancano. Ma non necessariamente devo essere io il leader, sono solo una pedina da usare per la conoscenza che posso avere e che metto a disposizione, nient’altro”.
Giuseppe Ferlicca
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