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Politica - L'analisi del voto del movimento La mia Tuscia

Il “civismo esasperato” ha ottenuto più voti di Marini…

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Renzo Poleggi

Renzo Poleggi (La mia Tuscia)

Riceviamo e pubblichiamo – Egregio direttore,

è ormai passato qualche giorno dall’elezione del nuovo sindaco di Viterbo e finalmente il “clima politico” va lentamente raffreddandosi, e forse è ora di iniziare a fare un’analisi seria e realistica di quanto accaduto, guardando oltre le ideologie e gli schieramenti.

In prima battuta bisogna dire che a Viterbo, ma anche nel resto d’Italia, la sconfitta del centrodestra difficilmente può essere catalogata come un fatto episodico; già alle elezioni politiche di febbraio era suonato un campanello d’allarme, e soltanto il cronico autolesionismo del centrosinistra aveva evitato che Bersani & C. ottenessero una clamorosa e sonora vittoria.

La “batosta” subita da Marini indica chiaramente che il Pdl non è più un qualcosa di unito e granitico, ma sono ormai emerse lotte intestine e necessità di un ricambio generazionale che, fra i vari scenari possibili, potrebbe portare al divorzio tra le due anime politiche del Pdl.

Giulio Marini è persona troppo intelligente ed esperta per non essersi reso conto che le coltellate ricevute alle spalle sono state molto più dolorose e significative rispetto all’esiguo numero di voti ottenuti e non regge più di tanto l’alibi dell’astensionismo: è evidente a tutti i viterbesi che stavolta qualcosa nel Pdl non ha funzionato come doveva o come si sperava. Troppa gente che “andava al mare” e non appoggiava, e che poi al mare non andava più, troppi sedicenti alleati si sono defilati proprio quando era il momento di fare quadrato.

Ma veniamo a quello che qualcuno ha chiamato “civismo esasperato”, inserendo nello stesso contenitore liste espressione di un movimento politico indipendente presente sul territorio da oltre due anni, e chi ha presentato una lista soltanto per assecondare le proprie manie di grandezza, la propria voglia di apparire, di vedere la propria foto sul giornale, rendendosi così artefice di una frammentazione che ha visto la presenza di ben 21 liste, quando a Roma sono state “solo” 39.

Le manovre sottobanco fanno purtroppo parte della politica, ma stavolta si sono superati i limiti della decenza: c’è chi ha abiurato la propria fede politica e tradito il proprio mentore passando alla “concorrenza”; c’è chi pensa che basti una manifestazione culturale (o presunta tale) per far rinascere Viterbo e chi si dichiara di destra solo perché esibisce un portachiavi con l’effige di Mussolini, e c’è chi si è dato da fare per sabotare ogni possibilità di riunire insieme, con una lista unica, tutte le liste civiche in lizza.

Chissà quanti elettori viterbesi si sono sentiti traditi da questi trasformisti della politica (e i dati sull’astensionismo lo confermano) e quanti si sono resi conto che, in un modo o nell’altro, questa città è ancora nelle mani di chi la guidava 18 anni fa; e se Marini è stato accusato di immobilismo, speriamo in futuro di non dover accusare Michelini di aver fatto ancora peggio.

Comunque, tanto per fare un po’ di polemica, quel contenitore pieno di “civismo esasperato” e cioè le nove liste civiche (escludendo i grillini, Rifondazione e Solidarietà cittadina) hanno ottenuto, dati alla mano, un totale del 26,72% dei voti al primo turno, contro il 25,18 del sindaco uscente Marini.

Il che significa, sempre dati alla mano, che se le varie espressioni del “civismo esasperato” avessero accettato di partecipare al progetto Quarto polo, a cui La mia Tuscia lavora da oltre due anni, forse al ballottaggio non sarebbe andato Marini, e forse adesso in città si respirerebbe un’aria tutta nuova, e forse ora staremmo facendo tutt’altri discorsi, ma purtroppo è soltanto “forse”.

La Mia Tuscia


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17 giugno, 2013

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