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Agricoltura, ambiente e ricerca - Importante riconoscimento per il docente dell'Unitus eletto alla guida dell'Associazione per la scienza e le produzioni animali

Il professore Bruno Ronchi presidente dell’Aspa

di Paola Pierdomenico
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Il professore Bruno Ronchi

Il professore Bruno Ronchi

Il professore Bruno Ronchi

Il professore Bruno Ronchi

Il professore Bruno Ronchi

Il professore Bruno Ronchi

Il professore Bruno Ronchi

Il professore Bruno Ronchi

– Bruno Ronchi presidente dell’Aspa.

Importante riconoscimento per il professore ordinario del dipartimento di
 Scienze e tecnologie per l’agricoltura, le foreste
la natura e l’energia (Dafne) dell’Università degli Studi della Tuscia, eletto alla presidenza dell’Associazione per la scienza e le produzioni animali.

La società scientifica, fondata nel 1973, conta attualmente 400 soci. Ronchi si prepara ad affrontare questa sfida nel segno della “cultura e società”, uno slogan che lui stesso ha coniato per definire le linee guida del suo lavoro. Un impegno che punta a promuovere  in tutto il mondo i risultati della ricerca italiana sulle produzioni animali, senza escludere da questo processo i giovani che devono farsi spazio.

Sarà presidente dell’Aspa per il triennio 2013-2016. Di cosa si occupa l’associazione?
“La società scientifica si occupa principalmente della promozione della ricerca nel campo delle produzioni animali – dice Ronchi -. Discipline che fanno riferimento all’allevamento degli animali di interesse zootecnico, alle tecnologie di allevamento, al miglioramento genetico e alla la nutrizione e alimentazione animale. La società porta avanti anche la formazione al cosiddetto terzo livello e cioè fornisce indirizzi sulla qualificazione dell’offerta formativa per le esigenze del mondo del lavoro e della ricerca. In questo contesto si inseriscono alcuni aspetti relativamente nuovi, come la qualità e la sicurezza degli alimenti di origine animale e il benessere degli animali allevati. Ulteriore novità riguarda l’impatto ambientale degli animali di interesse zootecnico e cioè di come i sistemi di allevamento, soprattutto quelli a carattere intensivo ma anche estensivo, possono influire negativamente sull’ambiente e in che modo l’impatto possa essere mitigato”.

Quali sono gli obiettivi portati avanti dai ricercatori?
“L’umanità avrà un bisogno crescente di prodotti di origine animale, sia perché si prevede un fortissimo incremento della popolazione mondiale, e poi perché l’economia di alcuni paesi, come la Cina e la Russia, stanno progredendo a ritmo sostenuto, con una crescente richiesta di questi alimenti. Noi, come esperti ricercatori, abbiamo il compito di dare risposte a questa esigenza. La qualità e la sicurezza dei prodotti di origine animale è un punto di riferimento.

Spesso la carne è indicata come una delle cause dei danni alla salute umana. Lavoriamo per fornire al consumatore, e più in generale al cittadino, assoluta chiarezza ed evitare falsi allarmismi. La ricerca, infatti, dimostra che i prodotti di origine animale possono arricchirsi di sostanze utili per la salute dell’uomo. Questo si può fare attraverso semplici procedimenti come il miglioramento genetico degli animali o la corretta alimentazione degli animali stessi e far sì, per esempio, che nel latte siano presenti delle sostanze a funzione protettiva. In questo modo, si arriva a quello che molti chiamano “umanizzazione del prodotto animale” per renderlo vicino alle esigenze delle diverse categorie di consumatore”.

Con quali metodi viene portata avanti la ricerca?
“La società è composta da 400 soci ricercatori provenienti dal mondo universitario italiano con una minima parte di studiosi degli istituti di ricerca del Cnr e del ministero dell’Agricoltura. La ricerca è svolta nell’ambito delle facoltà di medicina veterinaria e di agraria dove esistono ormai da tempo corsi di produzione animale orientati all’allevamento dei ruminanti, dei monogastrici, come il suino e il pollo, e spesso anche corsi di acquacoltura e cioè allevamento di pesce sia nei corsi di acqua interni, fiumi e laghi, che lungo le coste come accade in Sicilia o nella laguna di Orbetello. Una tecnica che servirà a risolvere i bisogni futuri di proteine di origine animale”.

La società è organizzata in commissioni di studio. Come operano?
“Le commissioni sono un elemento di grande vitalità della nostra associazione e ognuna affronta questioni diverse. Agiscono da collegamento tra il mondo della ricerca, le esigenze della società e del mondo produttivo. Ne nascono dei documenti, sia scientifici che tecnici, che poi vengono diffusi”.

Quale filosofia porterà avanti durante la sua presidenza?
“Il mio slogan sarà “cultura e società”. Cultura per far sì che la nostra associazione sviluppi di più e in maniera sempre più qualificata e approfondita la scienza delle produzioni animali. Ma anche società per fornire un contributo sulle questioni relative all’approvvigionamento di prodotti di origine animale e alla loro qualità e sicurezza”.

L’Aspa riserva una grande attenzione al mondo dei giovani. In che modo?
“Spero che i giovani possano trovare, in questo settore, occasioni di professionalizzazione e lavoro. Non soltanto nel nostro paese, ma anche in Europa e nei paesi in via di sviluppo. Un obiettivo che si può raggiungere solo nel caso in cui i nostri corsi di laurea siano aggiornati e al passo coi tempi. Serve anticipare, attraverso la formazione, le esigenze della società che si iniziano solo a intravedere. Dobbiamo dare ai giovani gli strumenti di competitività per trovare un lavoro”.

Ci sono buone possibilità, secondo lei?
“Nel nostro paese abbiamo a che fare con una produzione zootecnica di eccellenza, conosciuta in tutto il mondo. Penso al prosciutto San Daniele o a quello di Parma, ma anche al parmigiano reggiano e ai formaggi tipici che sono più di 300. Alimenti che derivano dall’allevamento e che, attraverso la filiera produttiva, si coniugano anche con la trasformazione industriale. E’ un settore vitale e in espansione nel nostro paese. La nostra società, inoltre, mantiene rapporti con gli allevatori, l’industria mangimistica e quella di trasformazioni”.

Quali sono le principali criticità di questo settore?
“Grazie alle direttive europee, abbiamo un sistema di controllo degli alimenti molto attento, specie per il mercato interno. Abbiamo l’onore di ospitare a Parma, l’ente europeo per la sicurezza alimentare, che punta a migliorare l’attenzione sulla sicurezza e far sì che il consumatore, anche attraverso chiari sistemi di tracciabilità e rintracciabilità, possa avere maggiori garanzie sui suoi acquisti. Più complessa è invece la questione dei prodotti di importazione. Non possiamo nascondere, infatti, il deficit sugli alimenti come la carne bovina o il latte che arrivano dai paesi extra comunitari. In questo caso il livello di attenzione e controllo deve aumentare, anche se ultimamente l’Europa si è dotata di strumenti molto robusti”.

Come è la situazione di mercato dei prodotti di origine animale?
“In questo ambito, una società scientifica può fare relativamente poco. Spesso riceviamo lamentele dagli allevatori, specie quelli del latte, perché il valore di mercato dei prodotti è davvero molto basso. Lo scorso anno, per esempio, aveva raggiunto prezzi bassissimi, al di sotto della soglia di redditività. In pratica con quello che ricavavano non riuscivano a ricoprire le spese. E’ un problema grave su cui deve intervenire la politica e non solo quella italiana, ma quella mondiale”.

In che modo vengono diffusi i dati della ricerca scientifica? 
“L’Aspa sin dall’inizio, nel 1975, ha puntato su una rivista dal titolo “Zootecnia e produzione animale” che raccoglieva i contributi della ricerca italiana nel campo dell’alimentazione animale, del miglioramento genetico e della qualità di prodotti di origine animale. Da subito è stato uno strumento di crescita e stimolo straordinario per tutta la società e per i giovani che si affacciavano al mondo della ricerca. Il grande salto è stato fatto più di recente, nel momento in cui abbiamo deciso di trasformarla in una rivista internazionale con pubblicazioni in inglese. E’ diventata così l'”Italian journal of animal science” con contributi da tutto il mondo. Questo ha comportato anche l’impact factor, ossia un fattore che misura la qualità della ricerca. Il nostro punteggio è considerevole”.

Ci sono delle priorità da mettere in atto?
“Celebriamo il congresso ogni due anni e il  prossimo sarà organizzato in Lombardia all’interno dell’Expo 2015, quest’ultimo dedicato al tema “Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Saremo presenti con un contributo sulla storia dell’agricoltura e dell’allevamento. Lo scopo è quello di aprire all’internazionalizzazione e confrontarci con una comunità sempre più ampia anche per permettere ai nostri giovani ricercatori di interagire con esperienze diverse e offrire ai nostri produttori occasioni di scambio con tanti paesi”.

Secondo lei ci sono mancanze culturali in questo ambito?
“La ricerca italiana sta procedendo in maniera spedita e quella italiana va di pari passo con quella statunitense – conclude Ronchi -. Lo dimostrano la qualità delle pubblicazioni e i livelli dei ricercatori. Non tutto però si trasferisce nei sistemi produttivi. e da qui nasce l’esigenza di una formazione specie universitaria per garantire l’assistenza tecnica e la divulgazione. Fattori che comunque non dipendono esclusivamente dal mondo universitario, ma anche da possibilità concrete di finanziamento di certe iniziative culturali. Solo se esistono condizioni favorevoli per la divulgazione e per l’assistenza tecnica, allora tutto quello che di buono la ricerca fa può essere trasferito nel mondo operativo ed essere sfruttato al meglio”.

Paola Pierdomenico


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21 giugno, 2013

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