Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – A titolo personale e, in qualità di volontaria ex art.78 e ora art.17 (uff. Diocesano Uff. P. Salute) in servizio presso la Uomp di Belcolle è fraterno soffermarci, su quanto accaduto dentro la nostra casa circondariale di Mammagialla.
Siamo vicini a questi uomini e donne per ringraziarli; custodiscono i fratelli ristretti e ci garantiscono, a prezzo della loro libertà, (perché anche loro mirabilmente prigionieri) la nostra libertà e incolumità.
Quanti di loro hanno scelto questo lavoro? Pochi! Ci si sono trovati; hanno tracciato una strada nuova, con fatica…limati nel “sé” tra regole e stato di coscienza. Ci offrono uno spaccato di umanità, sempre in divenendo…da lavoro a missione, cosa faticosa assai!
L’ho vissuto da osservatrice. La parola alla testimonianza: “Venerdì 7 settembre in mattinata ero in servizio alla Uomp di Belcolle; secondo le regole e disposizione, in funzione delle necessità contingenti, le unità avrebbero dovuto essere da 5 a 6 in turno. Invece erano in 2. Conosco il pianeta carcere dal 1992 e l’ho vissuto fino ad oggi alla Protetta di Belcolle”.
A tutte le istituzioni, da cittadina invoco: scendiamo dentro le necessità reali e dure di questi concittadini operatori eccezionali; hanno famiglia, sono persone e ci stanno perdendo la salute. Chi li ripagherà di queste aggressioni? Siamo corresponsabili come membri della comunità.
Questo spaccato, che racconto, nulla toglie alla segretezza del volontario, ma vuole essere indicativo dello stato dell’arte. Abbracci alla polizia penitenziaria, un grazie e un profondo scusa. Io sono qui.
Maria Paola Angelini
– “Notte da incubo a Mammagialla, morto un detenuto e uno salvato da un tentativo di suicidio”
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