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L'Irriverente -

Napolitano, Messina Denaro, Francesco e la riverenza

di Renzo Trappolini
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Giorgio Napolitano

Giorgio Napolitano


Viterbo – Irriverente – come è nel suo Dna la satira – una vignetta di Natangelo su Il fatto Quotidiano: due bare sovrapposte, quella di Giorgio Napolitano e, sotto, quella di Francesco Messina Denaro, il capo dello stato e il capo della mafia morti negli stessi giorni. A dividerle la bandiera tricolore da cerimonia. Allusione forse alla cosiddetta trattativa Stato-Mafia che nell’indagine giudiziaria sembrò lambire il Quirinale, ma la Corte costituzionale non condivise e ordinò la distruzione delle intercettazioni dei pochi minuti di telefonate tra il presidente ed un ex ministro dell’Interno.

Riverente la presidente del consiglio Meloni davanti al feretro del presidente emerito, col segno della croce e il bacio finale alle dita come si faceva una volta al passaggio di un corteo funebre, nel silenzio rotto solo dalle serrande dei negozi abbassate per rispetto.

Quasi riverente, tra i non pochi inopportuni messaggi di cordoglio sui social per Messina Denaro, quello di chi ha scritto “Speriamo che il SIGNORE NOSTRO lo perdoni”. Con le maiuscole per indicare il Dio di chi lo crede Padre di tutti e che Alessandro Manzoni immaginò accanto al letto del Napoleone mai inchinato “al disonor del Golgota”. Perché lui, se “ atterra, suscita e affanna”, poi “consola. Il capo dei capi, in un pizzino, aveva lasciato scritto “Rifiuto ogni celebrazione religiosa”.

Anche papa Francesco ha incontrato la morte di Napolitano che ha riverito come uomo ed estimatore. Non da capo di stato, né – considerato che non l’abbiamo visto segnarsi o benedire la salma – da pontefice di una religione che considera la morte un passaggio e i suoi fedeli la accompagnano da sempre con la preghiera, solenne o a fior di labbra che sia, e l’addio col segno della croce.

Riverente, dunque, Francesco, per sette minuti immobile come la croce del suo abito.

In radio, Lamberto Dini, che fu presidente del consiglio italiano e che negli anni in cui Napolitano venne ammesso negli Stati Uniti gli fece da guida presso i rappresentanti dell’economia mondiale, ha commentato: “La Chiesa è un’organizzazione politica nel senso che cerca di modificare i suoi atteggiamenti con i mutamenti della società e questo è un papa progressista che sta cambiando tutto”.

Il predecessore di Francesco, Benedetto XVI, ammonì: ”Spesso ci preoccupiamo delle conseguenze sociali, culturali e politiche della fede, dando per scontato che essa ci sia” . Un secolo prima, George Bernard Shaw, scrittore intellettualmente “laico” e non di rado irriverente rispetto ai canoni usuali di lettura delle cose della vita e dell’aldilà, aveva scritto: “Non è l’incredulità il vero pericolo della nostra società: è la fede”.

Renzo Trappolini


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2 ottobre, 2023

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