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Viterbo - Il direttore Luca Zoncheddu: “Un progetto sostenuto da Arsial e che punta a coinvolgere aziende, cittadini e associazioni”

“Il cibo giusto, la Caritas apre mensa e orti solidali alla comunità”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Il cibo giusto, l’accoglienza si fa cultura. La Caritas apre mensa e orti solidali alla comunità”. È il nuovo progetto della Caritas, sostenuto da una Carta dei principi e presentato questa mattina dal direttore Luca Zoncheddu e dalla presidente di Caritas Emmaus Francesca Durastanti nella sala della mensa diocesana di piazza San Leonardo a Viterbo. Un progetto – Il cibo giusto – finanziato con 20 mila euro da Arsial, l’agenzia regionale per lo sviluppo e l’innovazione dell’agricoltura del Lazio.


Viterbo - Presentazione del nuovo progetto della Caritas

Viterbo – Presentazione del nuovo progetto della Caritas


“L’obiettivo del progetto – ha detto Durastanti – è aprire alla comunità la mensa e gli orti solidali a Santa Barbara. Il tutto attraverso una serie di eventi che puntano a coinvolgere aziende agricole, associazioni e cittadini”.


Viterbo - Presentazione del nuovo progetto della Caritas - Il vescovo Orazio Francesco Piazza

Viterbo – Presentazione del nuovo progetto della Caritas – Il vescovo Orazio Francesco Piazza


In che modo? “Ad esempio – spiega Durastanti – abbiamo invitato le aziende agricole a mettersi in rete per quanto riguarda le forniture. Per fare eventi aperti alla comunità: apertivi per i giovani dove poter parlare di solidarietà, inclusione e dignità. Oppure eventi da realizzare direttamente alla mensa don Alceste Grandori, portando le scuole per parlare di accoglienza, giustizia sociale e territorio. Infine, cene integrate con ospiti della mensa e cittadini. E sono soltanto alcune delle attività che verranno rese note con la pubblicazione a breve di un calendario delle iniziative”.


Viterbo - Presentazione del nuovo progetto della Caritas - Dina Maini

Viterbo – Presentazione del nuovo progetto della Caritas – Dina Maini


Alla presentazione di questa mattina, assieme a Zoncheddu e Durastanti, c’erano anche il vescovo Orazio Francesco Piazza, l’assessora alle Politiche sociali Patrizia Notaristefano, Dina Maini di Arsial, i segretari generali della Cisl e della Fai Cisl Viterbo, rispettivamente Fortunato Mannino e Sara De Luca e Domenico Arruzzolo di Viterbo con Amore.

Il progetto, gestito dall’associazione di volontariato Caritas Emmaus, vede anche la partecipazione della diocesi di Viterbo, della Caritas diocesana e di CaritàCoop.


Viterbo - Presentazione del nuovo progetto della Caritas - La mensa Caritas di piazza San Leonardo

Viterbo – Presentazione del nuovo progetto della Caritas – La mensa Caritas di piazza San Leonardo


“Una chiesa estroversa e capace di creare rete – ha sottolineato il vescovo Piazza durante il suo intervento – testimone di una pastorale che si è messa in cammino nel migliore dei modi. Abbiamo bisogno di mettere in campo tutte le risorse di ogni provenienza e situazione, con un focus che sia inclusivo e rispettoso della dignità, per permettere alle persone di potersi esprimere nelle condizioni in cui vive. Nell’affrontare i problemi, costruiamo comunità. In una società preoccupata più per i consumi che della qualità della vita”.


Viterbo - Presentazione del nuovo progetto della Caritas - Francesca Durastanti

Viterbo – Presentazione del nuovo progetto della Caritas – Francesca Durastanti


“L’agricoltura – ha poi aggiunto Maini di Arsial non è solo cibo per il corpo. Quando il cibo diventa giusto diventa cultura, bellezza e incontro. E l’incontro si ha solo laddove la comunità esiste”.

Il progetto è accompagnato da una Carta dei principi suddivisa in sei punti. Un vero e proprio patto che la Caritas propone alla comunità.


Viterbo - Presentazione del nuovo progetto della Caritas - Luca Zoncheddu

Viterbo – Presentazione del nuovo progetto della Caritas – Luca Zoncheddu


Il primo punto è la partecipazione. “Riteniamo sia necessario promuovere il contrasto della povertà alimentare attraverso la coesione sociale – sta scritto nella Carta -, l’inclusione, lo scambio intergenerazionale e multiculturale e la solidarietà per garantire l’accesso ad un cibo di qualità attraverso la creazione di comunità. Crediamo che la partecipazione della comunità vada sollecitata con azioni di educazione al rispetto della persona, al valore del cibo e alla tutela dell’ambiente e della salute. Intendiamo favorire processi di costruzione di reti di relazioni con tutti gli attori socioeconomici e istituzionali dentro e fuori il territorio. Interpretiamo il lavoro di rete come parte del processo di sviluppo di una comunità aperta alle idee, stimoli e risorse per la realizzazione di processi condivisi. Per tale motivo il Patto è un sistema aperto a tutte le realtà che intendono partecipare”.

Il secondo punto. Cibo e comunità. “Costruiamo comunità nei processi legati alla produzione e alla distribuzione del cibo aprendoci a nuovi scenari di condivisione tra cittadini, istituzioni, imprese e comunità locali. Ci impegnamo a promuovere il valore del cibo come ‘bene comune’ e a rafforzare il senso di appartenenza, a costruire reti locali di consumatori e produttori, a promuovere un sistema alimentare legato al territorio, alla stagionalità, alla salubrità del prodotto e alla dignità del lavoro. Ogni persona ha un valore di cittadinanza capace di incidere profondamente sulla costruzione della comunità. L’inclusione è la capacità di una comunità di confrontarsi, di crescere e di accogliere chi la compone rispettandone le specificità. Nella comunità inclusiva il cibo, bene primario, produce legami, cultura, gusto e saperi”.


Viterbo - Presentazione del nuovo progetto della Caritas

Viterbo – Presentazione del nuovo progetto della Caritas


Il terzo punto. Condividere per educare. “Pensiamo che il cibo, snodo di relazioni e di legami del ‘prendersi cura’, possa garantire la condivisione, il rispetto delle differenze e dei diritti civili: un modello di innovazione sociale che diventi fonte di ispirazione per nuove azioni di condivisione, organizzative ed economiche a vantaggio del territorio. Intendiamo sostenere azioni che mettano al centro il cibo per parlare di qualità e dignità, agroalimentare e sociale, attraverso la realizzazione di eventi e azioni per educare al consumo consapevole e valorizzare l’atto di consumo e di acquisto del cibo anche come occasione di conoscenza per superare il modello che genera eccedenze e sofferenze. Un percorso dove il cibo ‘condiviso’ educa alla civiltà e alla giustizia sociale”.

Il quarto punto. Giustizia sociale. “Parlare di diritto al cibo significa riflettere sul concetto di lotta alla disuguaglianza, quindi di equità e di giustizia, che non possono essere misurate solo in termini di distribuzione del reddito ma anche e soprattutto considerando l’offerta di opportunità di uscita dalla vulnerabilità. Pensiamo che il diritto al cibo significhi costruire garanzie affinché ci sia un equo accesso alle risorse sociali, culturali ed economiche per la lotta alla fame. Per questo il Patto sostiene azioni multi livello legate all’educazione, alla cultura, alla salute e allo sviluppo di comunità solidali”.

Il quindi punto. La bellezza. “Mangiare è un allenamento alla bellezza, perché è un allenamento alla capacità di gustare. Gustare significa andare oltre l’utilità e fare del cibo un elemento culturale. Per questo promuoviamo la valorizzazione dell’identità intesa sia come qualità agroalimentare per la promozione del territorio sia come elemento di rispetto della persona”.

Infine, il sesto e ultimo punto. Il contrasto allo spreco. “Intendiamo promuovere una cultura della valorizzazione dello spreco alimentare e del recupero delle eccedenze anche attraverso la definizione di strumenti per favorire l’innovazione istituzionale, accompagnare i processi di innovazione civica e dare supporto a coloro che operano nel settore in un’ottica di integrazione delle politiche. Sosteniamo percorsi educativi e formativi per favorire l’accesso alle informazioni che costituiscono il primo passo nella direzione di scelte di consumo consapevoli e stili di vita sostenibili. Per questo favoriamo processi di accompagnamento rivolti ad un consumo consapevole e al recupero inteso come risorsa, come pratica di valorizzazione andando oltre lo stigma di assistenza verso chi vive una condizione di povertà o fragilità”.

Daniele Camilli


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28 settembre, 2023

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