La baronessa Bianca Maria Hubner
Viterbo – (p.c.) – Una storia straordinaria fino ad oggi sconosciuta, a cavallo della seconda Guerra mondiale, di una nobildonna piemontese imprenditrice agricola a Viterbo per circa vent’anni (1941-1960), descritta all’interno del nuovo libro di Silvio Cappelli, intitolato “La baronessa volante. Dal Teatro alla Scala di Milano alla necropoli di Castel d’Asso in Viterbo. L’opera di trasformazione fondiaria realizzata da Bianca Maria Hübner”, che verrà presentato sabato 7 ottobre alle ore 17,30 nel foyer del Teatro Unione di Viterbo.
La baronessa Hübner acque l’8 agosto del 1902 a Gaglianico, comune piemontese che faceva parte della provincia di Vercelli. Era di famiglia nobile e in giovanissima età la troviamo attrice in diversi film muti: I saltimbanchi (1919), Il sotterraneo fatale (1920), La sconfitta dell’idolo (1920), Il re della maschera d’oro (1920), La duchessa di Nala (1921 circa), Scalabrino (1921), Una signorina in lotteria (1922), Il forzato dell’amore (1923), Wellington contro se stesso (1923), La congiura di San Marco (1924), Saetta principe per un giorno (1924), La donna carnefice nel paese dell’oro (1926) e I martiri d’Italia (1927).
Viterbo anno 1958 località Vaccareccia – Bianca Maria Hubner in posa nella necropoli di Castel d’Asso – Foto di proprietà dell’Istituto Luce Cinecittà di Roma – Vietata la riproduzione
Una commissione di giornalisti l’aveva proclamata la donna più elegante di Milano. Altri avevano esaltato la sua intelligenza e il suo mecenatismo. La baronessa Hübner divenne pubblicista iscritta all’ordine dei giornalisti, musicista iscritta all’albo professionale degli artisti, creò e organizzò il «Premio Mediterraneo», destinato alla letteratura e al giornalismo, che vide come vincitori Anselmo Bucci e Marcello Gallian nel 1932. L’anno seguente organizzò a Sanremo la Prima esposizione internazionale dei giornalisti nel mondo; una rassegna originale degli oggetti rari e strani raccolti in tutto il mondo dai più noti inviati speciali. Quasi contemporaneamente venne inaugurata – sempre per interessamento della Baronessa – la Prima esposizione degli Animali nobili da pelliccia per la diffusione degli allevamenti allora appena sorti in Italia.
Una donna eccezionale che, seguendo le orme di suo padre, vide crescere dentro di sé, anche la passione per il mondo agricolo. Iniziò a fare le sue prime esperienze agricole nelle province di Brescia, Verona e Varese, forte delle conoscenze acquisite in questo campo anche durante i suoi viaggi in Germania, Olanda e Stati Uniti (in quest’ultima nazione si interessò particolarmente della coltivazione dei tabacchi).
Nel mese di novembre 1941 acquistò, dalla nobile famiglia Sagretti, alcuni terreni a Barbarano Romano per realizzare un oliveto specializzato. Un progetto che però durò pochissimo tempo perché il 16 maggio 1942 la nobildonna decise di acquistare dai coniugi Saverio Santovetti e da Maria Troili del marchese Paolo alcuni terreni siti a Viterbo in località Vaccareccia-Procoio comprendenti anche il sito archeologico della necropoli etrusca di Castel d’Asso. Bianca Maria Hübner creò così l’Azienda agricola Arcione, partendo da terreni poco sfruttati, facendone un centro agricolo e industriale che dava la possibilità di vivere a circa 600 persone. Volle rendere quanto più possibile e confortevole la vita dei lavoratori e delle loro famiglie creando un complesso di opere sociali. Così, oltre avere portato nei centri abitati l’acqua potabile e l’energia elettrica, dotò l’Azienda di uno spaccio, di una chiesa, di una scuola elementare, di corsi per adulti analfabeti, di corsi di perfezionamento agricolo, di una biblioteca circolante, del telefono, del telegrafo, del servizio postale a domicilio, di un servizio di linea tra l’Azienda e Viterbo, e di un ambulatorio medico.
Giovanni Battista Sguario, bibliotecario in Viterbo, sicuramente si riferisce alla baronessa Hübner quando scrive sul periodico «Biblioteca & Società»: «Albert Kesselring era comunque di casa a Viterbo: tra il settembre 1943 ed il giugno del 1944 il Feldmaresciallo fece frequenti visite in città per incontrarsi con una nobildonna cittadina proprietaria di una vasta tenuta di tabacco nei pressi di Castel d’Asso». Mancano il nome e il cognome ma il chiaro riferimento porta alla nostra Baronessa.
Nel 1956 Bianca Maria Hübner, per questa sua opera di trasformazione fondiaria, per le sue benemerenze in campo agricolo industriale, su proposta del Ministero dell’Agricoltura e Foreste, fu insignita dell’onorificenza della Croce di Cavaliere al Merito della Repubblica Italiana. Due anni dopo, per i suoi crescenti e sorprendenti risultati conseguiti in campo agricolo, ottenuti impiegando capitali propri e sacrificando energia e lavoro, fu insignita dal Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi dell’onorificenza di Commendatore della Repubblica Italiana. Fino a quel momento in Italia erano soltanto tre le donne che potevano fregiarsi dell’altissima decorazione.
Giovane e straordinaria donna, elegantissima, Bianca Maria Hübner partecipava quasi sempre alle prime al Teatro alla Scala di Milano e al Teatro dell’Opera di Roma, presenziando i ricevimenti della migliore società di Roma, di Milano, di Parigi, ed era nota anche negli ambienti internazionali con larghe amicizie a New York, Londra e altre capitali. Morirà prematuramente, stroncata da una grave malattia, l’11 febbraio 1960 all’età di 58 anni.
La pubblicazione di Silvio Cappelli è patrocinata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Viterbo e dalla Fondazione Carivit. Alla presentazione interverranno: Alfonso Antoniozzi vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Viterbo, Luigi Pasqualetti presidente della Fondazione Carivit, Luciano Osbat presidente del Centro di ricerche per la storia dell’Alto Lazio.
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