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Viterbo - Il commissario del consorzio biblioteche: "Sono stanco e deluso, voglio mollare e ho fatto anche tanti errori personali e collettivi"

Paolo Pelliccia: “Voglio lasciare l’incarico e tra tre anni candidarmi al consiglio comunale”

di Daniele Camilli
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Paolo Pelliccia

Paolo Pelliccia


Viterbo – “Voglio lasciare l’incarico e tra tre anni candidarmi al consiglio comunale”. Paolo Pelliccia è il commissario straordinario del consorzio biblioteche. Ai vertici degli Ardenti e della Anselmo Anselmi da quasi 13 anni. “Sono stanco e deluso – ha detto -. Voglio mollare”. Più di un decennio alla guida delle biblioteche provinciale e comunale. La prima l’ha rivoluzionata, raccogliendola a pezzi e trasformandola in un punto di riferimento cittadino e un esempio nazionale, citata oggi in diversi libri e articoli di stampa. La seconda la sta trasformando invece in un polo culturale capace di cambiare il volto a un intero quartiere all’interno del centro storico.

“Ho fatto anche tanti errori – ha aggiunto Pelliccia -. Personali e collettivi. Ma li dirò in un’altra occasione, facendo nomi e cognomi”.


Viterbo - La biblioteca provinciale

Viterbo – Il consorzio biblioteche


Commissario Paolo Pelliccia, 12 anni, quasi 13, alla guida del consorzio biblioteche. Prospettive future?
“Intendo lasciare l’incarico, questa è la novità per il futuro”.

Perché?
“Perché sono stanco e deluso. Voglio mollare. È passato tanto tempo. Anche se il mio predecessore c’è stato 17 anni. E dei predecessori non si parla mai male. Perché amministrare non è mai facile”. 

Deluso da cosa?
“Anche da me stesso. Non sono di certo un santo. Ho fatto il mio dovere e ho cercato di farlo al meglio. Senza compenso, a titolo volontario. Deluso, poi, da chi poteva fare squadra. Non si amministra da soli. Si amministra assieme a tanti altri, senza pregiudizi”. 

Cosa resta, secondo lei, del suo mandato?
“Innanzitutto il lavoro. In tutti questi anni ho lavorato sodo e gratuitamente, mettendoci tutte le miei forze. E nel mio piccolo ho fatto anche del bene, acquistando, tra l’altro, oltre 300 mila libri. Tuttavia una biblioteca deve essere popolata di gente non solo di libri. Non solo, ma una biblioteca ha bisogno di tante persone, molte di più di quante ne ha adesso. Ho fatto anche tanti errori. Errori personali e collettivi”.

Ad esempio?
“Non li dico. Perché ho idea di dirli in un’altra occasione, facendo nomi e cognomi. Nella solitudine della sala conferenze. E lo farò davanti a tutti”.

A che punto è il progetto sul polo unico delle biblioteche?
“Stiamo andando avanti. Un progetto che io ho iniziato. Un progetto che non sarò certamente io a vedere ultimato. Ci penseranno altri, molto più bravi e competenti di me”. 

Come è andata a finire con la sede dei Cavalieri di Malta sotto ai portici di palazzo Santoro?
“Non ne parlo, perché ho timore. Dopodiché lo deve a chiedere al sindaco, al prefetto, al vescovo. A Tanti altri, ma non a me”.

Come si immagina il dopo Pelliccia?
“Non me lo immagino proprio, perché io sarò già morto. Non solo, ma già mi immagino morto”.

Cosa intende?
“Null’altro di quanto già detto”.

Ma qualcuno prenderà il suo posto. Che suggerimento darebbe a chi verrà dopo di lei?
“Nessun suggerimento, così come non sono stati dati a me. Anzi, odio chi dà i suggerimenti. Chi d° suggerimenti sono come quelli che ti parlano all’orecchio. I pettegoli. Ha presente i pettegoli?”

Ho presente Iago dell’Otello di Shakespeare?
“Appunto, i pettegoli”.

Su di lei qualcuno ha mai fatto pettegolezzi?
“Altroché, ne sono stati fatti tanti”.

Quello che l’ha più colpito qual è stato?
“Quando è stato detto che faccio parte dei servizi segreti”.

E lei fa parte dei servizi segreti?
“Mica lo vengo a dire a lei…”


Viterbo - Il commissario delle biblioteche Paolo Pelliccia

Paolo Pelliccia


Un ricordo bello di questi anni passati ai vertici della biblioteca.
“Una scolaresca di ragazzini piccoli che mi hanno fatto tante domande nella sala cinema. Poi tanti incontri personali, con persone semplici. Non solo, ma se c’è stato un motivo per alzarsi la mattina e andare a lavorare con gioia erano appunto gli utenti della biblioteca con cui ho sempre avuto un bel rapporto. La mia porta è stata sempre aperta. E gli utenti della biblioteca mi mancheranno moltissimo”.

Il momento più difficile invece quale è stato?
“Quando abbiamo chiuso e presentato il progetto della biblioteca, del polo unico. Il giorno dopo sono stato malissimo”.

Scusi, non avrebbe dovuto essere un giorno felice?
“Avrebbe dovuto, invece sono andato in crisi. Le ragioni le chieda ai consiglieri, ai sindaci, a tutti quelli che sono venuti”.


Viterbo - La biblioteca provinciale

Viterbo – Il consorzio biblioteche


Qualcuno da ringraziare in questi anni di mandato c’è?
“Sì, e si chiama Marcello Meroi, l’ex presidente della provincia. Una persona che per me resta e resterà sempre un mistero”.

Perché?
“Perché pur non avendolo mai frequentato, pur non avendo mai preso un caffè insieme o essere stato a casa sua, mi ha voluto con forza al consorzio. Una scelta che lui stesso ha pagato, perdendo anche degli amici. E non so ancora perché ha scelto me. Una gran persona. Non mi ha mai chiesto una cortesia. Contrariamente a qualcun altro, di cui non voglio fare il nome, che mi ha contrastato in maniera cattiva. Non solo contro di me, ma contro la comunità. Un’altra persona con cui ho lavorato bene è stato poi Sandro Mazzola. Dopodiché mi voglio candidare…”

E dove si vuole candidare?
“Voglio fare il consigliere comunale d’opposizione”.

Perché vuole stare all’opposizione?
“Stare all’opposizione non vuol dire opporsi in maniera stupida e preconcetta. Dall’opposizione si possono produrre cose buone, senza contrapposizione”.

Quindi lei si candida per perdere…
“Io voglio perdere, ma prenderò sicuramente molti voti. Da gente sconosciuta. Senza nemmeno fare campagna elettorale. Nemmeno dirò il programma. Il programma non si dice mai. Le cose si fanno. Quando sono diventato commissario delle biblioteche avevo in mente tante cose, ma non le ho dette. Le ho fatte. E forse ne ho fatte molte di più di quelle che avevo in mente”. 

Cosa vorrebbe fare dall’opposizione?
“Ad esempio le colonie estive per bambini e bambine che non si possono permettere una vacanza al mare. Per giocare e per studiare. Ecco, vorrei fare le colonie del consorzio biblioteche”.

Visto che si vuole candidare al consiglio comunale di Viterbo, secondo lei cosa manca alla città?
“Alla città mancano la sensibilità e l’umiltà”.

La sua sarà una lista civica?
“Civica è un termine che non mi piace. Perché credo che ognuno di noi porti dentro di sé una radice culturale, quindi politica. E il civismo ha rovinato la politica”. 

E la su radice culturale e politica qual è?
“Non lo so. Io sono nato dentro un polmone d’acciaio. Io sono nato lì, quando sono stato colpito dalla poliomielite. Ed è lì che mi sono fatto un’idea della vita. Lì, negli anni ’50, quand’ero piccolo, ho fatto il mio percorso”.


Viterbo - Paolo Pelliccia

Paolo Pelliccia


Che nome darebbe a questo percorso?
“La mia vita è iniziata e finita lì dentro. Vorrei infine ringraziare delle persone…”

Chi?
“Innanzitutto il vescovo Orazio Francesco Piazza, un ottimo vescovo. Poi il questore Fausto Vinci e il comandante dei carabinieri Massimo Friano. Sono persone che sanno ascoltare. Friano, ad esempio, è un comandante di grande ascolto e grande intelligenza. Il vescovo è un uomo colto con cui parlare di tantissime cose. Con lui si ha sempre un bel dialogo, molto franco. Una persona capace di liberarti dal linguaggio, come direbbe il filosofo Wittgenstein. E glielo sta dicendo uno che è stato in seminario. E se ho un rammarico nella mia vita è quello di non aver proseguito lungo quel percorso. Il questore lo vorrei ringraziare perché è simpatico e perché anche lui è una persona di grande dialogo. Una persona con cui avere una visione. L’autorità non è un ruolo, ma quello che metti in piedi insieme agli altri, senza chiudersi”.

E se avesse continuato avrebbe fatto il prete?
“Sì”.

E come sarebbe stato Paolo Pelliccia da prete?
“Sarei stato in mezzo ai ragazzi a studiare e a creare”.

Come don Lorenzo Milani?
“Sì. Una delle letture più importanti della mia vita è stato proprio il libro Lettera a una professoressa. Un testo che ancora oggi mi commuove”.

Daniele Camilli


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6 ottobre, 2023

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