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Viterbo - Politica - Giulio Marini (Pdl) conferma la disponibilità a essere sostituito da coordinatore ma spiega che non abbandonerà la scena

“Faccio un passo indietro, ma non mollo la presa”

di Paola Pierdomenico
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Giulio Marini

Giulio Marini

– “Pronto alla sostituzione, ma non mollo la presa”.

Ha dato la sua disponibilità a rimettere il mandato da coordinatore del Pdl ma no getterà la spugna. La sconfitta elettorale al comune sembra acqua passata e ora, per l’ex sindaco, è tempo di pensare a una nuova fase per superare quella vecchia impostazione del partito che non soddisfaceva più nemmeno lui. Marini è pronto al passo indietro, senza nessuna intenzione, però, di lasciare la scena e abbandonare le sfide future.

Che aria tira nel Pdl?
“Si è aperta una discussione a livello regionale e provinciale – dice Marini -. Martedì prossimo ci sarà una riunione regionale in cui verranno date indicazioni sul futuro. Sta per iniziare una fase di cambiamento. Da parte mia, ho dato la disponibilità a rimettere il mandato da coordinatore. E’ arrivato il momento di trovare nuove soluzioni”.

E’ ancora coordinatore comunque?
“Sì, ma di un coordinamento che ormai è in fase di modifica. Il problema della struttura del partito non è solo viterbese, ma nazionale. Se fosse stato locale, infatti, l’avremmo risolto”.

Ha avuto modo di parlare con Vincenzo Piso e i vertici regionali?
“Certo, a loro ho comunicato la mia disponibilità a essere sostituito. Una decisione che avevo fatto da tempo, perché con questo modello, in cui non ci sono regole precise, credo ci sia poco da coordinare. Mi auguro che presto si possa arrivare a una decisone”.

Dopo la condanna del presidente Silvio Berlusconi, quale futuro vede per il Pdl?
“Non si tratta solo di Pdl, è più che altro un discorso generale sui valori. Valori del centrodestra che rimangono inalterati, nonostante una condanna veramente assurda dal punto di vista giuridico. Il punto poi è che la riforma della giustizia doveva essere rifatta da tempo. I più, infatti, dicono che non ci sono gli elementi per la condanna e non si capisce come mai il presidente del consiglio debba essere spiato in maniera così ossessiva dalla magistratura. Mi sembra più che altro una persecuzione nei confronti di un cittadino italiano che ricopriva un’importante carica. Che io ricordi, nella mia piccola esperienza istituzionale e politica, nella prima Repubblica tutto ciò non accadeva”.

Cosa intende?
“Il presidente del consiglio non veniva condannato, ma preservato in quanto elemento politico di immagine del paese. Questo atteggiamento nei confronti di Berlusconi è iniziato da subito, dal 1994, col primo avviso di garanzia a Napoli che costò il sacrificio di una maggioranza da poco eletta. Il premier non va abbattuto dallo Stato e su questo mi sono trovato d’accordo anche con il presidente Francesco Cossiga con il quale ho avuto modo di confrontarmi a Viterbo. Servono elementi probatori per condannare una persona”.

Continuano le riunioni organizzate dal gruppo che fa capo all’assessore provinciale Paolo Equitani. Al centro degli incontri pare ci sia la sua sostituzione e quella del suo vice Maria Gabriela Grassini.
“Lo so, ho anche parlato con Equitani e credo questo meccanismo faccia parte del confronto politico. Anche io, oltretutto, sono d’accordo con la mia sostituzione visto che questo modello di partito non soddisfa neanche me”.

Ne ha uno in mente?
“Non spetta a me dare indicazioni. L’anno scorso sono stato accusato di non volere il congresso che invece ho sempre richiesto. A impedire di celebrarlo è stato il fatto che si trattava di un problema regionale e non locale. Ora non ci sono regole e non è possibile stabilire un percorso politico chiaro, anzi si sono creati gruppi che non rispettano le direttive del partito e in cui ognuno va in giro a dire la sua. Un modello che non va bene, così come, per esempio, quello del Movimento 5 stelle che caccia la gente perché va in televisione. Bisogna trovare una forma partitica in grado di stabilire delle decisioni. Da troppo tempo non lo faccio e resto esclusivamente a tenere la bandiera per spirito di partito. Sono costretto dai ruoli che il partito mi ha affidato, altrimenti da tempo avrei superato questa fase. A volte, però il senso di responsabilità non paga”.

Pare che anche l’ex consigliere regionale Francesco Battistoni si stia muovendo con un incontro coi suoi per il prossimo giovedì.
“Credo sia giusto. Anche io ho intenzione di riunire i miei amici”.

Quali saranno i prossimi passi?
“Convocherò riunioni in provincia e a Viterbo, la voglia non mi manca, anzi. Ora, poi, sento anche più motivazione da chi mi sta intorno. Il fatto di essere sindaco mi portava via tanto tempo da dedicare al partito e ai sostenitori”.

Ora che è più libero dunque potrà impegnarsi di più, anche se resta convinto di voler fare il passo indietro da coordinatore.
“Faccio il passo indietro, ma per mettermi in gioco nel partito che ci sarà”.

Quindi lei ci vuole essere?
“Certo. Ho perso una competizione elettorale, ma non per questo mollo la presa”.

Paola Pierdomenico


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26 giugno, 2013

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