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Cgia di Mestre - Tuscia al 53esimo posto in Italia er quanto riguarda le assunzioni - Su 16.340 previste nel 2022, solo 9.600 a buon fine 

Disoccupazione record, ma il 41 per cento delle aziende non trova lavoratori da assumere

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Un operaio

Un operaio

Viterbo – Due milioni di disoccupati, circa 800mila dei quali tra i 15 e i 34 anni, ma le imprese non trovano addetti. È uno dei paradossi italiani emersi da una ricerca della Cgia di Mestre e la Tuscia fa la sua parte.

Per quanto riguarda le assunzioni che si sono concretizzate nel 2022, la provincia di Viterbo è al 53esimo posto nella classifica nazionale e al secondo nel Lazio.

In particolare il 41 per cento delle imprese viterbesi avrebbe difficoltà a trovare persone da assumere. Secondo quanto emerge dall’indagine dell’ufficio studi della Cgia di Mestre, su 16.340 assunzioni previste nel 2022, solo 9.600 hanno trovato copertura. 

Grazie ai dati che emergono dalla periodica indagine Excelsior condotta presso gli imprenditori italiani dall’Unioncamere-Anpal, l’ufficio studi della Cgia ha elencato le prime 50 figure professionali di difficile reperimento.

Le figure professionali più difficili da reperire  secondo lo studio: saldatori ad arco elettrico, medici di medicina generale, ingegneri elettronici e delle telecomunicazioni,  intonacatori (che includono anche stuccatori, decoratori e cartongessisti) e dirigenti d’azienda (di istituti scolastici privati e di strutture sanitarie private). Praticamente Introvabili: in 8 casi su 10 la ricerca degli imprenditori (privati e pubblici) si tramuterebbe in fallimento.

A livello regionale, nel Lazio, in particolare, ci sarebbero difficoltà a reperire personale non qualificato da impiegare nei servizi di pulizia, commessi, camerieri e muratori.

L’incidenza percentuale delle difficoltà di reperimento di lavoratori, dal 2017 a settembre 2023 in Italia sarebbe più che raddoppiata. 

Nel 2017 solo il 21,5 per cento degli imprenditori intervistati dichiarava di faticare moltissimo a reperire nuovo personale. A settembre, per la Cgia di Mestre la percentuale è salita al 47,6 per cento.

Alla base, secondo lo studio, il combinato tra calo della natalità e progressivo innalzamento dell’età media, cui nei prossimi anni dovrebbe aggiungersi l’elevato numero di maestranze destinato al pensionamento.


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12 ottobre, 2023

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