
Stefano Scatena
Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Il presidente della repubblica è arrivato a esprimersi sulla situazione psicologica degli italiani: “Godere di una buona salute mentale è condizione per esercitare liberamente i diritti fondamentali della persona”.
Se si muove la massima carica dello stato su un argomento tanto personale e delicato qualcosa vorrà pur dire.
E infatti: in Italia si è arrivati a spendere ogni anno 400 milioni di euro in antidepressivi e 160 milioni di euro per antipsicotici, più di mezzo miliardo di euro.
Una cifra incredibile! D’altronde non c’è un facile accesso alle cure psicologiche o a un supporto psicologico adeguato in una società divenuta così complessa e ansiogena.
Ma questa affermazione non vale per le persone benestanti, che possono tranquillamente permettersi uno psicoterapeuta privato.
Il problema sorge con i meno abbienti, ora che il bonus psicologo sta volgendo al termine.
Individui con difficoltà personali irrisolte, malattie psichiatriche non gestite – soprattutto tra i giovani – stanno affollando le nostre strade come avviene a New York o a San Francisco. E chi ha visitato ultimamente queste città statunitensi lo sa bene: ai piedi dei grattacieli stracolmi di appartamenti di lusso si muove e dorme un’umanità disgregata, fatta a pezzi, senza strumenti per affrontare una società anomica.
Uomini e donne con depressione maggiore, schizofrenia, disturbi psichici dovuti a condizioni mediche generali, senza cure o supporto.
I recenti tagli alla sanità non faranno che peggiorare, anche nella nostra realtà viterbese, chi può accedere alle cure psicologiche e chi no. E come per il monito del presidente della repubblica, figuratevi se a scrivervi è un professionista sanitario privato.
Il fatto è che noi privati ormai, dal dopo pandemia, non abbiamo più posti disponibili, riceviamo chiamate da persone che chiedono aiuto ma non hanno il denaro per pagare le nostre parcelle (Anche perché nei casi più difficili è necessaria un equipe: psicoterapeuta, psichiatra, tecnico della Riabilitazione). E spesso si aggiunge il fenomeno di persone che si affidano a figure non professionali dai social. Quelli che un tempo chiamavamo ciarlatani e oggi “fuffa-guru”.
Ho scritto tramite il vostro seguitissimo quotidiano online per suggerire una soluzione pratica per la popolazione: aumentare i gruppi di psicoterapia e fondare in città dei gruppi di auto-aiuto supervisionati da uno psicoterapeuta professionista.
Ricorrere a vita ai soli psicofarmaci (che nella maggior parte dei casi sono utili solo nelle acuzie) non solo non risolverà i problemi, ma renderà spesso anche inefficaci gli stessi con il tempo.
Il tracciato che si sta predisponendo per i cittadini – e vi avviso come osservatore privilegiato essendo psicologo da vent’anni – è identico a quello delle città americane. Una porzione della popolazione sana psico-fisicamente e una massa di individui che ha perso il filo della propria esistenza (e attenzione che parlo specificatamente delle generazioni più giovani) nella solitudine sociale e nel solipsismo virtuale.
Una vera e propria carneficina psico-esistenziale. Vogliamo agire prima che sia troppo tardi? Istituiamo gruppi di ascolto e di auto-aiuto: hanno un costo sociale e privato cinque volte più basso e efficacia dimostrata scientificamente. Eppure questo strumento straordinario, la psicoterapia di gruppo, è sempre meno richiesto e conosciuto dall’utenza per via dell’individualismo sfrenato della nostra società.
Detesto e sconsiglio ai miei pazienti di leggere assiduamente brutte notizie sui media, perciò chiudo con un nota di grande positività. Non è mai esistita un’epoca storica dove noi specialisti sappiamo curare così bene, o al limite alleviare, i peggiori disagi psichici tramite psicoterapie brevi, online, nuovi farmaci con effetti collaterali gestibili, integrazione dei modelli, psicoterapie familiari e di coppia.
Se non vogliamo ritrovarci con un esercito di zombie per le strade dobbiamo utilizzare i percorsi scientificamente validi disponibili e rendere più facile l’accesso. E soprattutto, informare la popolazione. Tante sono le soluzioni disponibili che non sono conosciute o peggio, risentono ancora di stigma sociale.
Stefano Scatena
Psicologo e psicoterapeuta
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