– Gestire il comune è un’impresa (possibile, diceva Michelini in campagna elettorale), ma non può essere gestito come un’impresa.
Leonardo Michelini si è appena insediato e Mario Quintarelli, consigliere Pd, precisa meglio le pesanti critiche sollevate al debutto in consiglio comunale.
“Ho l’impressione – osserva Quintarelli – che Michelini da imprenditore, pensi di gestire il comune come una sua azienda, ma la pubblica amministrazione è cosa ben diversa. Deve rendere conto a tutti.
Io posso capire che trovandosi alle prime armi possa essere un attimo spiazzato, ma le maggioranze sono fluttuanti.
Ora Michelini ne ha una compatta, ma si sa come vanno certe cose, e fratture possono sempre nascere, è compito suo evitare che accada, mantenendo il gruppo unito e coinvolgendolo.
Poi ognuno ha il suo ruolo, lui è sindaco, faccia come ritiene più opportuno”.
Il benvenuto di Quintarelli in consiglio comunale, forse il sindaco non se l’aspettava.
“Dovrebbe essermi grato per avergli fatto notare alcune cose che io dico e altri pensano soltanto. Poi quando ci parli in disparte ti danno ragione.
Le mie considerazioni sono pure da un certo punto di vista banali. Ho detto che un primo cittadino deve essere a disposizione di tutti i cittadini di Viterbo e trattare con pari dignità tutti i consiglieri.
Invece io non sono stato mai chiamato, mai interpellato”.
Il sindaco certe prerogative le ha.
“Lui decide, sceglie la giunta, così come è anche un mio diritto votare quello che riterrò più opportuno.
Solitamente quando ci sono decisioni da prendere, anche su incarichi da assegnare, ci si incontra, si discute insieme. L’ho chiesto più volte, Michelini ha sempre ribadito che decide lui”.
In base a certi criteri. “Meritocrazia, competenza e consenso elettorale. Secondo me però tutto questo non si è verificato.
Si è scelto per correnti interne al Partito democratico o per accontentare altre formazioni. Io non ho creato difficoltà, ma qualcosa la potrò dire, visto che sono in politica da anni, sono stato anche sindaco e vicesindaco a Celleno”.
Rimane in maggioranza, ma come si comporterà nei prossimi consigli comunali?
“Secondo coscienza, ma nessuna ripicca. Se la squadra non funziona e non c’è unanimità, ma malcontento, ho la sensazione che non si parta con il piede giusto.
Avevo scritto una lettera al sindaco in cui gli spiegavo la situazione e gli anticipavo come mi sarei comportato, ma non ha detto nulla”.
Si è astenuto dal votare Filippo Rossi alla presidenza del consiglio.
“Michelini ci ha detto la sera prima che la mattina dopo avremmo dovuto votare per Rossi. Certe cose si discutono, non si arriva all’ultimo e ci si dice chi va votato e indietro non si torna.
Detto questo, io gli riconosco il ruolo che ha, lo rispetto come sindaco, ma ribadisco che pure lui deve rispettare le persone elette in consiglio comunale”.
Lei la scheda bianca l’aveva annunciata per l’elezione del presidente, ma nel segreto dell’urna sono diventate quattro.
“E’ normale, già la sera prima Rossi era un nome che non univa. Io non ce l’ho con lui, l’altro ieri l’ho visto per la prima volta.
Come partito avevamo chiesto di affidare la presidenza a Francesco Serra, ma non c’è stato niente da fare. Michelini ha ribadito che aveva preso un impegno con Rossi e quell’impegno andava mantenuto”.
Come le è sembrato Michelini al suo esordio?
“Si è limitato a prestare giuramento, andava elencato il programma che intende portare avanti.
La sala era piena, forse avrà giocato il fattore emozione. Non so se è stata una scelta o una dimenticanza”.
Sicuro che rimarrà in maggioranza? Non è che sta meditando già di lasciare il gruppo del Pd?
“Io sono in maggioranza e ci resto.
L’ho ribadito pure in consiglio, se non riterranno opportuno che io ci stia, mi possono cacciare, ma io mi sento libero d’esternare le mie idee, se il sindaco si sente offeso o leso, ha le sedi opportune per farsi valere”.
Giuseppe Ferlicca
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