Don Alberto
Viterbo – (dan.ca.) – “La chiesa per essere credibile dovrà passare dai segni di potere al potere dei segni”. Padre Alberto celebra la messa dedicata ai facchini di Santa Rosa che non ci sono più. Ieri pomeriggio alla chiesa di Santa Maria dl Poggio in piazza della Crocetta a Viterbo. La chiesa dove la patrona della città dei papi ha passato la sua infanzia. Di fronte, la fontana medievale del miracolo della brocca. Una messa, quella di ieri, organizzata dall’associazione degli ex facchini di Santa Rosa.
“È loro che ricordiamo – ha detto padre Alberto -. Per la capacità di vivere che hanno avuto. Una messa dedicata anche ai loro familiari”.
Viterbo – La chiesa della Crocetta
“Le parole del Vangelo – ha poi aggiunto il sacerdote -, sono parole di vita, la chiave del mistero. Tre cose condannava Gesù: l’incoerenza, cioè la dicotomia tra quello che diciamo è quello che facciamo, l’oppressione, vale a dire chi carica i pesi sulle spalle degli altri, e l’esibizionismo accompagnato dalla presunzione, ossia chi punta ad apparire presentandosi come migliore degli altri. Gesù diceva inoltre di non chiamare maestro nessuno, perché era una parola che creava senso di supremazia”.
Viterbo – La messa per i facchini defunti
“La chiesa – ha concluso la sua omelia padre Alberto – per essere credibile dovrà passare dai segni di potere al potere dei segni. La semplicità paga. Non c’è bisogno, come dice papà Francesco, che il bastone pastorale sia d’oro, ne basta anche uno di legno. I rimproveri che fa Gesù sono infine rimproveri che fa a noi, che invece di illuminare il cammino, siamo di inciampo allo stesso. Dobbiamo essere una comunità coesa, con l’armonia del fare insieme, come ci insegnano i facchini”.
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