Viterbo – Quando la filosofia incontra i temi della tutela dell’ambiente, puntualmente il liceo delle scienze umane e musicale “Santa Rosa” si attesta in prima linea. E arriva in finale al concorso “Green, lo sei o lo fai?” organizzato dalla Società filosofica italiana sezione di Viterbo “Pasquale Picone” insieme con il Liceo “Buratti” e il Club Unesco Viterbo Tuscia, al fine di sensibilizzare le nuove generazioni al rispetto del pianeta.
Così le alunne della classe quarta AU – sotto l’attenta guida della professoressa Simona Moricone, coadiuvata dalle colleghe Marcella Zingarini, Eliana Piacentini e Maria Elena Andreoli – sono tornate indietro nel tempo, per un giorno, per riscoprire le antiche radici che legano l’uomo al tutto universale, riportando in vita, anzi in foto, Ildegarda di Bingen, monaca benedettina tedesca e santa. Con il suo concetto di “viriditas”, la mistica indicava la forza vitale, l’energia verde presente nella natura e negli esseri viventi e, di conseguenza, la forza spirituale della guarigione.
In un momento storico in cui questa collettiva guarigione si fa sempre più urgente, il messaggio del “Santa Rosa” vuol essere un augurio a riscoprire e rispettare il valore della linfa vitale di ogni elemento del creato.
Una santa del passato per recuperare la tradizione, il rispetto e il valore di quella tendenza “green” spesso trascurata ma che è l’unico mezzo per garantirci un futuro. Il roseto del monastero di Santa Rosa è stato scelto non a caso per ospitare la realizzazione del progetto, perché proietta la tradizione nel futuro. Due donne, Ildegarda e Rosa, che hanno fatto della propria scelta morale una scelta di vita.
Questo il testo redatto dalle ragazze della quarta AU e letto ieri pomeriggio in occasione della cerimonia di premiazione: “Dal luminoso verde sono stati creati cielo e terra e tutta la bellezza del mondo” (Ildegarda di Bingen). Ci struggiamo per gli alberi abbattuti e le specie estinte, ma ignoriamo che la prima vittima di questa Natura, venerata come divinità da un mondo sostanzialmente ateo, è proprio l’uomo.
Per questo abbiamo scelto la figura, spesso dimenticata, della filosofa e teologa Ildegarda, la quale nel verde di una foglia vide un’esplosione di vita, energia ed armonia così grande da dover esprimere questa dimensione di meraviglia attraverso la parola “viriditas” (termine che viene associato dalla scienziata alla forza vitale della Natura, percepibile in tutti i livelli, che essi siano invisibili o non). Ildegarda pone l’essere umano al centro dell’universo e al centro degli eventi del mondo intero.
L’uomo è “uomo del cosmo”. Tutta la natura è al suo servizio, l’intera creazione con tutti i suoi elementi, piante, animali e minerali è fatta per lui ed è a sua disposizione. Ma l’uomo non deve dimenticare che è costituito proprio dai 4 elementi della natura: terra, fuoco, acqua e aria e, di conseguenza, ne subisce l’influenza. E sempre dai 4 elementi dipende la sua guarigione fisica, mentale e spirituale.
Questa è la responsabilità dell’uomo: prendersi cura di sé stesso e di tutto il creato, perché è sempre il legame tra l’essere umano e la natura che rende possibile e sostiene la vita. L’uomo agisce come catalizzatore degli elementi, si rafforza attraverso di essi e restituisce la sua energia all’ambiente e quindi al cosmo.
Ciò che siamo e come siamo, ovvero emanazione di Dio nella Natura stessa, influenza il nostro pensiero, le nostre azioni e la nostra salute fisica. Ogni nostra azione contraria all’ordine che Dio ha dato alla Natura colpisce i nostri simili e ha un impatto sulla nostra natura e sul nostro ambiente.
Oggi occorre più che mai ricordare alle nuove generazioni che dentro al verde di una piccola foglia scorre una linfa vitale che va rispettata, perché partecipe dell’intera esistenza dell’universo di cui siamo chiamati a fare parte. Il verde di una foglia è quindi il richiamo a quei doveri civici che sono obiettivo primo della scuola odierna, che trova nella sinergia con il territorio un inesauribile patrimonio da salvaguardare e valorizzare.
Una santa del passato per recuperare la tradizione, il rispetto ed il valore di quella tendenza “Green” che spesso viene trascurata, ma che è l’unico mezzo per garantirci un futuro. Abbiamo scelto il roseto del monastero della nostra santa protettrice, santa Rosa, come luogo di realizzazione del nostro lavoro, perché proietta la tradizione nel futuro. Due donne, Ildegarda e Rosa, che hanno fatto della scelta morale una scelta di vita e che hanno realizzato in pieno la summa kantiana “il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me”.
Antonello Ricci
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