Viterbo – Stipendi più magri ed emorragia di malati verso altre province. Lavoro e salute, c’è poco da stare tranquilli, leggendo due dei dati dall’indagine presentata ieri mattina in consiglio provinciale e legata all’approvazione (passata all’unanimità col sì anche dell’opposizione) del documento unico di programmazione economica.
Alessandro Romoli
Seppure con qualche eccezione, sono tutt’altro che rose e fiori. I numeri arrivano dal Progetto Sistema Informativo Statistico del Bes (indicatori di Benessere Equo e Sostenibile), a supporto proprio del Dup.
E se nella Tuscia si registra una forte diminuzione del verde urbano, compensato però da quello fuori dalle mura, va segnato un +123% d’energia da fonti rinnovabili e un fotovoltaico che fa un significativo +269%, per capacità media a impianto, rispetto al dato nazionale.
Viterbo su questo fronte, nel Lazio non è seconda a nessuno. Anzi.
“Abbiamo – spiega Patrizio Belli, dirigente settore finanziario – il 78% degli impianti nella nostra provincia, il 13,7% a Latina, il 6,58% a Roma, mentre a Frosinone l’1,64% e a Rieti zero. Proprio per questo, la regione a maggio ha deciso per un riequilibrio, attualmente Viterbo subisce il maggior carico per gli impianti fotovoltaici”.
Lo studio parla anche di un reddito delle famiglie che è del 24% più basso rispetto al resto dell’Italia. Si passa dai nostri 15mila euro, ai 21.236 medi in regione e i 19.761 nel resto del paese.
Anche la retribuzione dei lavoratori dipendenti ha segno meno per il 25%, con 16.408 euro, a fronte dei 21.941 nel Lazio e i 21.868 in Italia. L’importo medio annuo delle pensioni è di 11.265 euro, il 13,6% sotto rispetto al resto del paese.
I giovani che non lavorano o non studiano, a Viterbo sono il 15,8% in più rispetto al Lazio, ma un altro dato che fa riflettere arriva in ambito sanitario ed su è quante persone “emigrano” verso strutture ospedaliere fuori provincia per curarsi: +133% rispetto al dato nazionale.
Valori in linea, invece, su speranza di vite e mortalità dovuta a tumori.
In politica, le donne nelle amministrazioni sono presenti per il 33,4% contro il 31% regionale e ci avviciniamo a quello nazionale (34,1%).
“Una situazione non facile – spiega il presidente della provincia Alessandro Romoli – sotto il profilo sociale ed economico. Questo deve essere un forte stimolo a migliorare l’attività amministrativa per supportare nuove criticità che si stanno manifestando, dopo la crisi Covid, in modo pesante sul nostro territorio provinciale”.
Giuseppe Ferlicca
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