– I tesori che franano in provincia.
Strana sorpresa la mattina del 30 giugno presso la Grotta del San Salvatore, in località Pantaniccio a Vallerano. Un pesante masso di roccia tufacea si è staccato da una parete per effetto forse dell’escursione termica di questi ultimi giorni e ha bloccato qualsiasi visita al luogo oramai dichiarato pericoloso per caduta massi.
La Grotta del San Salvatore è uno degli insediamenti rupestri a carattere religioso che sono sorti intorno all’anno mille, l’ultima frana è del 1890 circa, fece staccare le pareti esterne e parte del soffitto e ciò nel tempo ha comportato il degrado del dipinto su muro, sul costone di roccia si trova una rarissima “Comunione degli Apostoli”, così definita nel libro della professoressa Andaloro, su “La Cappadocia e il Lazio rupestre”.
Era un cenobio benedettino su diversi livelli con piccole celle per i monaci in alto e sotto un altare per celebrare la liturgia, e probabilmente altre celle adibite a sepolture.
Le immagini che a fatica riescono ad affiorare alla superfice a causa delle intemperie e alla scarsa protezione sono una Vergine col bambino contornata da figure di santi, una crocifissione e una comunione degli apostoli. Lo stato dei dipinti è seriamente compromesso il rischio di una perdita definitiva ora è ancora più certo, essendo la roccia tufacea soggetta a cedimenti. Inutile dire che occorrerebbe un restauro mettendo prima in sicurezza il luogo con un vero progetto di salvaguardia dei nostri tesori locali.
Anni fa circa la stabilità geologica della parete rocciosa vennero condotte delle accurate indagini da parte dell’Enea che hanno suggerito come si dovrebbe intervenire: ” Impedendo il ruscellamento superficiale nella parte a monte dell’insediamento, potenzialmente in grado di causare un interramento della grotta con gli affreschi.
Questo potrà essere ottenuto con sistemi di raccolta delle acque e convogliamento al fosso sottostante”[…] il controllo della vegetazione rappresenta il primo passo per evitare l’insorgenza di futuri crolli, […] intervento con rinforzo delle forze disponibili nel versante (es chiodature o tirantature) avendo però cura di realizzare tali interventi con sistemi a basso impatto ambientale in grado di nascondere totalmente le opere di ingegneria”.
Concludendo infine e questo è l’aspetto più interessante per i nostro politici e per tutti coloro che hanno a cuore la conservazione del nostro patrimonio archeologico artistico paesaggistico: “Le dimensioni dell’area sono d’altronde estremamente limitate per cui i costi per un risanamento sono senz’altro giustificativi dei benefici indotti dalla salvaguardia di una delle più belle testimonianze di arte medioevale in stile bizantino dell’alto Lazio”.
Massimo Fornicoli
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