Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - La riflessione dello psicologo e psicoterapeuta Stefano Scatena dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin: "Sin da piccoli i figli vanno educati alla libertà e alla parità dei diritti uomo/donna"

“Bisogna insegnare alle nuove generazioni come gestire una perdita affettiva”

Condividi la notizia:


Stefano Scatena

Stefano Scatena

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – In questi giorni ovviamente non si parla d’altro. Il conflitto a Gaza, la guerra in Ucraina, il cambiamento climatico sono ora sullo sfondo.

Il femminicidio di Giulia Cecchettin ha colpito il nostro immaginario in modo dirompente, come il delitto di Cogne nel 2002 ad opera di Annamaria Franzoni e il più remoto caso di Vermicino con protagonista il piccolo Alfredino Rampi nel 1981.
 
Innanzitutto dobbiamo comprendere che il giornalismo funziona per narrazione. Gli elementi affinché un caso diventi dirompente sono nella narrazione e nella dinamica degli eventi. In questa tragedia c’è stato di tutto: la scomparsa della coppia, le ipotesi, le speranze, il delitto, la fuga.
 
E noi umani siamo – e per sempre saremo – fatti così, ci appassioniamo alle storie anche (e soprattutto, verità scomoda) quando hanno un epilogo tragico.
 
E inevitabilmente fioriscono interviste, dibattiti, approfondimenti. Chi parla di aria fritta e noi specialisti tirati per la giacchetta per esprimere considerazioni e soluzioni magiche.
 
Questi fatti di cronaca generano salti nella cultura di una popolazione.
 
Ormai è chiaro che non possiamo più vivere i rapporti di coppia come un tempo erano considerati: la donna dipendente dall’uomo, una mera proprietà.
 
E il cambiamento fa paura. Il cambiamento nelle società genera paura e conflitto.
 
E’ avvenuto con la fine dello schiavismo, con l’emancipazione della donna, con i diritti dei lavoratori, con la globalizzazione, avverrà con l’Intelligenza Artificiale che entrerà prepotentemente nelle nostre vite.
 
Dobbiamo ridefinire il rapporto d’amore tra due individui. Educare fin da piccoli i nostri figli alla libertà, alla parità dei diritti uomo/donna e insegnare alle nuove generazioni come gestire una perdita affettiva.
 
Perché il nucleo del problema, a mio avviso, è tutto qui: molti, moltissimi uomini sembrano affettivamente indipendenti ma non lo sono. Vivono una relazione, e soprattutto la scelta dell’altra di chiuderla, come una frammentazione del Sé, liberando un’angoscia intollerabile, dirompente, distruttiva. “Bravi ragazzi” si trasformano – in apparenza con un raptus omicida, ma non esistono i raptus, ha ragione il collega Paolo Crepet – in assassini pur di non affrontare la perdita.
 
A questo punto la domanda per noi psicologi è: “Perché molti uomini non accettano una plausibile fine di una relazione affettiva”? Primo, perché per motivi culturali non è instillato fin da piccoli il concetto che le persone sono libere e gli amori possono finire, in qualunque momento e nonostante ti senti di aver dato tutto. Perché l’amore non si può controllare. Il sentimento può nascere, fiorire, e poi sparire.
 
Secondo: non si dialoga nelle scuole e in famiglia su questa eventualità e come gestirla a livello emotivo.
 
Terzo: possono nascere disturbi della capacità relazionale in ognuno di noi a seguito di traumi, esperienze di vita, rapporto disfunzionale con le figure di attaccamento in origine.
 
Dobbiamo metterci in testa che il femminicidio è sempre multifattoriale: ogni evento umano ha un origine bio-psico-sociale, cioè è un intreccio di predisposizione genetica, di esperienze della vita, e della cultura dove siamo cresciuti.
 
In questi casi ha ragione sia la cultura di destra che quella di sinistra: la prima vuole inasprire le pene (e fa benissimo), la seconda tende a prevenire le relazioni tossiche con l’educazione affettiva nelle scuole.
 
La violenza sessuale, razziale, di genere e altre forme di discriminazione non possono essere eliminate senza cambiare cultura.
 

Stefano Scatena
Psicologo e Psicoterapeuta


Condividi la notizia:
22 novembre, 2023

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/via-sandro-pertini-strada-pubblica-chiusa-con-sbarra/