Nepi – “Nei primi dieci mesi del 2023 nella provincia di Viterbo sono stati registrati 428 casi di violenza sulle donne. Ed è solo la punta dell’iceberg perché molte donne non denunciano per paura”. A fornire il dato, preoccupante, è il questore Fausto Vinci durante l’incontro “D’amore non si muore” organizzato a Nepi dall’amministrazione comunale.
Nepi – Incontro “D’amore non si muore” – Da sinistra: Alessandro Romoli e Fausto Vinci
Presenti in sala, oltre al sindaco di Nepi Franco Vita e la vicesindaca Annalisa Arcangeli, anche il prefetto Gennaro Capo, il presidente della provincia Alessandro Romoli e i rappresentanti delle forze dell’ordine e del mondo dell’associazionismo locale. Ma, soprattutto, ad affollare le sedie della sala consiliare di Nepi sono stati i ragazzi delle scuole superiori comunali. È proprio per loro infatti che l’evento è stato organizzato, a pochi giorni di distanza dal femminicidio di Giulia Cecchettin e in vista della Giornata contro la violenza sulle donne del 25 novembre.
Nepi – Incontro “D’amore non si muore”
“Dobbiamo fornire i dati, altrimenti si perde il senso della misura: nei primi dieci mesi del 2023 nella provincia di Viterbo sono stati registrati 428 casi di violenza sulle donne – ha spiegato il questore Vinci -. Poi, per quanto riguarda solo la polizia, quest’anno ci sono stati 24 ammonimenti del questore per violenza sulle donne, 224 segnalazioni del codice rosso, 11 misure cautelari di cui 6 in carcere e 8 braccialetti elettronici. E va considerato che ogni giorno almeno uno o due interventi della volante a Viterbo sono per violenza domestica”.
Nepi – Incontro “D’amore non si muore”
“Serve uno scossone culturale, altrimenti questo problema non lo risolveremo mai – ha aggiunto il questore -. Dobbiamo fare una vera attività di prevenzione capillare sul territorio, con i giovani al centro, altrimenti arriveremo sempre in ritardo quando la violenza è già avvenuta. Non dobbiamo più arrivare ai fatti di Giulia. Saremo vincitori solo quando non ci sarà più neanche una sola donna uccisa. E per riuscirci dobbiamo inserire in un unico sistema:scuola, docenti, famiglie, giovani, associazioni e forze dell’ordine”.
Della necessità di un cambiamento culturale è convinto anche il presidente della provincia Alessandro Romoli. Che ha sottolineato come “il mondo politico, non solo nazionale ma anche locale, sia impreparato su questo tema: su oltre 60 comuni della Tuscia, poco meno di 10 sono guidati da sindaci donne. E di dodici consiglieri provinciali di Viterbo, solo uno è donna”.
Da sinistra: Gennaro Capo, Alessandro Romoli e Fausto Vinci
“Abbiamo la necessità di promuovere la cultura e la consapevolezza che non esistono ambienti maggiormente adatti all’uomo – ha concluso Romoli -. Dobbiamo raggiungere una piena parità in termini di diritti e opportunità, partendo dal confronto su fatti sostanziali”.
“Fate molta attenzione ai comportamenti che si tengono all’interno dei vostri gruppi di amici e conoscenze – ha detto invece il prefetto Gennaro Capo agli studenti -. Se vi rendete conto che ci sono comportamenti inappropriati, allora contrastateli: prendete innanzitutto le distanze, poi parlante e a casa e a scuola perché quelli sono i cosiddetti comportamenti spia. Non abbiate paura di intervenire quando vedete vicino a voi qualcuno che ha comportamenti di sopraffazione nei confronti di una donna o di chiunque altro. Questo vuol dire essere cittadini che conoscono i loro diritti ma soprattutto i loro doveri”.
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