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Viterbo - La residente Maria Elena Pierini: "Gli interventi, tutti senz'altro interessanti e utili, non rispondono però ad un piano organico di sviluppo"

“Strade dissestate, toppe di catrame e fili elettrici volanti: non c’è alcuna volontà di riqualificare San Pellegrino”

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Viterbo - San Pellegrino

Viterbo – San Pellegrino

Viterbo - Manto stradale sconnesso e con buche a Piazza San Lorenzo e via San Pellegrino

Viterbo – Manto stradale sconnesso e con buche a Piazza San Lorenzo e via San Pellegrino

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Chi ama San Pellegrino ha appreso con piacere la notizia che il tema scelto per la candidatura di Viterbo a capitale europea della cultura è il medioevo; infatti il  nostro quartiere è la testimonianza più significativa  del medioevo viterbese, periodo in cui la città si diede istituzioni comunali e  fu  protagonista  di eventi importanti.

Leggiamo però una certa contraddizione tra questa decisione e le scelte sottese all’azione amministrativa della attuale giunta. A un anno dal suo insediamento ci sembra infatti di poter affermare che non è emersa alcuna volontà né interesse alla riqualificazione del quartiere San Pellegrino.

Dei circa ottanta milioni di euro che l’amministrazione destina ad interventi nel centro storico, nessuno o quasi riguarda il nostro quartiere. Un’occasione mancata, perché difficilmente la città potrà disporre in futuro di risorse così consistenti (finanziamenti Pnrr e Giubileo).

Due gli interventi previsti nel quartiere: la ristrutturazione della chiesa di Sant’Orsola e il recupero della Zaffera. Il primo era già previsto nei vecchi progetti della precedente amministrazione e atto irrimandabile, dato lo stato di deterioramento della chiesa.  

Bene il recupero della struttura della Zaffera, che diventerà un centro multimediale ad uso degli studenti universitari, utilizzo perfettamente in linea con l’obiettivo di fare del centro storico una sorta di “enclave” universitaria (stando alle parole della sindaca in una recente intervista) e insieme una location di strutture turistiche.

A questo proposito c’è da segnalare che non vengono mai reinvestiti nel quartiere gli introiti della tassa di soggiorno delle ormai numerose strutture di accoglienza e neanche quelli prodotti dall’occupazione del suolo pubblico e dei set cinematografici.

Di fatto il quartiere San Pellegrino non è il destinatario di alcun intervento strutturale di rilievo nonostante le numerose gravi criticità: il piano stradale è dissestato e in alcuni punti pericoloso (diverse persone si sono infortunate per questo, turisti e residenti); la rete fognaria richiede un’urgente revisione; si segnalano infiltrazioni d’acqua in molti edifici (perfino nel seminterrato del palazzo degli Alessandri, la cui stabilità potrebbe essere messa a rischio); continuano interventi incongrui, sia da parte di privati che dell’amministrazione (toppe di catrame tra i lastroni di peperino o nuovi fili elettrici volanti sulle facciate); l’illuminazione è insufficiente, specie nei vicoli. 

E che dire del palazzo di Donna Olimpia, da anni transennato? Un “benvenuto” non certo edificante per tutti i visitatori e turisti che entrano in città dalla stazione e dal parcheggio delle Fortezze, si tratta inoltre di una grave trascuratezza nei confronti di un edificio di grande interesse storico.

Nel programma del movimento Civico Viterbo 2020 figurava una inversione di tendenza rispetto alle vecchie amministrazioni e una nuova “visione” della città, che oggi però si concretizza in una serie di interventi, tutti senz’altro interessanti e utili, ma non rispondenti ad un piano organico di sviluppo, anzi si ripropone  il vecchio modello: un  centro, e soprattutto San Pellegrino, come in passato teatro di eventi effimeri, una sorta di luna park cittadino, luogo della movida e della ristorazione, location di set cinematografici, sede  di ormai numerosissimi B&B per turisti.

Non si era parlato anche di riportare i residenti nel centro, cercando di rendere loro la vita, ove possibile, meno difficile? Dove sono i parcheggi per i residenti? Quei pochi che esistevano in passato sono stati fagocitati dai dehors dei numerosi locali o sono diventati parcheggi a pagamento, per lo più occupati da non residenti. I negozi di prossimità sono quasi del tutto scomparsi, gli spazi pubblici sempre più ridotti.

I residenti di fronte alle difficoltà crescenti continuano ad abbandonare il centro, mentre crescono in modo disordinato le periferie, dove l’alto consumo di suolo contraddice le emergenze poste dai rischi ambientali.

Per di più la recente approvazione del “Piano di monetizzazione degli standard urbanistici” costituisce un incentivo a realizzare nuove costruzioni fuori dal centro storico (oltre ad essere un favore agli imprenditori edili), rendendo meno appetibili le ristrutturazioni nel centro, dove esistono maggiori restrizioni.

Dunque tutto il contrario delle misure suggerite oggi da quanti si occupano della crisi dei centri storici: incentivare il ripopolamento da parte di residenti stabili, creare un equilibrio tra turismo e residenzialità,  dare vita a luoghi di aggregazione e di cultura, ricreare i presupposti perché i borghi antichi  conservino o riconquistino il fascino di luoghi vivi e vissuti  e non si trasformino in finte quinte teatrali.

Noi residenti del quartiere San Pellegrino aspettiamo sempre un segnale, che ci convinca che la nostra analisi è sbagliata.

Maria Elena Pierini


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27 novembre, 2023

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