Viterbo – Si complica ulteriormente la vicenda dello stoccaggio delle scorie nucleari, con il comune di Trino Vercellese che aveva originariamente manifestato la volontà di ospitare il deposito nazionale, ma la regione Piemonte ha respinto la proposta. Al contrario di quanto precedentemente affermato, la Tuscia ora rischia di diventare il luogo individuato per il deposito.
L’unico sindaco in Italia che si è dichiarato favorevole ad accogliere il deposito nazionale di scorie nucleari è Daniele Pane, primo cittadino di Trino Vercellese. La decisione del governo di permettere ai comuni di autocandidarsi ha messo in discussione il lavoro di selezione delle aree idonee svolto dalla Sogin, l’azienda statale responsabile dello smantellamento delle vecchie centrali nucleari.
Il governo ha adottato questa strategia per superare l’attuale stallo, causato dall’opposizione di tutti i comuni individuati finora per la costruzione del deposito, tranne Trino Vercellese. Tuttavia, la questione sta generando divisioni anche nel centrodestra, con il presidente della regione Piemonte, Alberto Cirio, che ha posto il veto, sostenendo che la sua regione ha già dato il suo contributo e respingendo la possibilità di un nuovo deposito nella regione.
Nonostante la possibilità data ai comuni di candidarsi, nessuno dei 67 siti individuati dalla Sogin si è fatto avanti fino ad ora. Trino Vercellese, con i suoi depositi temporanei di scorie nucleari provenienti dalla vecchia centrale nucleare Enrico Fermi, è uno dei pochi comuni ad aver manifestato interesse.
Il sindaco Pane ha sottolineato la necessità di rivalutare aree come la sua, che già ospitano la quasi totalità dei rifiuti radioattivi, evidenziando che finora le scorie non sono state trattate in un contesto sicuro e ribadendo la necessità di una soluzione definitiva come il deposito nazionale.
Il progetto prevede che il nuovo deposito custodirà 95mila metri cubi di rifiuti radioattivi, di cui 17mila metri cubi “a media e alta attività” e 78mila metri cubi “a molto bassa e bassa attività”. Questi rifiuti derivano dallo smantellamento degli impianti nucleari per la produzione di energia elettrica, nonché dagli impianti nucleari di ricerca e dai settori della medicina nucleare e dell’industria. La Tuscia ora torna rischiare di diventare la sede designata per questo controverso deposito.
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