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L'irriverente - Cronache di quotidiane ingiustizie

In nome del popolo Italiano…

di Renzo Trappolini
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Renzo Trappolini

Renzo Trappolini

Viterbo – Si è accorto che gli stavano entrando in casa, ha sparato in aria e poi ha avvertito le forze dell’ordine le quali, però, hanno denunciato lui per esplosioni pericolose. È accaduto vicino Torino, la stampa ne ha dato notizia e il sociologo Luca Ricolfi lo ha preso ad esempio di come spesso le leggi sono così strane da finire per proteggere il colpevole e condannare la vittima.

A parte gli errori giudiziari – che non possono escludersi a priori – succede che l’inquilino moroso ha spesso la meglio sul piccolo proprietario che su quell’affitto mancato faceva conto o chi viene rapinato del portafogli, se non c’è un carabiniere lì a vedere il ladro in azione, difficilmente saprà che il borseggiatore è in prigione. Per non dire delle risse, delle aggressioni, dello spaccio libero in centro città peggio che nell’America di Al Capone e gli autori in libertà già poche ore dopo l’arresto.

Questo per i reati piccoli come per i grandi, compreso quello del condannato all’ergastolo con quattro omicidi sulle spalle, anni di latitanza protetta all’estero e poi, una volta associato alle galere italiane, gratificato di abbuono legale di pena ed in attesa di un altro se solo chiederà di incontrare i parenti delle vittime per scusarsi. Ne ha scritto recentemente Marco Travaglio, riferendosi al terrorista Cesare Battisti e concludendo amaramente “poi ci stupiamo se qualcuno si fa giustizia da se e diventa pure una star”.

I politici – chiamati a fare le leggi che forze dell’ordine e magistrati devono applicare – parlano e straparlano invocando ora il pugno duro, ora la comprensione per la debolezza del reo che gli  sarebbe derivata dalla società incapace di educare come si deve. La gente, invece, si arrabbia sempre più perché capisce che chi dovrebbe garantire la sicurezza non sempre è in condizione di farlo come vorrebbe. Ha spesso, come si dice, le mani legate. Le istituzioni invece dei malavitosi.

Vanno bene le campagne – peraltro talora ad utilità soprattutto della stampa e delle tv per i connessi ricavi pubblicitari – su singoli reati come, in questi giorni, i femminicidi che continuano anche dopo Padova e nonostante una società che, almeno a livello di vertice , per esempio in Europa, ormai proprio maschilista non è. Sono donne, infatti, la presidente della Commissione, quella del Parlamento, la governatrice della Banca Centrale e, in questi giorni, la presidente designata della Bei, istituto finanziario per i grandi investimenti, la spagnola Nadia Calvino preferita al nostro Daniele Franco.

Bene certamente, ma non si crea stabile giustizia con le campagne spot che rischiano purtroppo anche di essere successivamente, se non addirittura preventivamente, strumentalizzate per altri obiettivi. Piuttosto, con una presa di consapevolezza matura, cioè collettiva e non di parte “in nome del popolo” tutto intero, come la Costituzione stabilisce. “Ogni legge, diceva Voltaire, deve essere chiara, precisa e uniforme. Interpretarla equivale quasi sempre a corromperla”.

Renzo Trappolini


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11 dicembre, 2023

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