Viterbo – (sil.co.) – Vendetta a luci rosse, avrebbe 42 anni la donna di Frosinone che ha denunciato per “revenge porn” il suo ex. I fatti risalirebbero allo scorso 26 ottobre quando l’uomo, per vendicarsi di essere stato lasciato, avrebbe clonato il cellulare della donna, accedendo così a tutti i suoi dati e poi passando alle condivisioni.
Violenza di genere – foto di repertorio
A quanto è dato sapere, lui sarebbe un personal trainer viterbese di 46 anni che, non rassegnandosi alla fine della relazione, avrebbe diffuso foto di lei nuda su Whatsapp, condividendole coi suoi contatti, tra i quali amici comuni che avrebbero fatto scattare l’allarme, rivelando cosa stesse succedendo all’ignara vittima, che adesso sarebbe pronta a costituirsi parte civile, se si dovesse arrivare a un processo, assistita dall’avvocato Antonio Ceccani.
In seguito alla querela della ex fidanzata, il 46enne viterbese sarebbe ora indagato per “revenge porn” e accesso abusivo al sistema informatico dagli investigatori dei carabinieri coordinati dalla procura della repubblica di Viterbo, col pm titolare del fascicolo che proprio questa settimana, in fase assolutamente preliminare, avrebbe nominato un proprio consulente al fine di effettuare gli indispensabili accertamenti tecnici irripetibili sui dispositivi in uso al personal trainer, cui in virtù dell’apertura dell’inchiesta sarebbero stati posti sotto sequestro due telefoni smartphone.
Due giorni fa, la mattina del 14 dicembre, fa il pubblico ministero di via Falcone e Borsellino avrebbe conferito l’incarico a un ingegnere informatico forense, che si sarebbe preso i canonici sessanta giorni per depositare le conclusioni, ricostruendo come il personal trainer sia riuscito a violare il telefonino della ex, scaricato le immagini e a quante persone le abbia poi inviate.
– Condivide le foto della ex nuda per vendetta, denunciato
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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