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Viterbo - L’associazione “E” incontra gli ospiti della comunità socio-riabilitativa Marco Binelli del Dsm della Ausl

“Comunità aperta, la libertà che cura”

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Un'immagine di Viterbo

– Giovedì 11 luglio a piazza San Lorenzo, a partire dalle 20, l’associazione “E -congiunzione per una cultura della salute mentale” incontrerà gli ospiti della comunità socio-riabilitativa Marco Binelli del Dipartimento di salute mentale della Ausl di Viterbo.

L’obiettivo della manifestazione, dal titolo “Comunità aperta: la libertà che cura”, è contribuire a creare un legame forte tra gli ospiti della comunità e la società civile per iniziare a costruire un rapporto di amicizia.

“Non beneficenza, non carità anonima – spiega il direttore del Dsm, Alberto Trisolini -, ma amicizia per entrare in relazione in modo vero con un desiderio autentico di conoscersi. Ci sarà pertanto un momento conviviale a cui seguirà una proiezione di un trailer come spunto di un dibattito sulla salute mentale che coinvolgerà tutti, cittadini e pazienti. È questa la congiunzione, il ponte che l’associazione E, presieduta da Loretta Zanobbi, vuole attuare. Il superamento delle strutture chiuse.

I manicomi non ci sono più ma la mentalità manicomiale persiste: è la discriminazione e il rifiuto, la segregazione dentro i contenitori dell’abbandono che rischiano di diventare quelle cliniche e quelle strutture residenziali quando vivono isolate dal contesto civile e dove i pazienti vengono dimenticati e segregati”.

Una manifestazione, dunque, che promuove la cultura della salute mentale e che supera il pregiudizio della diversità per scoprire che il diverso ha bisogno di noi, almeno quanto noi abbiamo bisogno di lui.

“L’evento dei giovedì sera – prosegue Loretta Zanobbi – vuole essere un messaggio di apertura e di inclusione rivolto alla cittadinanza, affinché vengano superate le barriere che, come aveva notato Franco Basaglia, escludono crudelmente dalla società alcune persone, oggettivandole e identificandole con la malattia, precludendo loro così in maniera definitiva ogni possibilità di riabilitazione e privandole, in ultima analisi, dei diritti di cittadinanza”.

 


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8 luglio, 2013

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