Viterbo – “Il Natale non vive nelle emozioni consumistiche e alienanti, serve un cambio di mentalità. Serve passare dalla cultura del possesso a quella del dono”. È la lettera del vescovo Orazio Francesco Piazza a credenti e laici, i suoi auguri di Natale.
Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza
“Il Natale di Gesù – scrive Piazza -, evento che rivela la semplicità del Bambino totalmente affidato alle cure della Madre”, scena di vita che manifesta “il valore essenziale della fiducia e dell’affidarsi, di scoprirsi bisognosi dell’Altro. Fiducia e affidamento come condizione per trovare sostegno nella fatica del quotidiano, perché da soli non si può affrontare la vita, al massimo si sopravvive. Ed è invece nella fiducia e nell’affidamento che possiamo ‘riscoprire’ il Natale come reale esperienza umana e spirituale”.
Il vescovo Orazio Francesco Piazza
Passare dal possesso al dono, il cambio di mentalità che propone il vescovo. Il ritorno all’essenziale. “Le cose riempiono la casa – prosegue Piazza -. Le relazioni, gli affetti, i vincoli tra le persone, riempiono il cuore e donano vita. Il Santo Natale non vive nelle emozioni consumistiche e alienanti che rendono ancor più indifferenti a tutti e a tutto. Il Natale è nostalgia di semplice umanità. Abbiamo bisogno di imparare nuovamente a stare bene insieme, di ricostruire la trama delle relazioni sfilacciate o addirittura lacerate in piccoli o grandi egoismi”.
Viterbo – Il vescovo Orazio Francesco Piazza
Dono come motivo di gioia per chi lo fa. Dono come motivo di gioia per chi lo riceve. Donare come condizione di felicità. “La felicità – sottolinea Piazza – di donare migliori condizioni di vita alle persone attraverso la disponibilità, la condivisione, l’attenzione e la cura, l’amorevole pazienza e la carità. Doni attraverso cui si costruisce la Casa della comune speranza di una vita a misura d’uomo secondo il dono di Dio. Una Casa di cui ognuno è pietra di fraternità”.
Daniele Camilli
La lettera del vescovo Orazio Francesco Piazza
Nella semplicità del Santo Natale, il desiderio di ritrovarsi insieme!
Carissimi Fratelli e Sorelle, al termine del cammino di Avvento, tempo di grazia e misericordia, apriamo il cuore alla bellezza del Natale di Gesù: Evento che rivela la semplicità del Bambino totalmente affidato alle cure della Madre. Contempliamo in questa ordinaria scena di vita il valore essenziale della fiduciae dell’affidarsi, di scoprirsi bisognosi dell’Altro. Fiducia e affidamento sono condizione per trovare sostegno nella fatica del quotidiano. Da soli non si può affrontare la vita, forse, in qualche modo, si riesce a sopravvivere. Nella fiducia e nell’affidamento possiamo “riscoprire” il Natale di Gesù come reale esperienza umana e spirituale: dimensione essenziale in cui matura il valore autentico della nostra umanitàtra le molteplici vicende che oscurano il cuore. Contempliamo questa Nascita con fede semplice, non separata dalla vita; una fede che, nella Grazia, alimenta il cammino e aiuta ad affrontare le difficoltà e le prove; una fede che fa chiarezza nei sentimenti e genera vera gioia: le cose riempiono la casa; le relazioni, gli affetti, i vincoli tra le persone, riempiono il cuore e donano vita. “Felice è la Notte in cui l’uomo compare chiaro a sé stesso, perché riscopre l’autenticità del proprio cuore” (Goethe). Nel fondo di ogni cuore abita il desiderio della relazione, della comunione: condizioni, queste, che dispongono alla vera gioia di vivere.
In questa esperienza umana e spirituale, lasciamoci attrarre dalla relazione fiduciosa con Dio, nel dialogo intimo e profondo con Lui, e, dal Bambino-che-nasce per noi, impariamo a riscoprire la semplicità delle buone relazioni nel quotidiano. Il Santo Natale non vive nelle emozioni consumistiche e alienanti che rendono ancor più indifferenti a tutti e a tutto; il Natale è nostalgia disemplice umanità. È necessaria la semplicità di una fede autentica per celebrare il Natale di Gesù, il Cristo, con rinnovato entusiasmo, grati a Dio per il dono della presenza di quanti ci accompagnano nella vita. Abbiamo bisogno di imparare nuovamente a stare bene insieme, di ricostruire la trama delle relazioni sfilacciate o addirittura lacerate in piccoli o grandi egoismi. Tutti abbiamo bisogno di trovare parole di conforto e di consolazione tra i molti problemi che affliggono; di trovare persone che hanno la forza di diradare, con la benevolenza e l’amicizia, le ombre di amare solitudini. Il Natale chiede a ciascuno l’impegno di un amore che dilata il cuore, capace di accogliere l’altro, e scoprire la bellezza feconda dell’amore che sasacrificarsi per l’altro; esige un cambio di mentalità: dal possesso al dono!
Cari fratelli e Sorelle, in questa luce del Santo Natale ritroviamo la giusta attenzione verso chi ci sta vicino, che accompagna il nostro cammino; verso coloro che condividono la nostra vita in ogni contesto e condizione. Questa giusta attenzione alimenta la volontà di rendersi disponibili alla relazione, con sacrifici personali, per saper superare gli strappi dell’Io che toglie solidità ai vincoli di vita familiari, ecclesiali e sociali! Se il Natale, come consuetudine, è visto come occasione di doni, quali segni di attenzione e di affetto, ancor più deve esserlo per concentrare lo sguardo sulle persone e sulle relazioni. Se un piccolo dono è motivo di gioia per chi lo fa e per chi lo riceve, dovremmo essere ancora più felici di donare migliori condizioni di vita alle persone attraverso i doni della disponibilità e della condivisione, dell’attenzione e della cura; dell’amorevole pazienza e della carità. Sono questi i doni che cambiano realmente la vita; sono il segno distintivo della Speranza che nasce in noi nel Natale che celebriamo.
Carissimi Fratelli e Sorelle, con la qualità di questi doni, offerti e ricevuti, si costruisce la Casa della comune speranza di una vita, a misura d’uomo secondo il dono di Dio. Di questa Casa ognuno è pietra necessaria per edificarla e compattarla. Sia questa, per tutti, la Nascita del Dio-Amore nella nostra umanità: una rinascita del desiderio a voler stare bene tra noi. Nella Sua umanità si rivela la comunione, la fraternità, come essenza della stessa vita. Il Verbo umanato, per donare pienezza di vita, traccia la strada: la vera gioia è nel dare, più che nel ricevere! Se camminiamo su questa strada avremo la sorpresa di ricevere più di quanto abbiamo dato. È appunto questo il mio personale augurio a tutti voi: ritrovare la semplicità e la gioia di stare insieme. In questo auspicio, con grande e paterno affetto, prego il Signore Gesù che vi sostenga nella vita, e chiedo questo speciale dono: divenire tutti, con sincero impegno, pietre-di-fraternità. Questo è il tesoro del Natale di Gesù Cristo, nostra unica Speranza.
Orazio Francesco Piazza
Vostro Padre nella fede
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