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Ambiente - Fernando Monfeli, Rodolfo Ridolfi e Luca Di Piero, presidenti di tre comitati di cittadini e imprenditori, elencano le ragioni del no al sito di stoccaggio

“Deposito di scorie nucleari, ecco perché non si può fare nella Tuscia”

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Rodolfo Ridolfi, Luca Di Piero e Fernando Monfeli

Rodolfo Ridolfi, Luca Di Piero e Fernando Monfeli

Viterbo – Riceviamo e pubblichiamo – Ormai è noto a tutti che nella Tuscia Sogin – Società gestione impianti nucleari ha individuato ventuno aree idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Tali aree sono state identificate a seguito di un’indagine bibliografica condotta in base ai criteri della Guida tecnica 29 di Ispra.

La Gt29 stabilisce i criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività. Le nostre associazioni, coordinate con altre associazioni, istituzioni ed enti, hanno commissionato delle ricerche approfondite a tecnici e professionisti qualificati per verificare la qualità delle valutazioni fatte da Sogin e offrire delle risposte tecniche ad eventuali errori.

Da questo scrupoloso lavoro di indagine, condotto sia sulle valutazioni di Sogin, sia sugli aspetti delle singole aree e sia sul territorio della Tuscia, è emerso che molti dei criteri di esclusione e di approfondimento, valutati come favorevoli a ospitare un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività, non erano affatto favorevoli. La verità che è emersa di fatto rende inutilizzabili queste aree aree per i fini per cui Sogin le certifica idonee.

Queste controdeduzioni, che, come detto, sono certificate da autorevoli tecnici e professionisti, sono state inviate a Sogin per la consultazione pubblica e il seminario nazionale al fine di essere valutate e confrontate. In realtà, però, né c’è stata alcuna valutazione delle nostre ragioni né, tantomeno, c’è stato un confronto costruttivo, prova ne è il fatto che da 22 aree potenzialmente idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi, secondo le valutazioni di Sogin, Isin e ministero dell’Ambiente, siamo passati a 21 aree idonee a ospitare il deposito nazionale dei rifiuti radioattivi.

I motivi di esclusione delle aree dal novero della Carta nazionale delle aree idonee (Cnai) valutati secondo i criteri GT29 sommariamente sono: presenza di vulcani quiescenti adiacenti alle aree identificate dalla Sogin quali lago di Bolsena e lago di Vico; presenza di falde acquifere superficiali diffuse su tutte le aree e presenza di un enorme acquifero vulcanico diffuso su tutta la Tuscia; sismicità delle aree; vicinanza ai centri abitati; presenza di coltivazioni di pregio sia nelle aree individuate che nelle vicinanze; presenza di numerose aree naturali protette nelle adiacenze alle aree; presenza emergenze archeologiche nelle stesse aree.

È di fondamentale importanza tenere in considerazione che secondo la norma serve la piena rispondenza dei criteri della Gt29 per rendere idonea un’area ad ospitare il deposito, un solo criterio disatteso rende inutilizzabile l’area. Da un’analisi dettagliata, basata sugli stessi criteri della Gt29, emergono molteplici e fondati motivi per rendere inutilizzabili queste aree. Tali motivi emergeranno con maggiore forza nel momento in cui sarà condotta un’indagine seria sulle stesse aree. 

Unitamente ai motivi di esclusione valutati sulla Gt29, esistono degli aspetti che rendono inutilizzabili le aree e che inspiegabilmente non sono stati presi in considerazione nella scelta. 

In fase istruttoria i motivi di seguito elencati dovranno essere considerati inevitabilmente. Mancata applicazione della valutazione di impatto sanitario: esistono studi molto autorevoli che calcolano l’aumento delle malattie tra i residenti entro un raggio di 5 chilometri dagli impianti per i rifiuti.

Mancata valutazione dell’indice di pressione ambientale: non è stata affatto presa in considerazione la massiccia presenza di radon e arsenico nella Tuscia.

Mancato espletamento della Valutazione ambientale strategica. Tutte le 21 aree sono in zone a vocazione agricola e l’impianto per lo stoccaggio e lo smaltimento per le scorie nucleari non è integrabile con la strategia ambientale già avviata dal territorio.

Mancata applicazione di vincoli paesaggistici. Le novanta celle in cemento armato e tutti gli edifici accessori previsti dal progetto non sono integrabili con i vincoli del piano paesaggistico regionale e collidono con l’articolo 9 della Costituzione. 

Mancata applicazione del piano rifiuti regionale e provinciale.

A tutte le motivazioni tecniche sopra elencate vanno aggiunti aspetti economici, sociali e politici. Le aree indicate sono tutte coltivate, ospitano aziende agricole che saranno cancellate per far posto ai rifiuti radioattivi. Le aziende inserite nelle aree e nelle immediate circostanze hanno tutte percepito fondi strutturali che hanno contribuito allo sviluppo di un’agricoltura di qualità. Ciò ha reso la
Tuscia la quarta provincia agricola d’Italia ed è logico pensare che un impianto industriale di questo tipo non è integrabile con la nostra pianificazione economica e territoriale.

Non è stata ancora ascoltata la volontà delle nostre comunità, più volte espressa sui media e nelle documentazioni consegnate a Sogin. Le aree sono state individuate secondo i criteri della Gt29, che stabilisce i criteri per la localizzazione di un impianto di smaltimento superficiale di rifiuti radioattivi a bassa e media attività ma per un’ardita agevolazione burocratica Isin, grazie alla guida tecnica 30, le ha rese idonee “per un periodo temporaneo di lunga durata” anche ad ospitare i rifiuti radioattivi ad alta attività.

Nella proposta del progetto, Sogin ha calcolato solo i potenziali benefici per il territorio, ma non ha calcolato i danni. Secondo studi molto accreditati è certo che crollerà il valore degli immobili nel raggio di 5 chilometri dal sito del deposito e i danni al valore immobiliare si ripercuoteranno fino a 30 chilometri di raggio. 30 chilometri non è una cifra a caso, ma è l’ombrello di ricaduta di materiale radioattivo in caso di incidente.

Non è stata presa in considerazione la difesa militare del sito, il quale ovviamente sarà obiettivo sensibile. Porre il deposito alle porte di Roma è un grave rischio per la sicurezza nazionale.

Per concludere possiamo affermare con serenità che le nostre indagini certificate nei documenti redatti per la consultazione pubblica, il seminario nazionale e i vari ricorsi al Tar certificano le 21 aree della Tuscia come inutilizzabili per lo smaltimento per i rifiuti radioattivi bassa e molto bassa ed estremamente pericolose per lo stoccaggio temporaneo di lunga durata delle scorie l’alta attività.

Fernando Monfeli
Associazione spontanea per la tutela degli agricoltori
Rodolfo Ridolfi
Comitato per la salvaguardia del territorio di Corchiano e della Tuscia
Luca Di Piero
Comitato no Imu agricola


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20 dicembre, 2023

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