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– “Chi è di destra non permette a nessuno di sporcare la propria terra”.
Maurizio Federici, presidente di Fare Verde e consigliere comunale del Pdl, prende in prestito le parole di Mauro D’Eufemia, storico professore del liceo classico di Viterbo, per spiegare la sua posizione nella lotta al nucleare. Una battaglia che, per il presidente, va al di là del colore politico.
“Le battaglie di Fare Verde sono iniziate già ai tempi della prima costruzione della centrale di Montalto, all’indomani del disastro di Chernobyl. L’associazione è da sempre stata in prima fila contro la realizzazione di impianti nucleari. L’ambiente, ricordiamocelo, non è una battaglia né di destra né di sinistra. Supera queste divisioni che ritengo ottocentesche”.
Una causa che, dunque, accomuna tutti, come ha dimostrato il risultato del referendum in Sardegna. “I sardi ce lo hanno insegnato, il nucleare va archiviato. Ho inventato questo slogan, in occasione della manifestazione di Montalto, per dimostrare l’unione di intenti che va al di là della lotta politica. Il 98 per cento dei sardi ha votato contro il nucleare e non credo sia successo perché la destra abbia solo il due per cento dei consensi.
Ci dicono di costruire centrali per non dipendere più dall’estero – continua Federici -. Forse, però, si dimenticano che non abbiamo miniere di uranio, anzi precisamente di ossido di uranio che è quello che poi serve per produrre energia nucleare.
Anche con le centrali, saremmo comunque dipendenti, perché l’ossido di uranio è poco in natura e si trova in Canada e in altre zone. Non di certo in Italia. Non è da sottovalutare, poi, che la quantità estraibile di uranio durerà al massimo altri 40-50 anni. Costruire oggi una centrale nucleare, anche dal punto di vista economico, sarebbe assurdo”.
Alla lista degli effetti negativi, secondo Federici, se ne aggiunge un altro. “E come facciamo con le scorie? Un problema con conseguenze per milioni di anni. Io, come uomo, padre di famiglia e spero nonno, non voglio né politicamente né umanamente, lasciare questa terra inquinata per milioni di anni.
Ancora oggi, per esempio, i giovani che sono nati nel periodo del disastro di Chernobyl hanno altissime possibilità di mettere al mondo bambini con tumori. I giapponesi stessi non stanno soffrendo solo per il recente disastro di Fukushima, ma c’è chi risente delle radiazioni delle bombe di Nagasaki e Hiroshima, tragedie di settanta anni fa. Inoltre, tante cose sono successe e ci sono state nascoste, come le fughe di gas negli Stati Uniti di cui nessuno ha mai saputo”.
La battaglia contro il nucleare va oltre i confini della Tuscia. “A chi dice che tanto abbiamo centrali fuori dai confini nazionali, rispondo che cercheremo di far smantellare anche quelle. Ma credo adesso la priorità sia quella che si trova a quaranta chilometri da noi.
In caso di disastro nucleare, dovrebbe essere allontanata tutta la popolazione del Viterbese e del Grossetano. Credo che il nostro territorio abbia già sofferto molto per la centrale a carbone e altre cose. Abbiamo già dato. Meglio puntare sulle energie rinnovabili: quelle del sole o dal vento, senza dimenticare l’energia idroelettrica che negli anni sessanta era il nostro vanto. Le centrali naturalmente dovranno essere costruite con criterio, nei posti in cui è possibile farle”.
Una soluzione, per Federici, potrebbe consistere nel coniugare energie alternative e risparmio. “E’ ora di finirla con la società dei consumi. Dobbiamo risparmiare. In tribunale, per esempio, abbiamo spento il 50 per cento delle luci notturne di sicurezza, guadagnando 6mila euro all’anno (Federici lavora in tribunale, ndr). Iniziamo a farlo dove si può. Prima il risparmio e poi le energie rinnovabili che non costano niente, cosa che non vorrei fosse un’aggravante…”.
Sarebbe in linea con la posizione del presidente di Fare Verde anche la maggior parte del Pdl viterbese. “Il consiglio provinciale ha votato un ordine del giorno contro la produzione di energia nucleare nella Tuscia e anche noi, in Comune, abbiamo fatto la stessa cosa. Certo, c’è chi è contrario, ma ripeto non è una questione politica.
Voglio, inoltre, ricordare agli amici del Pdl che la Merkel in Germania sta perdendo consensi in favore dei Verdi. E voglio ribadire a chi si dice di destra una frase del professore D’Eufemia, che ricordava a noi giovani dell’allora Fronte della gioventù: “chi è di destra ama la propria patria e pertanto ama la propria terra e non permette a nessuno e per nessuna ragione al mondo di sporcarla”.
E per quanto riguarda il Governo? “Non c’è stata nessuna tattica per aggirare il referendum, mi sembra solo che ci abbia ripensato. L’esecutivo ha semplicemente capito che, se non si vuole perdere, bisogna puntare sulle energie alternative. Su queste cose non si scherza. Sulla salute dei cittadini non si scherza”.
Federici, senza problemi, è sceso dunque in campo al fianco di tradizioni politiche distanti dalle sue. “Quando si combatte per una cosa di questo genere, non mi trovo a disagio. Sono battaglie che vanno al di là della politica. A Montalto, però per me, hanno sbagliato a presentarsi con le bandierine rosse e quelle del Pd. Si è voluto polemizzare con una manifestazione che fino a quel giorno è stata sempre al di sopra di tutto. Era una lotta ambientalista e non di partito.
A persone di destra, infatti, poteva dare la sensazione che fosse una manifestazione di partito, spingendole magari a non votare per il sì. Eviterei, dunque, bandierine. Io non mi sono permesso a portarle. Avevo solo quella di Fare verde. Poi, per carità, ognuno fa le sue scelte.
Comunque anche all’interno della sinistra, mi sembra ci siano posizioni trasversali: la grande scienziata atea Margherita Hack o lo stesso ex ministro Umberto Veronesi sono favorevoli al nucleare, pur essendo di sinistra. Quando fa comodo agli altri, però, la memoria si accorcia e non ci si fa caso…”.
Il messaggio di Federici è, dunque, chiaro: “Il 12 e 13 giugno andiamo a votare sì. Non si tratta né di destra né di sinistra. E la difesa di noi stessi, del nostro ambiente e delle generazioni future, e non solo dei nostri nipoti, ma di quelle che verranno fino a che ci sarà il mondo”.
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