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Viterbo - Il presidente della Provincia in una lunga lettera spiega le sue ragioni

Meroi pronto ad andarsene

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Il presidente della Provincia Marcello Meroi

Riceviamo e pubblichiamo – Siamo stati eletti quindici mesi orsono a rappresentare l’amministrazione provinciale, dovendo assolvere ad un mandato esclusivo e vincolante come quello di attuare un programma sul quale abbiamo chiesto adesione e fiducia ai cittadini.

Ho la convinzione che in questi mesi, chi dalla maggioranza e chi dall’opposizione, sia pure nelle grandi difficoltà quotidiane degli enti locali, abbiamo lavorato con impegno.

Per quanto mi concerne, proprio perché credo che tante cose positive siano state realizzate, voglio ricordare alcuni risultati ottenuti da questa Amministrazione:

– il riordino della situazione dei precari, che decisamente rivendico;

– la riorganizzazione del settore, in ordine ad una nuova concezione del rapporto tra formazione e lavoro;

– le scelte attuate nel campo dell’edilizia scolastica e gli atti di questi giorni con i quali, attraverso notevolissimi risparmi in sede di affitti passivi, si potrà ottenere in locazione o in proprietà una nuova ed efficiente sede per un istituto superiore;

– il riordino del bilancio, il contenimento della spesa, il taglio agli sprechi;

– una attenta politica ambientale, frutto anche di scelte difficili e coraggiose;

– il rifacimento dei primi importanti tratti stradali, le cui ultime manutenzioni risalivano a troppi anni addietro; la partenza dei lavori od il finanziamento di opere pubbliche;

– il rilancio qualitativo della cultura, che ci ha permesso di ottenere finanziamenti di natura privata per una stagione di eventi prodotti dall’amministrazione;

– la promozione turistica e sportiva, che attraverso il coinvolgimento di tutti gli enti locali del territorio, ha disegnato nuove e più attente iniziative promozionali;

– la difesa, la promozione ed il sostegno costante alla nostra agricoltura;

– il riordino delle politiche dei trasporti anche alla luce di un nuovo e più stretto rapporto con la Regione.

Ma in particolare, e lo ho ribadito anche recentemente con assunzioni di principio, ma soprattutto con atti concreti, la difesa del ruolo e delle prerogative della nostra amministrazione, verso qualsivoglia altro interlocutore istituzionale, indipendentemente dalle rispettive collocazioni di parte.

Certo, avremmo potuto e dovuto fare di più e meglio, come qualcuno ha recentemente affermato.

Ma l’attività amministrativa si svolge sulla base di un programma e di una maggioranza politica, ma necessariamente anche numerica, che la sostiene.

Il presidente del consiglio ha rassegnato le dimissioni, esternando un malessere che è proprio, ma che è anche di questa maggioranza e frutto dello stato interno al Pdl non solo locale.

Oggi, nel momento in cui si manifesta la necessità di andare ad eleggere il nuovo presidente del consiglio, pare però si ripropongano antichi scenari che, chiarisco subito, non ho in alcun modo intenzione di rivivere.

Non posso farlo perché credo alle istituzioni nel loro significato più profondo, perché penso che esse debbano essere intese al servizio di chi ci ha chiamato a rappresentarlo, perché avverto e mi meraviglierei di essere il solo a farlo, lo stato di totale distacco tra società e politica ed il legittimo senso di ripulsa che porta sempre di più i cittadini a censurare pesantemente certi comportamenti degenerativi propri del “palazzo”.

Certo la politica ha i suoi riti, le sue regole, i propri codici, ma di tutto questo non si può abusare. Non è infatti assolutamente accettabile per chi creda ancora di rappresentare correttamente chi sta fuori di qui, e io questo credo, posticipare ad essi la incombente approvazione di un atto imprescindibile quale è il bilancio di programma.

Io credo che i cittadini non abbiano alcun interesse alle lotte politiche per l’elezione del presidente, per la nomina degli assessori, per la indicazione dei rappresentanti nelle varie strutture pubbliche. Coloro che stanno fuori di qui, e che ci abbiano votato o meno comunque hanno il diritto di giudicarci, attendono da noi concretezza, operatività, impegno, attenzione, buon senso. Tutte caratteristiche che portano risultati, cioè realizzazione concreta del nostro mandato ed adempimento a quell’impegno, politico, ma soprattutto morale, che abbiamo assunto all’atto di candidarci.

E l’obbligo prioritario di oggi è quello di fare il nostro dovere di amministratori corretti e responsabili, approvando il bilancio e continuando in questo difficile impegno amministrativo.

Percorsi diversi volti a ritardare questa scelta non avrebbero alcuna ragione di essere. Non li comprenderebbero i cittadini, non li potrei accettare io.

Ho rivendicato orgogliosamente, nell’ultimo consiglio, la mia libertà politica e dall’opposizione qualcuno mi ha sfidato a dimostrarla.

Provo a farlo.

Non devo difendere nulla, qui dentro, di personale.

Non ho bisogno di vivere con la politica, perché da sempre vivo del mio lavoro. Non ho certo velleità di apparire perché appaio da tempo. Ho iniziato a fare politica a 14 anni; sono stato a 19 anni il più votato tra i 134 candidati alle circoscrizioni; sindaco di Viterbo a 37 anni; deputato, ci tengo a sottolinearlo, eletto e non nominato, a 43: credo di aver avuto tutta la visibilità che ho voluto.

Non devo difendere o proteggere interessi di sorta o amici in amministrazione, perché in questa sede sono carente di entrambi.

Non devo allinearmi ai comandi del mio partito, perché non ritengo un’organizzazione politica una caserma e poi perché questo partito non mi pare possa dare ordini a qualcuno.

Ad un amministratore i cittadini chiedono soprattutto serietà, correttezza, ma anche coraggio e dignità.

Ed è proprio la dignità che nella ormai mia lunga esperienza politica ho sempre tenuto come valore inalienabile.

Il nostro ruolo di amministratori ci impone sempre di assumere scelte chiare ed in linea con il mandato affidatoci: governare questa Provincia per affrontare e cercare di risolverne i suoi tanti problemi.

La constatazione che in un momento particolarmente difficile per la politica nazionale, per le istituzioni locali, ma principalmente per noi per lo sviluppo del nostro territorio, dovremmo subordinare priorità fondamentali per il funzionamento dell’amministrazione ad impegni certo importanti e doverosi, ma secondari rispetto a queste, non può in alcun modo trovarmi concorde.

Priorità assoluta di questa amministrazione è oggi concentrarci sul’approvazione del suo programma di bilancio e questo abbiamo il dovere di fare, se riteniamo ancora di essere parte di quella maggioranza premiata dagli elettori. Tutto il resto (e ne sono pienamente consapevole) dovrà certo valutarsi con attenzione al momento opportuno, non prima ovviamente di aver fatto una attenta analisi sulle reali possibilità di dare impulso all’attività futura, sui futuri assetti, sui mezzi e sugli strumenti con cui operare. Ho già ribadito a tutti gli interessati il mio impegno a farlo nei tempi concordati, ma prima chiedo a tutti un’assunzione di responsabilità.

Sono quindi certo che tutti faranno la propria parte. Con coscienza e lealtà.

Nel caso però così non fosse, non resterebbe altro che trarre ogni ulteriore conseguenza del caso.

Con coraggio, serietà ed appunto, dignità.

Marcello Meroi


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21 giugno, 2011

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