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– Sabato 24 settembre 2011 a Ronciglione (Vt), alle ore 17,30, nella Sala del Collegio, in corso Umberto I, 32 verrà presentato il libro “La Giudiata” di Luciano Mariti.
Il libro è edito dal Centro Ricerche e studi Ronciglione nell’ambito della collana “Le Stamperie” e sarà presentato dal professore Quirino Galli. Parteciperanno gli attori de “La Giudiata” che interpreteranno alcuni brani, scelti fra i più significativi, dell’opera.
La Giudiata è il titolo di uno spettacolo anonimo che da secoli si rappresenta a Ronciglione, cittadina della Tuscia ai piedi dei Monti Cimini, tratto dalla nota vicenda biblica di “Giuseppe ebreo, venduto dai fratelli e divenuto governatore dell’Egitto”.
È uno spettacolo che si è trasmesso oralmente, ma che è derivato da una sacra rappresentazione di tipo “fiorentino”, pubblicata la prima volta a Firenze 1490-1495, poi edita a Ronciglione nel 1688 e nel 1695. Un tipo di spettacolo tuttavia presente nel viterbese già nel 1466.
La Giudiata per secoli ha accompagnato i giorni e le opere del paese. Le ottave dello spettacolo si ripetevano la sera, a veglia, si cantavano nelle osterie e, durante la mietitura, diventavano coro e responsorio facendo “danzare” il lavoro dei campi.
Lo studio di Luciano Mariti, che accompagna l’edizione critica del testo, analizza i molteplici aspetti di questa tradizione ancora in vita, a cominciare dal contesto culturale della Ronciglione quattrocentesca, che esprime figure di umanisti famosi anche a Firenze, come Francesco Netti, Giovanni Dolci, o Paolo Sassi, maestro di Machiavelli.
Mariti esamina le trasformazioni della performance del testo fecondato da un’altra tradizione – quella del canto a braccio dei poeti contadini – che continua a sopravvivere in queste zone, e soprattutto rileva l’assoluta originalità di questo spettacolo in quanto dramma “cantato”.
Il che dimostra indirettamente come fosse cantato il genere teatrale della Sacra rappresentazione fiorentina quattrocentesca e già prima che venisse inventato il melodramma sulla cui nascita potrebbe, dunque, aver influito.
Lo spettacolo è analizzato, infine, quale esempio di un teatro endemico, oggi raro, ma non privo di prospettive. Un teatro fatto da attori che sono gli stessi spettatori.
Un teatro il cui valore è difficile cogliere dall’esterno perché nutrito da anni e anni di relazioni sociali. “Non si può entrare facilmente e impunemente – scrive Mariti – nella memoria di un paese”.
Ma per chi vive nel paese questo spettacolo sembra ancora oggi trattenere un brusio sotterraneo di voci, un’eco che viene da lontano e che riesce ancora a plasmare la fantasia del presente.
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