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Viterbo - L'amico del ciclista si appella ai possibili testimoni e racconta come ha trovato Faccenda in fin di vita

“Aiutateci a capire chi ha ucciso Massimo”

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Massimo Faccenda

Massimo Faccenda

Faccenda in sella alla sua bici

Faccenda in sella alla sua bici

“Massimo, volato sopra il guardrail”.

C’è rabbia e sconcerto nelle parole dell’amico di Massimo Faccenda, il ciclista morto dopo essere stato sbalzato in un dirupo da un’auto pirata.

E’ stato il suo amico a trovarlo in fondo a quel folto di canne. Sette metri sotto il tratto di superstrada Viterbo-Orte in cui ieri pomeriggio, verso le 14,30, è finita la vita di Faccenda.

“Sono passato sulla stessa strada venti minuti dopo di lui – spiega, per telefono, a Tusciaweb, l’amico del ciclista -. Ero anch’io in bicicletta, ma non eravamo insieme. Conoscevo bene Massimo. Era uno dei miei più cari amici. Apprendere della sua morte in questo modo, per me, è stato un vero shock”.

L’amico del ciclista parla velocemente. Forse per sopportare meglio il ricordo di Massimo che chiedeva aiuto e che lui, per primo, ha sentito. “Ho visto la bicicletta a terra. Ho indugiato un attimo: ho pensato che qualcuno l’avesse lasciata lì per disfarsene, oppure l’avesse dimenticata… ma proprio mentre stavo per riprendere a pedalare, ho sentito un grido flebile provenire dal burrone lì sotto. Era Massimo. Non l’ho neppure visto… Era coperto dalle canne e ho potuto solo riconoscerlo dalla voce”. Immediata la chiamata ai pompieri e al 118. Poi, la corsa in ospedale che, purtroppo, non è servita.

Faccenda è morto al pronto soccorso di Belcolle, per le gravissime ferite riportate, tra cui un trauma cranico parso da subito preoccupante ai sanitari del 118. Ma le cause della morte potranno essere chiarite solo dall’autopsia, che sarebbe già stata disposta dalla procura viterbese. La salma è sotto sequestro e i funerali non sono stati fissati.

I carabinieri, intanto, cercano testimoni e indizi per ricostruire la dinamica dell’incidente. Una cosa, ormai, appare certa: Faccenda è stato travolto da un’auto pirata. Lo dicono i rottami di auto trovati sul luogo dell’incidente. E lo dice il suo amico che, disperato, si appella a chiunque possa aver visto qualcosa: “Dateci una mano a capire chi abbia ucciso Massimo. La macchina lo ha urtato così forte da farlo volare sopra al guardrail che, infatti, è rimasto intatto. L’urto lo ha sbalzato quattro metri più in là e a una profondità di sette metri. Qualcuno deve averlo per forza investito. Aiutateci a capire chi”.


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12 ottobre, 2011

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