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Lettere al direttore - Scrive il perito agrario Bruno Pagnanelli

Il verde pubblico e la superscazzola di Mattioli

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La rotonda di Valle Faul

La rotonda di Valle Faul

Prato Giardino

La bandiera sbrindellata a Prato Giardino

Il monumento a Cesare Dobici a Prato Giardino

Riceviamo e pubblichiamo –  Egregio direttore, mi permetta questa missiva, solo per renderla partecipe del fatto che la sua testata è fonte inesauribile di curiosità, di notizie sempre aggiornate, di tematiche sempre attuali e di piccole parti di sano divertimento. Dopo ciò che si può definire una sana “sviolinata” passiamo al motivo del contendere.

Ho letto con estrema attenzione gli articoli sul verde pubblico e formalmente rendo merito al giornalista che ha sollevato le questioni economiche, molto dettagliate, inerenti le rotonde cittadine all’apparenza così ben curate.

Ho poi letto l’intervista al primo cittadino che riferiva che le petunie, le pansè o come si chiamano i fiori delle rotonde, sono gentilmente “offerte” dalla stessa ditta e che pare brutto andargli a dire che non ci piacciono. Ho seguito successivamente la risposta del signor Ernie Souchak e ieri mattina presto, ahimè soffro di insonnia, ho letto ciò che il signor nonché sociologo Francesco Mattioli ha riportato sull’argomento. Sono stato il primo a rispondere nella lista dei commenti. Commenti che al ritorno da una visita ai miei genitori (onora il padre e la madre) ho continuato a seguire con interesse.

Bene, dopo questo breve riassunto di ciò che ha colpito il mio interesse, volevo rispondere al signor nonché sociologo Mattioli.

Come avrà certamente capito dal numero dei commenti che sono stati scritti durante questi giorni sugli articoli, traspare, per non dire si palesa, un certo malcontento da parte di una fetta sana di cittadini che sono veramente stufi di vedere un posto meraviglioso trasformato a poco più di una pattumiera, con l’ostentazione sfacciata di solo pochi simboli di facciata che, a quanto pare, vengono pagati profumatamente.

Ora, il signor nonché sociologo Mattioli, cita Shultz e la piramide di Maslow ma poteva parlare tranquillamente della “superscazzola” senza bisogno di ostentare cultura visto e considerato che comunque, il suo punto di vista, rimane solo un punto di vista.

I fatti dicono ben altro. La città, e sfido gli amministratori a dire il contrario, è in mano alla più totale anarchia, l’incuria regna sovrana e solo pochi punti, di marcata visibilità, vengono regolarmente puliti e abbelliti.

Volevo dire al signor nonché sociologo Mattioli che, pur soffrendo di invidia per il suo background culturale (io sono un semplice perito agrario), non mi ritengo tanto cieco o sordo ma mi ritengo veramente avvilito nel vedere una città che gode di mille fortune andare in malora per l’unica sfortuna capitale: una gestione fallimentare.

Caro direttore, il sindaco durante la sua intervista dice testualmente: “Più si allarga la città più aumenta il verde pubblico. Mi riferisco, per esempio, alla valle di Faul, alla zona del Riello o a Santa Barbara. Spazi che prima non c’erano. Dobbiamo far fronte a questa situazione anche perché non possiamo spendere più di quanto facciamo adesso”.

Io ci abito a Santa Barbara. Non ho mai visto nessuno prendersi cura del verde pubblico, quello che vorrei utilizzare per fare una passeggiata con dei nipoti, con mia moglie. Nessuno!

Vada a vedere il parco di via biga di Castro. Andate vi prego a vedere! altro che pansè! Il verde pubblico che dice il sindaco è stato pulito negli ultimi due anni solo da un gruppo di volontari (del quale faccio parte) quando era intervenuto lo stesso sindaco e i suoi assessori. Pensi direttore che in quella occasione, l’allora assessore Arena mentre camminava nel quartiere indicava al consigliere Marcosano punti da sistemare, buche da chiudere, pali della luce con fili scoperti da mettere in sicurezza. Ebbene dopo quel giorno, dove chi c’era ha cavalcato l’evento per avere il suo bel ritorno mediatico, nulla è più successo.

Continuiamo a parlare di “rava e fava” (mi perdoni il francesismo) e, secondo quanto leggo, consideriamo verde pubblico un ausilio per il traffico!

Mi perdoni la profonda ignoranza ma per me il verde pubblico era, facendo un esempio, l’ingresso di Prato Giardino dove andavo a giocare da piccolo, dove c’erano fiori e prati verdi, dove c’erano mamme e papà che parlavano seduti su panchine ai bordi di un lago di acqua trasparente dove c’erano le paperette e i cigni. Era il posto dove si facevano amicizie fra i piccoli, dove si condivideva una merenda e dove si litigava per un gelato.

Sarò profondamente ignorante ma non credo che le attività sopra menzionate si possano svolgere in una rotonda in mezzo a mamme assatanate che guidano Suv sempre più grossi, con sigaretta e telefono annesso.

Ah dimenticavo: ora accanto all’ingresso di Prato Giardino è stato segnalato addirittura un catetere. Staziona indisturbato da diverso tempo a testimonianza dell’attesa del miracolo invocato dal signor Aldo Quadrani, nei commenti sotto l’articolo.

Aggiungo inoltre che, vedendo la stella colorata dalle pansè della rotonda di valle Faul, mi viene subito in mente ciò che abbiamo raccolto, con questo gruppo di volontari, nei vari anfratti dimenticati dal Cev nella nostra città e mi viene istantaneamente un sapore amarissimo in bocca.

Le spiego anche perché: leggendo i commenti all’articolo del signor nonché sociologo Mattioli, appare evidente che esiste la volontà dei cittadini di fare qualcosa, di aggregarsi per risolvere una situazione di assoluto degrado (si vedano i commenti dei signori Stefano e Paola) che è assolutamente in contrasto con l’assoluto immobilismo del Comune e le buciole del primo cittadino che comunque dimostra una creatività di eloquio tipicamente italica.

Vorrei chiederle inoltre, di fare da tramite per il signor nonché sociologo Mattioli. Lo inviti sulle strade, gli indicherò io diversi punti, non ultima una passeggiata per la strada di montagna, costeggiata di alberi di alto fusto e di castagni secolari, che conduce dalla Cassia cimina all’abitato di San Martino.

Ci sono diverse discariche a cielo aperto che mal si abbinano con le pansè ma hanno in comune una sola cosa. Sono entrambi esempi di malcostume.

Egregio direttore, perdoni lo sfogo ma io sono un viterbese e come tale, per retaggio storico, per cultura, per etica rifiuto il fatto che qualcuno mi dica che Gesù Cristo è morto di freddo!

Volevo poi dire una cosa al signor nonché sociologo Mattioli: c’è, nella piramide di Maslow, un limite alla necessità di autorealizzazione e al bisogno di stima, di prestigio e di successo?

Buon verde pubblico.

Signor perito Agrario Bruno Pagnanelli


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21 novembre, 2011

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